La camorra stracciona del clan Sibillo: estorsioni da 7 euro alle prostitute e pizze gratis

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A cura di Nico Falco
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Il clan Sibillo si muoveva alla disperata ricerca di raggranellare denaro, anche quando si trattava di piccole somme, segno di una organizzazione in declino dopo l’arresto dei vertici: nell’ultima ordinanza è emerso che due degli indagati estorcevano denaro alle prostitute, anche somme irrisorie come dieci o sette euro.

Il clan Sibillo era ossessivamente alla ricerca di denaro. Oltre a gestire il parcheggio abusivo in Largo San Marcellino (poi passato ai Mazzarella), al racket e allo spaccio di droga come attività principali e a qualche pizza non pagata come segno di potere, non si faceva scappare nessuna occasione quando si trattava di mettere le mani su qualche spicciolo: gli affiliati estorcevano denaro anche a prostitute extracomunitarie, costrette a pagare agli emissari del clan venti, dieci o anche sette euro.

Lo racconta l'ordinanza eseguita due giorni fa, che ha portato all'arresto di 21 persone, considerate legate all'ormai ex "paranza dei bimbi": il ritratto che emerge è quello di un clan ormai disgregato e in rapido crollo, che appare ben consapevole di essere in equilibrio precario e pressato dall'avanzare del gruppo guidato da Antonio Iodice e Pietro Perez, collegati ai Mazzarella, che invece, dicono gli indagati intercettati "hanno i soldi". Questo secondo clan aveva preso il controllo del racket su Largo San Marcellino dopo l'arresto di personaggi di spicco dei Sibillo, facendosi consegnare i 400 euro settimanali dal parcheggiatore abusivo; successivamente c'era stato un accordo tra i due gruppi, che inizialmente prevedeva che i proventi venissero equamente divisi, ma poi la somma fu ripartita diversamente: 300 euro ai Mazzarella, 100 ai Sibillo.

Prostitute taglieggiate dai Sibillo per sette euro

Il reato di sfruttamento della prostituzione viene contestato a Giuseppe Gambardella e alla moglie, Carmela Napoletano, sorella di Antonio e figlia di Giosuè, il primo tra i primi reggenti della "paranza dei bimbi" (insieme ai fratelli Emanuele e Pasquale Sibillo) e l'altro tra i "papà" dei baby boss subentrati dopo l'arresto dei figli. Nell'ordinanza si ricostruisce che la donna, per conto del marito detenuto, estorceva denaro a prostitute di diversa nazionalità, spesso dovendo ritornare più volte per ottenere la somma.

I due parlano al cellulare, l'uomo in qualche modo è riuscito a farne entrare uno in carcere. Sono cifre molto basse, irrisorie. "Voglio vedere se questa prostituta è venuta che mi deve dare il 20 euro, il 10 euro", dice la donna, intercettata. In un'altra conversazione captata dagli inquirenti spiega: "Amo', una mi ha dato 7 euro, domani mi dà gli altri sette".

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