Perché Riccardo Bossi è stato arrestato: le condanne per truffa allo Stato e appropriazione indebita

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Riccardo Bossi
Riccardo Bossi, figlio di Umberto Bossi, fondatore della Lega, è stato arrestato ieri a Busto Arsizio (Varese): deve infatti scontare 5 anni e 9 mesi. I carabinieri hanno eseguito un provvedimento di cumulo di pene. Bossi è stato condannato per appropriazione indebita, truffa e indebita percezione del reddito di cittadinanza. Nel conteggio non è stata considerata la condanna per maltrattamenti nei confronti della madre.

È stato arrestato Riccardo Bossi. Nei confronti dell'uomo, figlio primogenito di Umberto Bossi, fondatore della Lega, è stato infatti eseguito ieri, mercoledì 23 settembre, quanto stabilito dal provvedimento firmato dal procuratore di Busto Arsizio Carlo Nocerino. Su lui pendono diverse pene e per questo motivo dovrà scontare complessivamente cinque anni e nove mesi di reclusione. Ieri i carabinieri si sono presentati a casa di Bossi e lo hanno portato nel carcere di Busto Arsizio.

Le condanne fanno riferimento ai reati di appropriazione indebita a Milano (l'ex pilota di rally avrebbe utilizzato i fondi del Carroccio, circa 160mila euro, per spese personali come bollette, pay tv e altri servizi), truffa a Busto Arsizio, Varese e Novara e indebita percezione del reddito di cittadinanza, che ha ottenuto senza averne diritto tra il 2020 e il 2023 per un totale di 43 mensilità e 12.800 euro (280 euro al mese).

All'epoca, infatti, la Guardia di Finanza ha scoperto che aveva fornito una falsa dichiarazione sostitutiva unica che gli aveva permesso di ottenere il sussidio per pagare l'affitto di un appartamento in cui avrebbe dovuto vivere dal 2020 al 2023. In realtà aveva ricevuto un'ingiunzione di sfratto nel 2019 proprio perché aveva smesso di versare il canone mensile.

È stata invece esclusa dal conto, la condanna a un anno e quattro mesi per i maltrattamenti nei confronti della madre che è stata emessa lo scorso giugno dalla Corte d'Appello, che ha confermato quanto stabilito a giugno 2025 in primo grado dal Tribunale di Varese. Gli episodi contestati risalgono al 2016: l'uomo avrebbe avanzato diverse richieste di denaro, spesso accompagnate da rabbia e in un'occasione anche di violenza fisica nei confronti della donna. In un caso specifico, la donna sarebbe scappata da casa.

Inizialmente era stato accusato anche del reato di lesioni. Poi, questa è caduta dopo che la madre ha optato per la remissione della querela. L'ipotesi di maltrattamenti, nonostante il perdono della madre, è rimasta perché procedibile d'ufficio. Dopo la condanna in secondo grado, l'avvocato che difende Riccardo Bossi ha precisato che avrebbe ricorso anche in Cassazione.

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