Allo stato attuale, non c'è motivo di cambiare lo scenario di rischio dei Campi Flegrei, né esiste rischio di evacuazione per la popolazione. Lo ha detto Angelo Borrelli, capo del Dipartimento di Protezione Civile nazionale, durante il vertice, voluto dal Comune di Pozzuoli, per discutere dello stato del supervulcano attivo – considerato tra i più pericolosi al mondo – e dell'evoluzione del fenomeno del bradisismo. Insieme a Borrelli, al vertice partecipano anche gli esperti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, in particolar modo quelli dell'Osservatorio Vesuviano, apparato che si occupa appositamente dell'area della provincia di Napoli, riconosciuta proprio dall'Ingv come la zona vulcanica e sismica più pericolosa al mondo. Il capo della Protezione Civile Borrelli ha anche dichiarato che, in autunno, si svolgerà una nuova esercitazione di evacuazione, che si avvarrà anche delle tecnologie più moderne in questo campo.

È proprio l'evacuazione della zona a rischio, l'intera caldera, che comprende l'area flegrea e gran parte della periferia occidentale di Napoli, uno dei problemi principali dei Campi Flegrei, ma non solo. Le dichiarazioni di Giuseppe De Natale dell'Ingv che, come citato poc'anzi, indicava come la provincia di Napoli come l'area vulcanica più pericolosa al mondo, derivano principalmente dall'alta densità abitativa nella caldera dei Campi Flegrei e alle pendici del Vesuvio: circa tre milioni di persone, nell'area del Napoletano, vivono infatti a meno di 20 chilometri da una possibile bocca vulcanica. "In queste aree si deve poter lavorare, fare turismo, cultura e svago; ma stabilendo residenza permanente al di fuori di esse. Solo in tal modo è ipotizzabile predisporre Piani di Evacuazione programmata, in caso di chiari segnali pre-eruttivi, che possano funzionare sia in termini logistici sia economici" ha dichiarato De Natale.