“Sono precario e senza stipendio per tre mesi, per un contratto serve pagare corsi privati”: la storia di un docente
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Studiare anni per iniziare a insegnare, essendo costretti a studiare ancora, a fare corsi e progetti di specializzazione, con un contratto precario, mensilità non riconosciute, il costo della vita sempre più alto e tutto a proprie spese. È la situazione che sta affrontando Marco (nome di fantasia), docente in Brianza, ma che più in generale coinvolge tutti i nuovi docenti e il sistema dell'istruzione scolastica in Italia.
"Sono precario dalla laurea, dal 2012 – esordisce Marco a Fanpage.it -. Ho iniziato a lavorare come insegnante di educazione fisica alla scuola primaria con un contratto a tempo determinato, da esterno, grazie ai fondi con cui il Ministero finanziava il Coni", con la promessa che quegli anni di servizio "ci sarebbero stati riconosciuti". Il suo contratto ha durata fino al 30 giugno, "ciò vuol dire che siamo scoperti per tre mesi, fino a ottobre". Da quando ha iniziato a lavorare Marco è costretto a chiedere la Naspi: "Sono anni che vado avanti così, non è normale". L'unico modo per uscire da quella situazione sarebbe stato entrare nelle graduatorie di ruolo, che consento di avere un contratto ordinario. "Io però non ci sono riuscito, e dal 2014 al 2018 mi sono trasferito in Francia. Quando sono tornato in Italia, ho ripreso dallo stesso punto in cui ero fermo da danni".
Per essere riconosciuto come professore ordinario è necessario svolgere un "corso di abilitazione che dura sei mesi". Da lì c'è la distinzione fondamentale: "La prima fascia, gli insegnanti di ruolo, la seconda fascia, quelli precari. Le cattedre vengono assegnate ai docenti in prima fascia e poi, in base ai posti scoperti, a quelli in seconda". A Milano – ma più in generale in Lombardia – c'è più richiesta di cattedre, ed è per questo che Marco ha scelto di lavorare al Nord. Ma il costo della vita è più alto, e gli stipendi sono sempre uguali. "Al Sud il costo della vita è più basso, ma ci sono meno posti. Io lavoro in Brianza. Culturalmente è una città bellissima, ma riesco a malapena ad andare avanti nella mia situazione". In alternativa, è possibile entrare in graduatoria anche come insegnanti di sostegno: "Un anno faccio l'insegnante di educazione fisica, l'altro quello di sostegno. Lo faccio anche se non ho corsi specialistici, perché altrimenti non lavorerei".
Nelle bande di scorrimento, infatti, molti posti residui vengono assegnati anche se i soggetti interessati non sono specializzati. Quest'anno Marco non è stato nemmeno chiamato dalle graduatorie: "Mi hanno detto che dovrei fare ancora più corsi privati per scalare le graduatorie e avere un punteggio più alto. Non è accettabile. Sono anni che faccio questo lavoro e non è dignitoso essere costretti a spendere dei soldi per sperare di avere il posto". Poi ha concluso a Fanpage.it : "Chiedo solo di fare il mio lavoro con serenità e dignità, nient'altro".