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Trasporto pubblico a Napoli

Il ricercatore di Legambiente che segue Pendolaria da anni spiega in cosa Circumvesuviana deve migliorare

Gabriele Nanni parla di stazioni abbandonate, treni fatiscenti e milioni di viaggiatori persi in dieci anni: nel 2026 però potrebbe arrivare la svolta.
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Capo cronaca Napoli
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Non sono giorni facili per la Circumvesuviana: il cambio al vertice dell'azienda di trasporti Eav con Pietro Diamantini nuovo amministratore unico, guarda al medio periodo e, inevitabilmente, il vettore su rotaia che collega Napoli e la sua provincia è ancora in crisi di operatività. Ieri mezzo disastro in zona Sorrentina, l'altroieri lo stesso. Il nuovo corso di Circum vola basso: basti pensare che ieri è entrato in esercizio il primo dei treni nuovi e l'azienda non ha fatto comunicazioni, visti i ritardi e visto anche che per ora un solo nuovo convoglio è una goccia nell'oceano di problemi.

Uno degli obiettivi politici del governatore Roberto Fico e del suo vice Mario Casillo è cancellare da Circum l'appellativo di «ferrovia peggiore d'Italia», affibbiatogli ormai da quattro anni dal rapporto "Pendolaria" di Legambiente, dettagliatissimo dossier che ogni anno fa il punto sul trasporto pendolare in Italia.

A Fanpage Gabriele Nanni, Senior Project Officer dell'Ufficio Scientifico nazionale di Legambiente, curatore di Pendolaria, spiega quali sono i punti di caduta di Circumvesuviana e cosa andrebbe fatto, subito, per dare l'idea dell'inizio di un cambiamento in positivo: «La rete delle ex Circumvesuviane in Campania – spiega  – è purtroppo da tanti anni ai primi posti delle linee peggiori del Rapporto Pendolaria per motivi evidenti a chi la frequenta ogni giorno: stazioni abbandonate, corse soppresse, treni fatiscenti. Un sistema che ogni giorno nega diritti fondamentali a partire da quello alla mobilità, e che di conseguenza limita drasticamente le opportunità di un'ampia porzione di persone (parliamo di temi fondamentali quali ad esempio lo studio e la salute)».

I numeri di chi non prende più la Circum sono chiari: «Si tratta di una situazione confermata dall’emorragia di passeggeri a cui abbiamo assistito negli ultimi 10 anni, con 13 milioni di viaggiatori giornalieri». E come si fa ad invertire la rotta? Spiega Nanni: «Bisogna partire dai pezzi fondamentali del mosaico, ossia gli investimenti su infrastrutture e materiale rotabile, annunciati e attesi da anni. Il rinnovo della flotta dei treni, tra i più anziani d'Italia, porterebbe immediatamente ad un miglioramento dell'affidabilità, quindi con meno guasti, rotture e conseguenti ritardi. I nuovi convogli aumenteranno anche il confort, ad esempio in estate grazie all'aria condizionata, mentre un investimento importante deve riguardare le stazioni, molte delle quali sono impresenziate e in stato di abbandono».

Un pizzico di speranza per la seconda metà di quest'anno c'è: «Purtroppo, finora, sono stati tanti i rinvii rispetto all'immissione di treni nuovi – conclude il ricercatore – ma il 2026 potrebbe rappresentare una vera svolta viste le decine di cantieri sull'infrastruttura e le consegne dei treni attese per i prossimi mesi».

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