"Sogno di tornare sindaco di Riace e che il mio paese possa vincere il Premio Nobel per la Pace: credo di aver subito un'ingiustizia". A parlare, in un'intervista rilasciata all'Ansa, è Mimmo Lucano, primo cittadino del comune calabrese diventato negli ultimi anni uno degli esempi virtuosi di accoglienza e solidarietà, e per questo dapprima arrestato, poi destinatario di un divieto di dimora proprio a Riace, con le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e affidamento fraudolento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti a due cooperative della zona. All'agenzia stampa Lucano dice di essere molto rammaricato per quella che ritiene sia una forma di punizione per il modello di convivenza civile che è stato in grado di praticare, ma di avere comunque fiducia nella giustizia e in una rapida conclusione della vicenda. E rivela di avere ricevuto una chiamata dal celebre regista tedesco Wim Wenders, intenzionato ad intervistare lui, il Papa e un giovane rifugiato afgano.

"Mi auguro che si possano risolvere nel più breve tempo possibile gli ultimi problemi legati alla misura cautelare che non mi consente di tornare a Riace e spero di poter indossare di nuovo la fascia di sindaco per riscattarmi e anche per un fatto morale", dichiara Lucano, che dopo essere stato sospeso dall'incarico istituzionale che ricopriva ha dovuto lasciare Riace e vive nel vicino comune di Caulonia. Da mesi si moltiplicano però in tutta Italia attestati di stima e solidarietà nei suoi confronti, e paradossalmente il "Modello Riace" sembra non essere mai stato così noto: "E' una terra che, nonostante i suoi problemi, ha aperto le porte lanciando un forte messaggio di umanità e speranza", dice Lucano, che arriva a sperare che la proposta di assegnare a Riace il Premio Nobel per la Pace possa andare a buon fine. "Sarebbe – aggiunge – un premio a chi non si rassegna all'egoismo, all'odio razziale e alle discriminazioni". Lucano ha ribadito che non è intenzionato a candidarsi alle elezioni Europee, ma che il suo posto è là, vicino alla sua gente.

"Il mio stato d'animo – racconta – muta continuamente. Vivo spesso momenti di tristezza e di sconforto per l'ingiustizia subita, ma mi invitano ovunque per raccontare la storia della mia terra e questa è la cosa che mi gratifica di più". Si sente vittima di un processo politico? "Non voglio cercare giustificazioni – risponde – ma credo che l'attuale periodo influenzi notevolmente quello che sta accadendo a tutti i livelli".