Comunali a Milano, Ascioti (Azione): “Niente primarie, ci confronteremo con chi vince sulla visione della città”
"Credo che sia opportuno congedarsi da questo sistema di nomi. Non ne faremo assolutamente una questione di nomi o di persone, ma di visione della città": a dirlo a Fanpage.it è Francesco Ascioti, segretario di Azione a Milano relativamente alla scelta di un candidato per le elezioni amministrative che interesseranno Milano la prossima primavera. Ascioti conferma che Azione non parteciperà alle primarie con un proprio candidato e che, una volta che queste consultazioni decreteranno il vincitore, ci si confronterà "per capire se questo nostro progetto sia compatibile con quella che sarà la figura che eventualmente vincerà le primarie".
Il Toto-nomi di questi mesi è stato positivo per il dibattito o ha creato confusione tra i cittadini?
Sarebbe sempre meglio che le forze politiche si concentrassero sui progetti per Milano considerata l'importanza della città nel panorama internazionale. Ogni forza politica dovrebbe spiegare che visione ha per l'urbanistica, per la mobilità, per la sicurezza, per il ceto medio, per il costo della vita.
C'è il tema degli studentati che è enorme, ma la cosa più grave è che oggi chi lavora a Milano non ci può vivere. Bisognerebbe prima concentrarsi sui progetti, poi sulle candidature. Queste dovrebbero arrivare quando si hanno delle idee, quando si hanno dei progetti che si possono presentare con chiarezza.
Azione sembra però appoggiare molto la candidatura di Calabresi. Facile immaginare che non siate favorevoli a eventuali primarie di coalizione o le vedreste con favore?
Siamo una forza politica terza a livello nazionale: non facciamo parte né del centrosinistra né del centrodestra. Considerata questa nostra collocazione, non parteciperemo alle primarie.
Quindi appoggerete una o l'altra coalizione sulla base del candidato che verrà scelto? Se quella di centrosinistra dovesse esprimere un candidato con posizioni più radicali, penso al posizionamento di Majorino su alcune questioni rispetto a Calabresi, cosa farete?
Credo che sia opportuno congedarsi da questo sistema di nomi. Noi non ne faremo assolutamente una questione di nomi o di persone, ma di visione della città. Abbiamo un'idea sull'urbanistica, sulla mobilità, sulla sicurezza, sul costo della vita. Ci confronteremo per capire se questo nostro progetto sia compatibile con quella che sarà la figura che eventualmente vincerà le primarie.
D'altro canto, l'ultima polemica sull'urbanistica non l'abbiamo fatta noi: c'è stato un momento nel quale il sindaco di Milano e Pierfrancesco Majorino hanno dibattuto pubblicamente su questioni fondamentali legate a questo tema.
Non è un problema di donne o uomini che si candidano come sindaco di Milano, ma di capire se c'è o meno compatibilità con la nostra visione di città. Anche l'accordo con Silvia Salis a Genova è nato su queste basi. Azione ha aderito alla coalizione sulla base di un programma condiviso con la candidata e la coalizione. Questa era eterogenea perché c'erano dei punti di contatto molto forti sulle tematiche.
In questa fase in cui non parteciperemo alle primarie, dedicheremo l'inverno a creare punti di ascolto in città – in particolare tra novembre e gennaio – che spero abbiano successo. Durante questi incontri, dobbiamo raccontare, ma anche ascoltare e imparare. Spero che ci aiutino a rafforzare la nostra visione di città sui singoli temi.
Parliamo allora di visione di città e quindi di programma. Qual è la vostra proposta?
Sulla questione casa abbiamo accolto positivamente l'iniziativa dell'assessore Emmanuel Conte, che ha presentato il piano con cui è nata la società della Casa e cioè un'azienda partecipata tra il Comune e altri enti pubblici riconducibili al Comune, che ha l'obiettivo di acquistare e riqualificare immobili che poi vengono messi sul mercato con prezzi accessibili, lontani da logiche di mercato.
L'edilizia popolare è assolutamente fondamentale e su questo Regione Lombardia ha delle responsabilità devastanti su come è stata mal gestita.
La crisi di Milano è però la crisi del ceto medo, che non ce la fa più. Faccio riferimento a quella classe media che, venti anni fa, stava bene. Andava all'università senza problemi, aveva figli a cui poteva consentire qualunque cosa. La fascia del bisogno è oggi aumentata e questo è drammatico.
La nostra visione di città è rivolta alla vastità di persone, professionisti, che lavorano in questa città e che oggettivamente non ce la fanno. Vogliamo aiutare chi fa fatica. Dopodiché non c'è sindaca o sindaco di Milano che potrà risolvere il problema degli stipendi perché il costo della vita è connesso al fatto che in Italia gli stipendi sono quelli di 35 anni fa.
Chiaro, però negli appalti pubblici delle misure, seppur limitate, potrà comunque prenderle.
Sì, certo. Infatti eravamo tra coloro che hanno aderito alla proposta del salario minimo milanese. Appoggiamo tutto ciò che va nella direzione della tutela e della dignità del lavoro e delle giuste paghe. Bisogna però chiedersi, quando un ragazzo di 22 anni diventerà indipendente? Chi sa rispondere a questa domanda in Italia? La classe politica è in grado di dare una risposta a questa domanda, di trovare una soluzione?
Il nuovo sindaco potrà sollecitare l'apertura di un grande tavolo nazionale di discussione con il Governo e con Regione Lombardia su questi temi? Penso di sì.
Sicuramente poi si può continuare a lavorare sugli alloggi popolari, alcuni dei quali sono MM e quindi la gestione è in capo al Comune. In questi anni, tutto quello che è stato fatto sull'edilizia popolare è relativo alla piccolissima manutenzione. Ci sono molti alloggi che non sono in condizioni degne ed è qui che, secondo me, le Istituzioni hanno perso dignità.
L'estate appena conclusa, ci ha fatto fare i conti con le elevate temperature. La situazione è destinata a peggiorare di anno in anno. Sul tema ambientale e verde si discute molto a Milano soprattutto collegato a questioni come l'Area B e C o le ciclabili. Come dovranno essere affrontati questi temi con la nuova giunta?
Bisogna prendere atto del fatto che siamo in una situazione completamente emergenziale. Purtroppo se non ci dedichiamo a salvare il pianeta, l'emergenza non finirà mai. C'è un problema di efficientamento energetico delle nostre infrastrutture e di ciò che, alla fine, oltre agli autoveicoli, inquina in maniera importante.
Credo che la risposta vada cercata nel pubblico: bisogna incentivare la rete capillare pubblica di trasporto se vogliamo dimostrare ai cittadini che possano lasciare l'auto a casa. Dobbiamo essere nelle condizioni di portare i cittadini ovunque.
Avevamo fatto una proposta, che non è stata presa in considerazione, di investire sui parcheggi di interscambio che a Milano sono diversi; ma che non hanno il giusto investimento infrastrutturale. Se un cittadino sa di poter lasciare la sua automobile in un luogo in cui sa di poter trovare tutto, è più tranquillo e non sente il bisogno di entrare con la propria auto a Milano.
Il settore pubblico deve nettamente migliorare la propria offerta per rendersi un'alternativa di grande credibilità per il cittadino.
Il tema dei trasporti pubblici è sempre collegato a quello del caro vita. Atm ha spiegato che vi è una difficoltà a trovare conducenti proprio a causa del costo della vita a Milano.
Non c'è alcun dubbio, però bisogna mettersi una mano sul cuore e chiedersi in che modo, negli ultimi dieci anni, gli enti centrali abbiano aiutato i Comuni. Probabilmente in nessun modo. Anzi, penso che il Comune di Milano, in questi anni, abbia fatto un percorso molto virtuoso nella riduzione del debito.
Sono d'accordo che chiaramente ci siano problemi oggettivi nelle partecipate, che devono essere messe nelle condizioni di poter migliorare il servizio. Noi stiamo proponendo che la metro resti aperta fino alle due di notte, che è un'iniziativa più per i giovani.
Infine per quanto riguarda il verde pubblico, ci sono alcuni esperimenti in Europa molto interessanti. A Barcellona, per esempio, sulla piantumazione stanno accadendo cose importanti. Bisogna insistere fortemente sull'aumento del verde perché è un mezzo di contrasto reale per la diminuzione delle temperature.
Se dovesse sintetizzare in uno slogan il progetto di Azione per la Milano dei prossimi cinque anni, quale sarebbe?
Sono un triste avvocato civile. La creatività comunicativa non è forse il mio forte. Sono molto legato all'idea di una città accessibile perché la Milano dei super ricchi non ci piace e non ci interessa. Ci interessa la Milano degli studenti che possono venire qui serenamente, dei lavoratori che possono restare, delle giovani coppie e dei professionisti.
C'è una frase molto bella di Indro Montanelli: "Milanesi non si nasce, milanesi si diventa". Allora se milanesi si diventa, vuole dire che studio, lavoro e che devo vivere a Milano.
Anche perché il rischio è che poi diventi una città vetrina e quasi solo per turisti. Tutti i settori sono investiti da una difficoltà di personale. Pensiamo all'appello del presidente del Tribunale di Milano di qualche settimana fa, ma anche agli insegnanti o agli infermieri. Il rischio è che diventi solo la città dei fondi internazionali.
Sono fra quelli che pensa che le scuole non dovrebbero mai chiudere. Il 3 giugno una famiglia si ritrova abbandonata a se stessa per tre mesi. Tranne qualche oratorio virtuoso, non esiste un servizio pubblico che aiuti i genitori. Quindi bisogna avere molto denaro per andare in strutture private di qualunque genere. Non può essere tutto a pagamento. Devono esistere servizi a disposizione delle famiglie con persone che, ovviamente, vanno pagate: è necessario ristrutturare il servizio pubblico investendo sulla qualità del servizio.
Mi rendo conto che le risorse sono scarse e che per questa proposta servano tanti soldi. Bisogna però capire come le risorse che si hanno a disposizione vengono allocate, bisogna fare delle scelte e degli investimenti.
La politica non può moltiplicare le risorse, però credo che tantissime le investa male. Questo vale meno per l'ente comunale, un po' di più per quello regionale e tantissimo per il governo centrale. Bisogna allocare meglio le risorse esistenti per venire incontro alle esigenze delle famiglie e delle persone.