(Immagine di repertorio)
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Tra le conseguenze della pandemia da Covid-19 c'è sicuramente l'aumento della povertà. Emblematiche sono le immagini, circolate in questi giorni, che mostrano centinaia di persone in fila fuori dalla sede di Pane Quotidiano – onlus famosa per distribuire pacchi alimentari a chiunque ne abbia bisogno – in viale Toscana a Milano. Fotografie che mostrano uno spaccato delle condizioni economiche nelle quali versa parte della città e non solo. Solo qualche mese fa, Caritas Ambrosiana di Milano aveva pubblicato un report in cui evidenziava come nell'ultimo anno le richieste di aiuti alimentari fossero aumentate del 130 per cento: "Nel 2020 ci siamo resi conto di un aumento delle persone che si rivolgevano ai nostri centri di ascolto", racconta Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana Milano, a Fanpage.it.

Direttore, sono aumentate le richieste di aiuto nell'ultimo anno?

Sì, tra il 2019 e il 2020 gli aiuti alimentari sono aumentati del 130 per cento, quattro volte tanto. Moltissime persone si sono rivolte ai nostri centri di ascolto e hanno ricevuto la tessera necessaria per fare la spesa e acquistare generi alimentari e di igiene personale. Sono arrivate tante richieste anche dalle famiglie ed è quadruplicato anche il fondo diocesano di assistenza istituto per aiutare le persone disoccupate a pagare le bollette e gli affitti. Un altro incremento delle richieste ha riguardato anche il fondo San Giuseppe che ha aiutato tremila persone che avevano perso il lavoro.

In che periodo si sono registrate le maggiori richieste?

L'incremento maggiore lo abbiamo avuto ad aprile, maggio e giugno con il primo lockdown. Le richieste poi hanno subito un leggero calo nel periodo estivo per poi crescere nuovamente ad ottobre. Non sappiamo per quanto tempo andrà avanti. È certo che, secondo gli ultimi report nazionali, il 50 per cento di queste richieste riguarda persone che non hanno mai chiesto aiuto prima. Una persona su due è nuova. Le anticipazioni Istat di febbraio confermano inoltre che si registrano un milione di persone in povertà assoluta. Era dal 2017 che il trend era in calo, ma nel 2020 è tornato ad aumentato toccando i livelli del 2015.

Chi sono le persone che si approcciano per la prima volta ai vostri centri?

Le nostre sono letture parziali e che riguardano soprattutto i nostri centri di ascolto e di distribuzione parrocchiale. Ovviamente è uno spaccato che fotografa bene la situazione. Rispetto a prima, si sono affacciate ai nostri servizi persone che lavoravano nei settori che sono stati maggiormente colpiti dalle chiusure e dalla pandemia. Parliamo del settore del turismo, dell'alberghiero, del commercio e anche del mondo dello spettacolo, badanti e tutti coloro che svolgevano servizi a domicilio.

In Lombardia quali sono le città che hanno subito maggiormente la pandemia?

Noi come Caritas aiutiamo tutta la diocesi che comprende Lecco, Varese, Milano e Monza e Brianza. Le richieste hanno riguardato soprattutto la città di Milano. Prima il capoluogo offriva tanti lavori e a chiedere aiuto erano in particolare persone che arrivavano dall'hinterland. Durante il lockdown a essere maggiormente colpita è stata proprio la città.  Come detto prima, a marzo 2020 il fondo San Giuseppe ha aiutato tremila persone. Di queste il 50 per cento arrivava da Milano. Questo perché sono saltate fiere, spettacoli, gente che arrivava da fuori per lavoro e soprattutto turisti. E per questo motivo chiediamo per loro degli interventi immediati. Il mondo del lavoro sta cambiando e sarà soprattutto in modalità smart working, ma alcuni servizi possono essere fatti solo in presenza e dipenderanno dalla campagna vaccinale. È importante quindi che tutti vengano vaccinati.