Fruttivendolo ucciso a Ponticelli: ipotesi vendetta trasversale per l’arresto di Roberto Mazzarella

Cinquantuno anni, un lavoro come fruttivendolo nel Centro Agroalimentare di Napoli, a Volla, che mostrava anche nei suoi video su TikTok. Dal profilo di Antonio Musella, ucciso nella notte a Ponticelli, Napoli Est, non sembra emergere nulla che possa portare a una dinamica del genere: lo hanno aspettato sotto casa e gli hanno sparato appena è salito sul furgone, quando stava per andare a caricare la merce per poi allestire il banco che gestiva da trent'anni e con cui si guadagnava da vivere.
L'agguato è andato in scena in via Cupa Vicinale Pepe, nel rione Lotto 6 del quartiere della periferia orientale di Napoli; il 51enne è morto poco dopo, nell'Ospedale del Mare. Le indagini sono in carico alla Squadra Mobile di Napoli (dirigente Mario Grassia), sul posto è intervenuta la Scientifica per i rilievi e sono state acquisite le registrazioni di alcune telecamere di sorveglianza e i tabulati telefonici della vittima. Le indagini, come avviene in questi casi, partono dal profilo della vittima: qualche precedente di polizia, non associativo e risalente a parecchi anni fa, ma nessuna frequentazione "scomoda" di oggi.
Ma gli investigatori si concentrano su una parentela. Un legame familiare che, in ambienti di camorra, può risultare una condanna a morte. Anche per chi non fa parte di quel mondo, per chi ne ha preso le distanze e non si è mai lasciato coinvolgere. Musella è, infatti, il cognato di Ivan Maione, legato al clan Rinaldi, e quindi è imparentato con Vincenza Maione e Gabriella Onesto, che facevano parte delle "pazzignane", il gruppo di camorra che, quasi dieci anni fa, formò un cartello unico coi Rinaldi, gli Aprea e i Minichini-De Luca Bossa e si contrappose ai De Micco-Mazzarella, il clan attualmente egemone a Ponticelli.
E c'è un motivo che potrebbe avere riportato "di attualità" quei vecchi rancori. Il fratello di Ivan Maione, Antonio, incensurato ed estraneo a logiche criminali, era stato ucciso nel 2000 come vendetta trasversale per l'omicidio di Salvatore Mazzarella (anche lui ritenuto non affiliato alle attività criminali della famiglia); ad uccidere Maione sarebbe stato Roberto Mazzarella, figlio di Salvatore. Un omicidio che è valso l'arresto per il boss, scovato, da latitante, in un resort di Vietri il 4 aprile scorso. E l'ordinanza è arrivata proprio grazie alle dichiarazioni di Luisa De Stefano, la boss delle pazzignane, che dallo scorso anno è diventata collaboratrice di giustizia, e di suoi figlio, Tommaso Schisa, che aveva intrapreso quella strada nel 2019.