Noemi Fiordilino travolta mentre salva un coniglio, 33enne condannato: “Nessun rimorso, ha provato a negare”

"Un dolo di eccezionale intensità" per il quale "non ha dimostrato alcuna reale resipiscenza", aggiunto a un "comportamento processuale pessimo teso a negare tutto". Per questo motivo il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Como lo scorso marzo ha condannato a 9 anni di reclusione, in primo grado con rito abbreviato, Vincenzo Crudo, che un anno fa ha travolto e ucciso con la sua auto la 20enne Noemi Fiordilino a Lurago Marinone (in provincia di Como). Dalle indagini, infatti, era emerso che il 33enne quella notte guidava a 90 chilometri orari con un piede ingessato, un tasso alcolico di 1,50 e mentre telefonava, senza fermarsi dopo l'impatto e sostenendo il giorno seguente che c'erano altre persone al volante.
L'incidente si era verificato nella notte del 29 marzo 2025 lungo via Vittorio Veneto a Lurago Marinone. Fiordilino, studentessa 20enne di Vertemate con Minoprio, si era fermata insieme al fidanzato per soccorrere una piccola lepre che avevano investito per sbaglio con la loro auto. All'improvviso, "l’urto devastante" con la Volkswagen Golf di Crudo: la ragazza era stata scaraventata a 50 metri di distanza e, nonostante il parabrezza si fosse rotto, il 33enne "non si fermò per soccorrere la vittima della sua azione di guida scellerata", ma "proseguì imperterrito". Come emerso dagli accertamenti, sul luogo dell'incidente "non ci fu nemmeno una traccia di frenata".
Crudo era stato rintracciato il mattino seguente a Fenegrò. La sua auto si trovava, invece, a circa un isolato di distanza, con la portiera aperta e le chiavi inserite nel cruscotto. Il 33enne aveva provato a far credere ai carabinieri che qualcuno gli aveva rubato la macchina e che, quindi, non stava guidando lui quella notte arrivando anche a sporgere denuncia per il furto. In breve tempo, però, gli investigatori hanno accertato che al volante c'era proprio lui.
Il 33enne, infatti, era uscito di casa per recuperare il cellulare che aveva dimenticato in giro e che gli sarebbe servito il giorno seguente. Tuttavia, si era messo al volante con un tasso alcolico superiore al consentito, con un piede ingessato e, quando ha travolto Fiordilino, viaggiava a 90 chilometri orari. Come scritto nelle motivazioni della condanna di primo grado, la 20enne era "un ostacolo imprevedibile", ma era diventata inevitabile a causa delle condizioni in cui si trovava l'automobilista. Secondo il gup, "nonostante avesse saputo delle tragiche conseguenze della sua condotta, lucidamente sceglieva ancora di mentire, evidentemente impermeabile al rimorso e al senso di umanità". La pena pari a 9 anni di reclusione non prevede il riconoscimento delle attenuanti generiche, sia "per la gravità dei fatti" che per il fatto che "non ha dimostrato alcuna reale resipiscenza".