Droga, appalti pilotati ed estorsioni: condannati boss e gregari del clan D’Alessandro di Castellammare

Si chiude con la condanna per tutti i dieci imputati il processo contro il clan D'Alessandro di Castellammare di Stabia; alla sbarra boss e gregari del gruppo criminale, a cui la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli (pm Giuseppe Cimmarotta e Francesco De Falco) contestava infiltrazioni negli appalti pubblici (Comune e Asl), estorsioni, il possesso di armi e il traffico di droga. La pena più alta a Pasquale D'Alessandro, ritenuto boss del clan: 12 anni e 2 mesi di reclusione.
La sentenza è stata emessa ieri, 16 giugno, dal gip Francesco Guerra, al termine del processo, che si è svolto con rito abbreviato: 7 anni e 8 mesi a Michele Abbruzzese, indicato come il cassiere del clan; 12 anni a Paolo Carolei, reggente del clan; 4 anni a Giovanni D'Alessandro; 12 anni e due mesi al boss Pasquale D'Alessandro; 12 anni a Vincenzo D'Alessandro, fratello del boss e reggente del clan; 6 anni e 8 mesi a Biagio Maiello, l'uomo di fiducia del boss; 8 anni e 4 mesi a Massimo Mirano, che si occupava del traffico di stupefacenti per conto dell'organizzazione criminale; 7 anni e 8 mesi a Giuseppe Oscurato, considerato il braccio destro del boss e lontano parente di un ex consigliere comunale di Castellammare di Stabia; 10 anni e 4 mesi a Antonio Salvato, che si occupava delle estorsioni; 6 anni, 10 mesi e 20 giorni all'imprenditore Catello Iaccarino, che nelle ultime elezioni amministrative si era candidato.
L'operazione contro la camorra stabiese risale al novembre 2025; in quella circostanza il blitz vide in campo la Polizia di Stato (Sisco, della Squadra Mobile di Napoli e del commissariato di Castellammare di Stabia). Al termine del processo il giudice ha accolto sostanzialmente le richieste formulate dalla Procura Antimafia (il sostituto procuratore De Falco) al termine della sua requisitoria.