“La Lamborghini distrutta è mia, mi devi 285mila euro”: il boss Esposito “lo Scognato” arrestato per estorsione

Avrebbe sostenuto che quella Lamborghini, distrutta in un incidente che l'aveva ridotta a pezzi a Coroglio, fosse la sua, e che quindi il noleggiatore avrebbe dovuto ripagargliela: prima richiesta 285mila euro, poi scesa a 100 o, in alternativa, un'Audi. È la nuova, pesante accusa che pesa sul capo di Massimiliano Esposito, attualmente detenuto in quanto ritenuto a capo del clan che porta il suo cognome e all'epoca dei fatti egemone a Bagnoli, Napoli Ovest; il boss è tra i 5 destinatari dell'ordinanza eseguita oggi dalla Polizia di Stato.
Il tentativo di truffa sull'auto a noleggio
Il primo contatto col noleggiatore, viene ricostruito nell'ordinanza sulla base della denuncia della vittima, risale all'aprile 2023, quando un uomo si presenta nell'autonoleggio di Mondragone (Caserta) per chiedere una Mercedes GLE a lungo termine. L'uomo capisce che si tratta di una truffa, ci litiga e i due vengono alle mani; lo sconosciuto gli dice di essere stato mandato da un pregiudicato di Acerra, che con questo sistema farebbe sparire le auto all'estero. Passa qualche giorno e nell'attività si presentano alcune persone in moto e auto. Il noleggiatore viene informato ma, quando raggiunge il posto, quegli sconosciuti sono già andati via. Un collaboratore gli dice che cercavano lui. Uno si sarebbe presentato come "Massimiliano Esposito di Bagnoli". L'imprenditore chiama i carabinieri, ma quegli sconosciuti sono già scomparsi.
La sera stessa, prosegue il racconto della vittima, arriva una videochiamata. E sul telefono compare il volto di Esposito. Che fa riferimento al tentativo di truffa, dice di essere lui a gestirla e vuole diecimila euro che, a suo dire, l'imprenditore aveva sottratto all'altro durante la colluttazione. L'uomo nega, alla fine però cede e consegna i soldi a un intermediario.
L'estorsione per la Lamborghini distrutta
Passano alcuni mesi ed avviene il secondo contatto. Quello per la Lamborghini. È dicembre 2023 e diverse persone si presentano nell'autonoleggio per portare una "imbasciata dallo zio di Bagnoli". Gli mostrano la foto dell'automobile, distrutta in un incidente in zona Coroglio, e gli dicono che è di proprietà di Esposito. Che, per quel danno, pretende 285mila euro, da consegnare in giornata.
Lo stesso concetto, racconta ancora la vittima, verrà ribadito durante una visita nell'abitazione di Esposito, a Bagnoli, dove sarebbe stato portato e dove avrebbe anche visto delle pistole su un tavolino. Anche in quella circostanza il boss avrebbe asserito di essere il proprietario della vettura. E lui avrebbe provato a spiegarsi: quella Lamborghini, che aveva noleggiato ad un avvocato della provincia, l'aveva presa a noleggio da un'altra società, che a sua volta l'aveva noleggiata, sempre con regolare contratto. Ma lo "scognato" non avrebbe voluto sentire ragioni: 285mila euro, da pagare dopo le festività.
Il 16 gennaio 2024 un nuovo contatto. A chiamarlo sarebbe stato Lucio Musella, all'epoca sottoposto agli arresti domiciliari, che si sarebbe presentato come nipote di Esposito e avrebbe detto che i soldi avrebbe dovuto darli a lui. L'imprenditore non avrebbe pagato nemmeno questa volta e sarebbe stato di nuovo convocato in casa del boss, che avrebbe rimodulato la richiesta: 100mila euro oppure un'Audi Rsq3.
Il raid nell'autonoleggio di Mondragone
Ad aprile 2024, l'intimidazione: tre auto con otto persone, racconta la vittima, e tra loro anche Esposito e Alessio Caruso, ovvero il giovane che già in passato lo aveva minacciato; uno dei presenti si era calato il passamontagna sul volto e lui, temendo si trattasse di un agguato, era scappato in un negozio vicino. In quella circostanza il gruppo aveva portato via l'automobile della moglie; il giorno dopo l'uomo era stato contattato ancora: per riavere l'auto avrebbe dovuto portare i soldi a Bagnoli. Lui risponde che ha già presentato denuncia per rapina e gli viene detto che gliel'avrebbero fatta ritrovare se l'avesse ritrovata; il veicolo viene recuperato il 27 aprile dai carabinieri.
L'ultimo contatto per l'estorsione, secondo il racconto del noleggiatore, risale al 27 aprile 2024: due ragazzi su un T-Max, anche loro con barbe folte come gran parte degli altri, gli dicono che "sono scaduti i termini" e di portare 60mila euro in contanti a Bagnoli entro una settimana "altrimenti ti spariamo in faccia", e di "non mettere nessuno in mezzo altrimenti dovrai cacciare il doppio".
Dalle indagini, svolte dalla Polizia, è arrivata infine l'ordinanza. Destinatari, oltre a Massimiliano Esposito e Lucio Musella (per entrambi è stato disposto il carcere), sono finiti ai domiciliari altre tre persone, accusate di avere preso parte alle minacce e alle "imbasciate" per conto dello "zio di Bagnoli": Alessio Caruso, Marco Zito e Francesco Grassi. I cinque, tutti pregiudicati, sono gravemente indiziati, a vario titolo, di estorsione, tentata estorsione e rapina, aggravati dalle modalità mafiose; nell'ordinanza il gip ha escluso, per tutti, l'aggravante della "finalità agevolatrice del clan Esposito".