Ronde notturne a Rozzano, la sicurezza fai-da-te tra aggressioni e cori razzisti: “Rischio escalation”
È nata una ronda di un centinaio di persone per le strade di Rozzano, comune alle porte di Milano, dopo l'aggressione di una donna e finita con nuove aggressioni, insulti razzisti e l'intervento delle forze dell'ordine. Il tutto, rigorosamente al ritmo dell'inno d'Italia. O meglio: tra una strofa e l'altra dell'inno, perché accanto al patriottismo da strada arrivano anche urla come "Marocchino pezzo di me**a", e "tutti fuori dai cogl**ni".
Una ronda che i promotori chiamano "presidio del territorio", ma dalla quale lo stesso sindaco ha preso nettamente le distanze. "Ronde, violenza e di giustizia privata non sono tollerate", ha commentato a Fanpage.it Mattia Ferretti, primo cittadino di Rozzano. E ha avvertito: "Il rischio è un'escalation di violenza e di guerriglia cittadina".
La vicenda è cominciata lo scorso 16 settembre, quando una donna viene aggredita mentre cerca di entrare nella propria automobile in via Gigli, nel quartiere Aler di Rozzano. Secondo quanto ricostruito, un 24enne di nazionalità marocchina l'avrebbe strattonata. Le urla avrebbero quindi attirato l'attenzione dei passanti che sarebbero intervenuti aggredendo il giovane. Il 24enne è stato sottratto alla folla dall'intervento della Polizia Locale e portato in ospedale, inizialmente in codice rosso, poi dimesso nella giornata.
Poco dopo i fatti, il marito della donna aggredita sui social ha annunciato che quella stessa sera lui e altri cittadini sarebbero scesi in strada. "Non per creare disordini o problemi", ha precisato, ma per "essere presenti, vigilare e affiancare le istituzioni". L'obiettivo dichiarato è, infatti, tornare a vivere Rozzano "senza paura" e mandare un messaggio a chi ha la responsabilità della sicurezza. Poi la precisazione, quasi preventiva: "Non sono ronde ma presidio del territorio!!!". Alle 21:30 comincia, così, "la passeggiata". Quindici persone che, secondo il racconto dello stesso organizzatore, un'ora più tardi sarebbero diventate un centinaio. "Il nostro obiettivo non è fare casino, né creare violenza o problemi", ha sostenuto. È, nelle sue parole, "riprenderci i nostri spazi", chiedere maggiore sicurezza e allontanare dalle strade chi crea degrado. Un appello rivolto soprattutto alle famiglie: "Lo stiamo facendo per i nostri figli, per le nostre mogli e i nostri mariti, per i nostri genitori, per i nostri nonni".
Il problema è che, mentre il comunicato degli organizzatori parla di rispetto delle istituzioni e della legge, i video pubblicati sui social raccontano un'altra atmosfera. Decine di persone camminano per le strade, cantano l'inno di Mameli. Poi, però, arrivano gli slogan: "Marocchino pezzo di me**a", "Tutti fuori dai cogli**i". E ancora: "Le mie donne, è per voi tutto questo". Un curioso modo di difendere "le donne": cantando l'inno nazionale e, contemporaneamente, spiegando che la sicurezza passa dall'insulto allo straniero. Come se la cittadinanza fosse una prova di purezza, come se il problema della criminalità avesse una nazionalità e come se la tutela delle "nostre donne" potesse essere affidata a un gruppo di uomini che decide autonomamente chi debba stare dentro o fuori dal quartiere.
La contraddizione diventa ancora più evidente nei commenti online. A chi chiede se l'iniziativa sarà pacifica e dove si svolgeranno i presidi, arriva una risposta: "Gireremo ovunque!". E, soprattutto, viene annunciata la nascita di un'associazione "in collaborazione con il Comune", con l'obiettivo di trasformare le ronde in presidi e "far portare via chi sta qui per delinquere". Ed è proprio qui che la questione smette di essere soltanto una protesta di cittadini esasperati e diventa anche un problema istituzionale. Perché se il presidio significa vedere una situazione sospetta, chiamare Carabinieri o Polizia e lasciare alle forze dell'ordine il compito di intervenire, siamo nel campo della partecipazione civica. Se invece significa fermare, inseguire, picchiare o selezionare arbitrariamente le persone considerate indesiderate, siamo davanti a un'altra cosa: la giustizia privata. E infatti il sindaco Mattia Ferretti ha preso le distanze senza ambiguità. "Quando parliamo di ronde, violenza e giustizia privata ci dissociamo assolutamente", ha affermato a Fanpage.it. Le associazioni che collaborano con le forze dell'ordine, ha spiegato, sono un'altra cosa: possono segnalare ciò che vedono, ma "assolutamente non promuovere ronde, violenza o un intervento diretto".
Anche dall'opposizione arriva una posizione simile. A Fanpage.it il consigliere Pd Leone Missi ha riconosciuto la presenza di un problema di sicurezza e la frustrazione dei residenti, ma ha avvertito del rischio di una "escalation di violenza" e di una "guerriglia cittadina" se queste ronde dovessero ripetersi. La risposta, ha sostenuto, non può essere "armare" i cittadini né tollerare forme di giustizia fai-da-te. E non è soltanto un timore teorico. Durante la notte, infatti, il giovane coinvolto nell'aggressione della mattina viene riconosciuto in strada da alcuni partecipanti alla ronda e poco dopo viene nuovamente aggredito e deve intervenire la Polizia Locale per sottrarlo alla folla. Successivamente un altro uomo, un 38enne di nazionalità marocchina viene aggredito. Anche in questo caso sono dovute intervenire le forze dell'ordine. Ed è qui, in episodi come questi, che la distinzione semantica tra "ronda" e "presidio" appare piuttosto fragile.
Si può, dunque, comprendere la paura di chi vive in un quartiere dove spaccio, aggressioni e degrado sono problemi concreti. Si può comprendere anche la rabbia di una persona che vede la propria moglie aggredita e decide di chiedere più sicurezza. Quello che non può essere accettato, però, è che la risposta alla criminalità diventi la sostituzione delle istituzioni con gruppi di cittadini incaricati di stabilire chi è colpevole e chi merita di essere inseguito. La sicurezza è un diritto. La giustizia privata non è il suo equivalente. E soprattutto, una città più sicura non si costruisce trasformando la strada in un tribunale improvvisato. Si costruisce con prevenzione, riqualificazione, servizi, controllo del territorio e interventi contro chi commette reati. Il punto, infatti, non è stabilire se Rozzano abbia o meno un problema di sicurezza. Le stesse istituzioni riconoscono che esiste. Il punto è decidere quale risposta dare a quel problema.