Omicidio Lidia Macchi, 212mila euro a Binda per ingiusta detenzione: “Risarcimento decurtato, sono allibito”
È di 212mila euro, il risarcimento che è stato riconosciuto a Stefano Binda come riparazione per l'ingiusta detenzione da parte dello Stato dovuta all'accusa di aver ucciso nel 1987 la studentessa 21enne Lidia Macchi, che era stata compagna di liceo di Binda.
Per quell'accusa, l'uomo ha infatti trascorso tre anni e mezzo in carcere e precisamente dal 2016 al 2019. Per quel periodo, gli è stato riconosciuto un indennizzo che, oggi, i giudici hanno quantificato in 212mila euro.
Con oggi, è la terza volta che dei giudici si esprimono sulla cifra da risarcire. La Corte di Cassazione ha annullato per due volte i provvedimenti sul diritto al risarcimento: "L'ultima volta mi era stato riconosciuto, ma decurtato per un profilo di colpa lieve", ha spiegato a Fanpage.it proprio Stefano Binda. La legge, infatti, prevede che il risarcimento venga ridotto o azzerato nel caso in cui venga dimostrato che il richiedente abbia causato o concorso a causare la privazione della libertà personale. Ovviamente per l'annullamento, è necessario che concorrano azioni molto gravi e macroscopiche; per il decurtamento è sufficiente che vengano identificate condotte lievi che possano aver indotto all'errore.
A settembre 2024 la Corte d'Appello aveva stabilito che il risarcimento dovesse essere di 212mila euro e cioè il 70 per cento dei 313mila euro che un altro provvedimento aveva quantificato. La Corte di Cassazione aveva annullato il provvedimento e rimandato alla Corte d'Appello: "Indicando i profili di colpa che non erano stati adeguatamente valutati", ha proseguito Binda. A quel punto, i giudici della Corte d'Appello avevano deciso di vagliare tutte le fonti di prova "ritenendo che questi profili di colpa sarebbero stati contraddetti da una sentenza che è passata ingiudicata. Da qui, la decisione di tornare a rivedere gli originali", ha spiegato l'uomo. "Ero contentissimo, molto fiducioso".
Una fiducia che sembrerebbe, adesso, essere stata tradita considerato che la Corte d'Appello ha confermato quanto disposto nel 2024: "La questione davvero sconcertante è che hanno vagliato ogni singolo profilo di colpa e mi hanno dato ragione sostenendo che non ci sia stato alcun tipo di comportamento colposo. Hanno concesso il risarcimento, ma di nuovo decurtato per una sorta di imprudenza: e cioè una mia frase che, secondo i giudici, avrebbe indotto il gip ad arrestarmi".
"Il mio avvocato ha bisogno di studiare attentamente le carte. Siamo allibiti e sconcertati. Non aspettavamo altro che un giudice tornasse alle fonti per escludere profili di colpa, cosa che in effetti ha fatto. Come si arrivi a tirare fuori il concetto di imprudenza e quindi a decurtare il risarcimento, lascia sconcertati. Adesso abbiamo bisogno di studiare attentamente il decreto e decidere il da farsi".