Al centro Antonella Borrello
in foto: Al centro Antonella Borrello

È una storia a lieto fine quella che Antonella Borrello può continuare a raccontare dopo la scoperta di un tumore maligno e il timore di averlo diagnosticato troppo tardi. Tra smentite, esami dagli esiti negativi e lamentele inascoltate circa i continui dolori che accusava, Antonella, una donna siciliana di 36 anni, è stata costretta ad emigrare dal suo paese in provincia di Palermo a Milano per scoprire l'origine del suo male.

"Mi davano della matta, invece avevo un tumore"

Presa in cura dai dottori dell'ospedale Gaetano Pini, specializzato in Ortopedia, Antonella racconta di essere arrivata al nosocomio "solo con una febbricola a 37.2". Dunque, come da prassi, le sono stati fatti tutti gli esami clinici del caso per poter iniziare ad escludere l'una o l'altra diagnosi. Ma gli esiti erano per lo più negativi, così, a differenza di quanto successo in Sicilia, i medici non si sono dati per vinti analizzando più approfonditamente il suo caso. Dopo un'ulteriore indagine, l'amara scoperta: carcinoma maligno. E dire che a Campofelice di Roccella, racconta Antonella, "mi davano della matta", perché non trovavano una spiegazione scientifica alle sue prolungate lamentele. Una volta che il tumore è stato individuato, è stata trasferita dal reparto di Reumatologia del Pini a quello di Oncologia del Policlinico: i medici del Pini, però, assicura ancora Antonella "mi hanno continuata a seguire ‘da lontano’".

La lettera di Antonella al Gaetano Pini di Milano

Ecco di seguito il racconto integrale di Antonella Borrello in una lettera inviata all'ospedale Gaetano Pini di Milano.

"Mi davano della matta, invece avevo un tumore. Vi do il consenso di pubblicare la mia storia, usando il mio nome vero perché la mia esperienza sia un monito e una richiesta d’attenzione rivolta alle strutture ospedaliere che trattano i pazienti con superficialità. Qui in Sicilia mi dicevano che ero pazza perché mi sentivo male ma dalle. analisi e dagli esami non avevo avuto riscontri significativi. Sono arrivata al Gaetano Pini solo con una febbricola a 37.2. L’equipe di Reumatologia Clinica non si è fermata ai primi esami negativi, ma ha indagato a fondo. Grazie a loro, a 36 anni, ho scoperto di avere un carcinoma maligno. Gli specialisti del Pini si sono presi cura di me e hanno organizzato il trasferimento al reparto di Oncologia dell’Ospedale Policlinico di Milano e mi hanno continuata a seguire ‘da lontano’. L’equipe di Reumatologia è stata la mia seconda famiglia in quel periodo molto triste della mia vita. Li ricordo con amore perché oggi io sono viva grazie alla loro serietà e professionalità. Sono stati degli angeli. Ringraziateli sempre da parte mia".