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Rapina in banca a Napoli

Alla rapina della Crèdit Agricole di Napoli difficilmente sapremo davvero quanto è stato rubato

Soldi, titoli, assegni o gioielli, ma sui contenuti delle cassette rubate esiste l’anonimato assoluto. Resta in piedi l’ipotesi di un furto mirato, i ladri non hanno preso tutto.
A cura di Antonio Musella
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Le cassette derubate alla Credit Agricole a Napoli, aperte a "macchia di leopardo"
Le cassette derubate alla Credit Agricole a Napoli, aperte a "macchia di leopardo"
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La rapina alla filiale della Crèdit Agricole di piazza Medaglie d'Oro a Napoli si è già inserita nel solco delle "rapine del secolo", generando suggestioni e fantasie spesso lontane dai fatti accertati o dalle evidenze con cui i carabinieri che stanno svolgendo le indagini si trovano davanti. Tra tanti lati oscuri ed inquietanti del colpo grosso alla banca del Vomero, c'è sicuramente un aspetto che resterà un mistero: quanto è stato rubato esattamente? Intendiamo quanto, "veramente", è stato rubato. Già perché ancora oggi la quantificazione del furto è di difficile definizione.

Il motivo è semplice, non sono stati portati via i soldi del caveau, sempre di meno nelle filiali moderne, bensì sono state trafugate alcune cassette di sicurezza, una cinquantina per l'esattezza. Non tutte, e questo è importante sottolinearlo, ma alcune. Cosa c'era davvero all'interno, non lo sapremo mai, o almeno non con riscontri che richiamino alla formula "dell'oltre ogni ragionevole dubbio". Ci saranno le testimonianze dei titolari delle cassette, che dichiareranno cosa c'era dentro ed il valore stimato, ma in nessuno modo si potrà avere un riscontro oggettivo. Per capirne di più su come funziona il sistema delle cassette di sicurezza e cosa ci finisce dentro, abbiamo parlato con una fonte che lavora in un grosso istituto bancario, diverso dalla Credit Agricole, che per molti anni è stato responsabile proprio delle cassette di sicurezza.

Soldi, assegni, titoli e oro: cosa c'è nelle cassette di sicurezza

Innanzitutto va chiarito chi sono i titolari delle cassette di sicurezza. "Iniziamo con una precisazione – ci dice la nostra fonte – le filiali che hanno le cassette di sicurezza a Napoli, ma anche in altre grandi città, sono davvero poche. Le cassette si riservano ad una clientela selezionata, che magari ha già un conto corrente ed è un cliente economicamente e finanziariamente solido, non si danno certo a tutti". In molti casi quando un cittadino normale si reca ad una filiale, che ha le cassette di sicurezza, a chiedere di poterla affittare, per un prezzo molto contenuto, meno di 100 euro all'anno, si sente rispondere che è tutto pieno. "Si dice per scoraggiare e per tenere sempre a disposizione di potenziali clienti di alto livello una cassetta". Una clientela facoltosa quindi, di alto livello che può utilizzare le cassette anche come parte di deposito delle proprie economie.

"Dentro ci sono soldi liquidi innanzitutto – ci dice la nostra fonte – sono i provenienti dei professionisti e commercianti principalmente, magari non tutto è tracciato. Poi c'è l'oro, che ha un valore sempre crescente, gli orologi come i Rolex, gioielli, ma anche titoli al portatore o assegni post datati (quindi non legali ndr) che vengono emessi a garanzia dei futuri pagamenti di fatture emesse". Soldi liquidi, ricordi di famiglia, ma anche assegni post datati. Insomma, quello delle cassette di sicurezza può essere limpidissimo, con i titolari che conservano ricordi di famiglia, orologi o regali in oro di battesimi e comunioni, ma può anche essere non limpidissimo. Ogni volta che un cliente preleva la cassetta deve registrarsi su un apposito registro, dove viene segnata l'ora dell'accesso. Viene accompagnato a ritirare la cassetta e da lì può andare in una stanza chiusa e riservata dove può aprirla da solo e senza essere visto da nessuno. "Le serrature delle cassette sono due, la prima chiave è quella della banca ed è uguale per tutte le cassette, la seconda invece è unica per il cliente, non c'è alcuna possibilità di fare delle copie. Tanto che se un cliente muore, gli eredi devono chiedere l'autorizzazione alla banca a forzare la cassetta per accedere ai beni contenuti all'interno. La chiave è esclusivamente personale". La banca quindi ha una sola chiave valida per tutte le cassette, a fare la differenza è la chiave del cliente che è unica e sola.

Le altre cassette svaligiate
Le altre cassette svaligiate

Le cassette bancarie e la garanzia della riservatezza

Non c'è nessun registro, nessun documento, nessuno file dove viene riportato il contenuto di una cassetta di sicurezza. L'anonimato è praticamente assoluto, ed è garantito dalla legge. Ed è questa la motivazione principale che ci porta a dire che non avremo mai la certezza di quanto è stato rubato davvero alla rapina della banca di Piazza Medaglie d'Oro. "Mi è capitato che un ex appartenente alle forze dell'ordine ci tenesse una pistola, regolarmente dichiarata. Questo per spiegarvi che davvero il contenuto può essere di ogni tipo" ci spiega la nostra fonte. Ma un cliente ogni quanto accede alla sua cassetta di sicurezza? Qui le cose cambiano da cliente a cliente e non è secondario il tipo di attività che si fa. "Ho visto clienti venire una volta all'anno, altri addirittura una volta ogni tanto, capitava di vederli ogni due o tre anni, anche se erano correntisti e quindi si vedevano in banca lo stesso. Poi però c'era anche chi accedeva alla cassetta praticamente tutti i giorni". Questa circostanza, spiegata dalla fonte, rende l'idea di una parte delle clientela che evidentemente ha bisogno di mettere qualcosa nella cassetta di sicurezza quotidianamente. Soldi? E' probabile. Dicevamo dell'accesso esclusivo e personale: la chiave può essere usata solo dal titolare senza possibilità di delega e addirittura non si può ereditare. "Io ho assistito più volte alla forzatura di una cassetta di sicurezza, avveniva quando il titolare perdeva la chiave o quando gli eredi dovevano accedervi dopo il decesso del cliente" ci dice la fonte. E se si è assistito all'apertura forzata, allora è possibile anche quantificare quanto tempo ci vuole. "Non si usa un cacciavite, ma si usa un oggetto in ferro particolare, più simile alla punta di un trapano, che serve per sfilare la serratura. Bisogna fare una leva e per questo motivo ci si appoggia alla cassetta accanto". Quest'ultima particolarità è molto rilevante. "Ci si impiega non più di 5 minuti, se si vuole fare un lavoro che non danneggi l'involucro della cassetta ma solo la serratura, questo vuol dire che un rapinatore invece può impiegarci anche un po' meno". I banditi quindi, se esperti, avrebbero impiegato anche meno di 5 minuti per aprire ogni cassetta.

Il furto a "macchia di leopardo" e la similitudine con il colpo di Carminati

Le immagini diffuse dai Carabinieri dell'interno del caveau ci danno la possibilità di analizzare come hanno agito i banditi. Il video inquadra dapprima un "muro" di cassette di sicurezza contraddistinte dalla lettera "N" scritta in rosso, sulla sommità. Su quella parete non è stata aperta nemmeno una cassetta di sicurezza, sono tutte chiuse. Il video prosegue mostrando il corridoio dove invece i ladri hanno svaligiato le cassette di sicurezza. Si vedono solo quelle sulla stessa parte sul muro a sinistra, ma non sono state aperte in sequenza ma "a macchia di leopardo". Qualcuna si, qualcuna no. Guardando bene il video e le foto diffuse, è possibile vedere che alcune cassette hanno addirittura la linguetta che copre le due serrature alzata. In pratica i ladri non hanno nemmeno provato ad aprirle. "Se ne sai aprire una, con metodo, le sai aprire tutte – ci dice la fonte – la possibilità che qualcuna non si apra è davvero remota". Questo vuol dire che le cassette sono state scelte. Non tutte e nemmeno vicine. Ma alcune specifiche. Per scassinarle è necessario fare una leva che aiuti l'attrezzo a tirare via la serratura e quindi è necessario appoggiarsi alla cassetta accanto, per questo il modo più rapido di scassinare le cassette è quello di aprirle in serie in orizzontale, una dietro l'altra. "Dalle immagini diffuse è evidente che hanno deciso quale scassinare e quale no, sono in posizioni diverse, ci sono delle file in cui sono aperte due cassette non consecutive e il resto non sono state nemmeno toccate".

È una circostanza evidente, addirittura, come si vede dalle immagini diffuse dalle forze dell'ordine, in alcune file orizzontali, accanto alle cassette aperte ci sono alcune con le linguette che coprono le serrature alzate. Le immagini della rapina alla banca di piazza Medaglie d'Oro sono terribilmente simili ad un'altra rapina alle cassette di sicurezza, quella messa a segno da una banda guidata da Massimo Carminati nel 1999. All'epoca furono svaligiate le cassette di sicurezza della filiale della Banca di Roma all'interno del Tribunale di Piazzale Clodio nella capitale. Anche in quel caso furono scassinate "a macchia di leopardo". Quella rapina passò alla storia perché tra i rapinati c'erano giudici e avvocati che nelle cassette avevano documenti molto importanti.  Tra loro, come scoprì un'inchiesta di Lirio Abbate, anche il giudice Domenico Sica, titolare di inchieste scottanti come quelle sul caso Moro, sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e sull'omicidio del banchiere Michele Sindona. Sica aveva due cassette di sicurezza nella filiale e dichiarò agli inquirenti che dentro non c'era nulla. Chi può contestare il contrario? Nessuno. La similitudine tra le due rapine non deve portare a facili semplificazioni, non ci sono elementi concreti, fino a questo punto, che possano definire la rapina del Vomero come un tentativo di rubare dossier e documenti. La similitudine resta solo sul metodo usato. Di certo però l'ipotesi che i banditi conoscessero esattamente quali cassette svaligiare, magari perché sapevano che erano le più preziose, resta assolutamente un'ipotesi percorribile. Il bottino invece resterà incerto, ci sarà sicuramente prima o poi una versione ufficiale del valore di ciò che è stato rubato secondo le testimonianze dei titolari delle cassette, ma resterà una versione senza riscontro oggettivo.

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