Un educatore di una comunità: “Tutore legale a 1800 euro, altri colleghi prendono meno. Come si fa a Milano?”
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"Per il lavoro che facciamo e le responsabilità che abbiamo, guadagniamo molto poco": è così che si conclude la telefonata con Francesco, educatore e coordinatore di una comunità di minori che opera a Milano. A Fanpage.it ha spiegato di lavorare in "un'isola felice" che aperta da 44 anni e che rispetta alla lettera quanto previsto dal contratto collettivo nazionale Uneba, anzi ha previsto anche super minimi di contrattazione privata, ha riconosciuto una sanità integrata e un piano Welfare. Nonostante questo, lo stipendio di Francesco e degli educatori che lavorano con lui resta basso sia per la tipologia di mestiere che i costi di Milano. E se la sua esperienza è da considerarsi "positiva", quella di tanti altri che lavorano in altre realtà è, a questo punto, inimmaginabile.
"I contratti del sociale hanno la possibilità di applicare quella che, volgarmente, è definita "notte passiva", che in realtà una sorta di reperibilità interna", ha raccontato a Fanpage.it. Si tratta di un turno notturno che è svolto all'interno di una comunità o casa di riposo, durante il quale il lavoratore, pur essendo presente sul posto e reperibile per emergenze, è autorizzato a dormire.
Solitamente la "notte passiva" è spesso liquidata con un forfait. Molti, tra lavoratori del settore e associazioni, sono critici con questa misura. Tra questi, c'è anche Francesco: "Oltre alle 38 ore di lavoro settimanali, gli educatori fanno una o due notti pagate a gettone. Parliamo di 30 euro circa di reperibilità interna, che in teoria dovrebbe essere pagata nel momento in cui lavorano. In pratica è solo un modo per fare straordinari, ma sottopagati".
Francesco ha però precisato che "nella comunità per la quale lavoro invece ‘le notti passive' non esistono. Abbiamo la ‘notte attiva'". A differenza di quella passiva, non è prevista la possibilità di dormire all'interno della comunità. Essendo vigile e operativo, l'educatore è pagato al 100 per cento e come se fosse in un normale turno di lavoro. Di conseguenza, considerato che le ore vengono svolte in orario notturno, è prevista una maggiorazione.
L'educatore ha rimarcato che nel suo caso specifico "il contratto è rispettato. Abbiamo la sanità integrata, un welfare aziendale. Abbiamo una serie di strumenti che gli altri non hanno. Nonostante tutto, il nostro stipendio è comunque basso rispetto al costo della vita di Milano. Lo stipendio di un educatore, che lavora 38 ore settimanali con le notti e per 365 giorni l'anno, è di circa 1600 euro al mese. Io sono coordinatore e tutore legale dei minori che passano dalla nostra comunità. Ho responsabilità importanti e comunque percepisco 200-250 euro in più degli educatori che coordino".
E paradossalmente la sua è da considerarsi una situazione fortunata. E il motivo ce lo spiega lui stesso: "Rispetto ad amici e colleghi che svolgono il mio stesso lavoro, guadagno 200 euro in più di quello che guadagnano loro. Lo stipendio medio è molto più basso". È normale quindi chiedersi se già con 1800 euro è praticamente impossibile vivere a Milano, chi ne guadagna molto poco come fa? Eppure queste situazioni esistono e riguardano più settori.
"Noi abbiamo il contratto Uneba. Nessuno delle persone che lavora con me, nella comunità, è sottolivellato. Abbiamo inoltre qualche super minimo di contrattazione privata e un piano welfare, che arriva a 250 euro in più all'anno. Non siamo messi male rispetto ad altri che lavorano in altre comunità, ma per il lavoro che facciamo e le responsabilità che ci sono, prendiamo molto poco", ha concluso.