Milano in testa nella classifica criminalità, Majorino: “Il governo deve fare il primo passo, mancano 500 agenti”
Come ogni anno, il Sole24Ore è tornato a stilare una classifica delle città italiane in base al cosiddetto "indice di criminalità", ovvero il rapporto tra le denunce registrate dal ministero dell'Interno e il numero di abitanti della città. Anche questa volta, al primo posto c'è Milano. Se tutte le grandi città nel 2025 hanno visto un calo di reati denunciati, e in generale a livello nazionale sono scesi dell'1,8 per cento rispetto al 2024 dopo quattro anni di crescita, il capoluogo lombardo resta stabile, oscillando intorno alle 228mila denunce complessive (+0,6 per cento).
Guardando in dettaglio, a Milano i crimini più gravi come omicidi e tentati omicidi sono in continuo calo, restando invece saldamente al primo posto per furti e rapine. Allo stesso tempo, le denunce per violenze sessuali, reati connessi alle sostanze stupefacenti e per truffe anche telematiche sono aumentate rispetto all'anno scorso. Considerando la centralità del tema sicurezza in vista delle prossime elezioni amministrative, attese per la primavera 2027, è lecito chiedersi cosa ha funzionato nell'ultimo mandato di Beppe Sala, cosa meno e cosa deve cambiare. Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Consiglio regionale e possibile candidato dem alle primarie, ha dichiarato a Fanpage.it: "Condivido l'impostazione suggerita da Gabrielli, la sicurezza richiede una strategia che deve avere più temi da affrontare, ma il primo passo deve essere fatto dal governo, che da quattro anni deve ancora mandare in città 500 agenti della polizia di Stato".
Ha visto i dati sulla sicurezza relativi al 2025? Milano è l'unica grande città che non migliora, a fronte di un trend nazionale di decrescita delle denunce.
I dati sulla sicurezza negli anni hanno fotografato un calo di alcuni reati e un aumento di altri. Non mi sembrano una clamorosa novità. L'aspetto da sottolineare è che c'è un diritto alla sicurezza che deve essere assolutamente garantito, e la politica e le istituzioni devono fare di tutto per svolgere una funzione importante e significativa. Condivido l'impostazione che ha suggerito Franco Gabrielli, ex capo della polizia, quando parla di una strategia che deve avere più temi da affrontare.
Quali sono questi temi?
Un tema è sicuramente il sostegno e il presidio delle forze dell'ordine. La cosa incredibile in questi anni è che il governo sta continuando a non inviare 500 agenti della polizia di Stato. Viene quasi il sospetto che ci sia una ragione politica, una volontà di mettere in difficoltà la Giunta di Beppe Sala. Il tema della sicurezza è innanzitutto responsabilità del ministero dell'Interno, anche se è ovvio che poi molti cittadini si rivolgano al sindaco per avere risposte.
Un altro tema sono le politiche di prevenzione, la lotta alla grave emarginazione. Sono interventi che sono giusti in sé, ma che poi possono servire anche in ottica di prevenzione. Si parla quindi di interventi di contrasto ad ogni forma di degrado, più politiche per avere città aperte, luci accese, luoghi di cultura e socialità frequentati, accessibili, quartieri vissuti e vivibili che sono un presidio essenziale.
Guardando i dati, i reati gravi come omicidi e tentati omicidi sono in diminuzione. Certo, continuano comunque a crescere furti e rapine. Non crede che bisogna dare un peso diverso a seconda dei reati di cui si parla?
Credo che i dati, i numeri non possano spiegare tutto. Anche se fossero stati in calo, la necessità di avere politiche che rendano le persone più sicure c'è e si deve lavorare in questa direzione.
C'è anche la questione della percezione della sicurezza, che a volte può essere lontana dalla realtà dei fatti.
Io non voglio usare il termine "percezione", perché rischia di significare che se una persona non si sente al sicuro allora non ha capito bene la realtà. Non serve tanta sociologia in questi casi. Si deve andare dritti con misure e interventi che rendono le città più sicure. Per questo ci vogliono più forze dell'ordine e misure per rendere le città più vivibili e vissute. Due cose che la politica a volte ha messo in contrasto tra loro, sbagliando.
Anche perché il senso di insicurezza nelle persone poi genera risposte concrete, anche se di pancia. Penso a quanto accaduto a Rozzano e al progetto di istituzionalizzare le ronde a Sesto San Giovanni. La "giustizia fai-da-te" è arrivata alle porte di Milano: crede che possa trovare spazio anche in città?
Ovviamente le ronde non mi piacciono, l'idea della giustizia fai-da-te non porta nulla di buono. Ma al di là di questo, le cose che ritengo si debbano fare non sono per prevenire le ronde di oggi, ma per rendere le città più sicure sempre. C'è un diritto alla sicurezza, riguarda tutte le cittadine e tutti i cittadini e bisogna garantirlo.
Considerando appunto che Milano non è migliorata in questi anni, ma nemmeno peggiorata, c'è qualcosa secondo lei che un sindaco dovrebbe fare subito? Una cosa che fosse stato al posto di Sala avrebbe già fatto.
È il governo che è da quattro anni che deve mandare i 500 agenti di polizia e ancora non lo ha fatto. Il primo passo, il più rapido, deve essere del governo. Poi ci sono una serie di interventi che si devono fare, penso al degrado urbano, al recupero di aree dismesse o comunque inutilizzate. Cose che si devono fare con una collaborazione tra le istituzioni, che purtroppo ancora non si vede. Non credo sia per niente giusto dare al sindaco Sala la responsabilità della questione sicurezza.
Sicurezza che, ricordiamo, è bandiera della propaganda dei partiti di centrodestra e di destra.
È una cosa incredibile. Regione Lombardia (a guida leghista, ndr) non recupera gli alloggi vuoti nelle case popolari di sua proprietà, ma poi il centrodestra attacca il sindaco di Milano sulla questione. Il capo della polizia di Stato, che è nominato dal ministro dell'Interno di questo governo, qualche giorno fa ha detto che a Milano la situazione è in miglioramento, ma poi vedo Matteo Salvini e Silvia Sardone che agli elettori dicono il contrario. Direi che è ora di smetterla di fare queste polemiche e intervenire concretamente tutti insieme.