Cosa sta succedendo al Villaggio delle Rose, regolare campo Rom di Milano: “C’è panico, perderanno le case”

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Il Villaggio delle Rose a Milano
Il Comune vuole sgomberare il Villaggio delle Rose, storico campo Rom regolare di Milano. “Gli abitanti sono in panico, rischiano di perdere le loro case. Non sanno neanche se potranno tornare”, la ricostruzione del caso a Fanpage.it.

"Un conto è avere la garanzia di tornare, un conto è spostarsi sapendo che la tua casa potrebbe essere distrutta per sempre. È pesante, le persone sono in panico". A parlare a Fanpage.it è Dijana Pavlovic, portavoce del movimento nazionale Rom e Sinti in Italia, che ha ricostruito quanto sta accadendo al Villaggio delle Rose che si trova a Chiesa Rossa, nella periferia sud di Milano. Il campo, uno degli ultimi insediamenti Rom regolari in città, è oggi sotto sgombero e, presto, "rischia di non esistere più". Il 31 agosto scorso è, infatti, scaduto l'ultimo termine indicato dal Comune per lo smantellamento dell'insediamento, ma il campo non è stato svuotato: circa cinquanta persone continuano a vivere e lottare per le proprie case.

La questione, nel tempo, è diventata un braccio di ferro tra il Comune e il Villaggio delle Rose. Per Palazzo Marino si tratta della chiusura di un insediamento sul quale sarebbero state rilevate criticità di sicurezza, degrado e problemi ambientali, con l'obiettivo di procedere alla riqualificazione e alla bonifica dell'area. Per gli abitanti, invece, il rischio è che la bonifica diventi il passaggio attraverso cui perdere definitivamente le proprie case e una comunità costruita nell'arco di oltre venticinque anni.

Non solo. La consigliera comunale di Europa Verde Francesca Cucchiara ha parlato a Fanpage.it anche di una situazione di "grande incertezza": secondo la sua ricostruzione, non sarebbe ancora chiaro il progetto del Comune per quell'area, né che cosa accadrà alle abitazioni e se, una volta terminati gli interventi, gli abitanti potranno tornarvi. Il problema, ha aggiunto, riguarderebbe anche gli alloggi Sat, i Servizi abitativi transitori messi a disposizione dal Comune e da Aler, dove verrebbero spostati gli abitanti del campo dopo lo sgombero: in una situazione di emergenza abitativa, "il Comune vuole destinare alloggi pubblici temporanei a persone che una casa già ce l'hanno".

Un villaggio nato dal Comune

Per capire il conflitto bisogna tornare all'origine. Il Villaggio delle Rose non nasce come occupazione abusiva. L'area di via Chiesa Rossa fu destinata dal Comune a famiglie rom precedentemente insediate in via Fattori, dove vivevano in un campo irregolare. Il trasferimento avvenne tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, durante l'amministrazione di Gabriele Albertini, nell'ambito della realizzazione di un insediamento autorizzato. Nel tempo quelle piazzole – assegnate a tempo indeterminato alle famiglie e sulle quali, secondo il regolamento, si sarebbero potute apporre case mobili e prefabbricati senza fondamenta – sono diventate qualcosa di molto diverso da un semplice campo temporaneo. Le famiglie hanno costruito e acquistato abitazioni prefabbricate, trasformando progressivamente l'area in un piccolo villaggio.

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Il Villaggio delle Rose a Milano

Oggi, però, "si chiede alle persone di lasciare quel luogo dove hanno vissuto per un quarto di secolo e nel quale hanno investito i risparmi di una vita", ha rincarato la consigliera a Fanpage.it. Nella delibera del dicembre 2024 che ha avviato il percorso di chiusura, il Comune ha parlato di "superamento" del campo, richiamando diverse criticità: sicurezza urbana, episodi di illegalità, occupazione di spazi oltre l'area autorizzata e problemi relativi agli allacci elettrici. Ma proprio qui è cominciata la contestazione degli abitanti. "Alcune delle criticità sono già state risolte", ha spiegato Pavlovic.

La questione elettrica sarebbe l'esempio più evidente. Secondo la portavoce del movimento Rom e Sinti, il problema era diventato effettivamente serio perché il villaggio, progettato originariamente per un numero molto inferiore di famiglie, nel tempo si era ampliato. Il Comune avrebbe, però, investito oltre 100 mila euro per mettere in sicurezza l'impianto, mentre gli abitanti avrebbero sostenuto i costi degli allacci alle proprie abitazioni, risolvendo la criticità. Se il pericolo, dunque, era quello perché chiudere il villaggio?

La bonifica e "l'inquinamento del terreno"

La svolta successiva è stata la scoperta "dell'inquinamento del terreno". Alcune analisi avrebbero, infatti, evidenziato la presenza di idrocarburi e la necessità di un intervento di bonifica che, secondo la portavoce, sarebbe stata gestita "in maniera superficiale".

Secondo Pavlovic, la bonifica non richiederebbe necessariamente lo svuotamento totale e definitivo dell'area: sarebbe stato possibile, ha spiegato, "procedere per lotti, consentendo alle persone di rimanere dove non interessate dai lavori e programmando progressivamente gli spostamenti". Da qui l'ipotesi, avanzata dagli abitanti, che la bonifica sia diventata, di fatto, il pretesto per portare a compimento un progetto di chiusura già deciso.

La proposta: una cooperativa di abitanti

Nel mezzo della vicenda è poi comparsa una proposta che avrebbe potuto cambiare completamente il futuro del campo: trasformare il Villaggio delle Rose in una cooperativa di abitanti. L'idea, sviluppata insieme alla comunità e all'ex assessore Gabriele Rabaiotti, prevedeva di superare il campo attraverso un progetto residenziale organizzato e autogestito dagli abitanti. Una soluzione che avrebbe potuto trasformare quello che il Comune ha definito un insediamento da superare in una vera esperienza di abitare comunitario.

Per Cucchiara è proprio questa la strada che varrebbe la pena esplorare: una cooperativa che non renda il Villaggio un'enclave chiusa alla città, ma permetta di costruire "un nuovo progetto abitativo aperto anche ad altre persone". Il problema – secondo la consigliera – è che tale proposta sarebbe rimasta – di fatto – "sospesa". Il percorso politico che aveva iniziato a prenderla in considerazione si sarebbe progressivamente fermato e, secondo chi segue la vicenda da vicino, il Comune non avrebbe mai assunto fino in fondo né il sì né il no necessario a trasformarla in un progetto concreto. Nel frattempo, però, l'amministrazione ha continuato a procedere verso la chiusura del campo.

Le case Sat e il paradosso dell'emergenza abitativa

Ed è qui che emerge quello che gli abitanti considerano il paradosso più grande della vicenda. Alle famiglie è stata proposta una sistemazione alternativa nei Sat, gli alloggi pubblici temporanei destinati a chi si trova in una situazione di grave difficoltà abitativa. Una parte consistente degli abitanti ha accettato la proposta. Ma, secondo Pavlovic, molti lo avrebbero fatto dopo "mesi di pressioni e nella convinzione di non avere alternative".

In più, "in una Milano che vive una forte carenza di abitazioni", il Comune vorrebbe utilizzare 70 alloggi temporanei per "persone che una casa già ce l'hanno". E lo farebbe mentre molte altre famiglie attendono a loro volta una sistemazione. Secondo Cucchiara, infatti, la questione non può essere ridotta al semplice "avere un tetto", ma capire cosa accadrà dopo. "Un conto è spostarsi senza avere la garanzia di tornare", ha ribadito a Fanpage.it la consigliera. "Un altro è spostarsi temporaneamente non sapendo quale sarà il proprio futuro". Soprattutto quando un'alternativa ci sarebbe, in questo caso, con il progetto abitativo autonomo sul quale si è lavorato con il Comune.

E le case che fine fanno?

È forse questo il punto più concreto e più drammatico della vicenda. Le abitazioni del Villaggio delle Rose "non sono semplici oggetti da lasciare dietro di sé", ma il risultato di "anni di investimenti, lavori, manutenzione e trasformazioni". Proprio per questo gli abitanti si stanno chiedendo che fine faranno le loro case.

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Il Villaggio delle Rose a Milano

Pavlovic ha riferito che sarebbe stata avanzata anche una richiesta al tribunale civile per nominare un perito che valuti le abitazioni. Il timore, infatti, è che nel processo di sgombero e bonifica possano essere considerate semplicemente materiali da rimuovere. "Si chiede a una famiglia di lasciare una casa nella quale ha investito per anni, per entrare in un alloggio temporaneo, mentre non esiste ancora una certezza su cosa succederà alla casa lasciata indietro", ha spiegato la portavoce. E soprattutto non esiste, secondo gli abitanti, una garanzia chiara sul ritorno: dopo la bonifica, il Villaggio delle Rose esisterà ancora? Perché "a breve ci saranno le elezioni, il campo verrà messo a bando e allora chissà quale sarà il suo futuro".

Un dubbio, intanto, rimane sullo sfondo: il Comune continua a parlare del "superamento" di un campo autorizzato, nato per volontà dello stesso Comune oltre venticinque anni fa, che ora sta accompagnando decine di famiglie fuori dalle loro case proprio mentre Milano affronta una cronica emergenza abitativa. La bonifica può essere necessaria. La messa in sicurezza può esserlo. Ma era davvero necessario che bonificare significasse anche cancellare il Villaggio? Con il rischio, neanche troppo astratto, che oggi una comunità venga dispersa e – di fatto – cancellata. "Mi chiedo perché si stia facendo questa operazione e chi possa trarne beneficio", ha concluso Pavlovic a Fanpage.it. "Certamente non i Rom e neanche i milanesi, soprattutto quelli che hanno bisogno delle case Sat e delle case popolari. In assenza di un perché convincente, viene da chiedersi se l'obiettivo non sia semplicemente cancellare la presenza dell'identità Rom dalla città".

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