video suggerito
video suggerito

Marra Block Party, il presidente di Municipio 6: “Con burocrazia più semplice, si può replicare in altri quartieri”

Il Marra Block Party, il concerto di Marracash andato in scena alla Barona lo scorso 18 aprile, ha permesso di raccogliere 230mila euro che saranno investiti sul territorio. Santo Minniti, presidente del Municipio 6, ha spiegato a Fanpage.it che con un maggior supporto da parte del Comune si poteva ottenere un risultato ancora migliore.
A cura di Enrico Spaccini
0 CONDIVISIONI
Marracash con Santo Minniti (foto da Facebook)
Marracash con Santo Minniti (foto da Facebook)

"La vera misura di com'è andato il Marra Block Party l'abbiamo avuta il giorno dopo. Ci siamo svegliati in quartiere che era molto orgoglioso di quello che è stato fatto. Ora la mia ostinazione sarà quella di far sì che i regolamenti non siano più volti a rendere difficile questo tipo di iniziative, ma che anzi le faciliti dal punto di vista sia dei permessi che economico". A parlare a Fanpage.it è Santo Minniti, presidente del Municipio 6 dove lo scorso sabato 18 aprile è andato in scena il concerto di Marracash. Il rapper, cresciuto nel quartiere Barona di Milano, è riuscito a portare in piazza circa 7.500 persone e in questo modo l'amministrazione pubblica è riuscita a raccogliere oltre 230mila euro da reinvestire sul territorio. "La cifra in realtà era ben superiore, ma abbiamo dovuto pagare produzione, polizia, permessi e tutto il resto", ha spiegato Minniti: "Il punto è proprio questo. Per un evento ad alto interesse pubblico come questo, sarebbe importante se la città contribuisse di più, evitando di additarli come potenzialmente problematici".

Come è nato il progetto Marra Block Party?

Il Marra Block Party è stata un'invenzione nata dall'interlocuzione del Municipio con l'artista. Il suo interlocutore siamo sempre stati noi. Con questo concerto volevamo lanciare il messaggio che nascere in periferia è una condizione, e non una condanna. Nascere in Barona non vuol dire esserne relegato o vedere i proprio sogni penalizzati, e questo Marracash può testimoniarlo meglio di tutti. Come ha detto anche sul palco, ha trasformato la sua rabbia in determinazione.

C'è stato un supporto concreto da parte di Palazzo Marino?

Ci hanno dato una mano, ma abbiamo percepito una certa freddezza. Credo sia dettata dal fatto che c'è ancora il pensiero che nelle grandi città questo tipo di eventi debbano essere limitati, per cercare di evitare problemi. Noi invece eravamo certi che non ce ne sarebbero stati, proprio perché è un evento di territorio e di comunità, in cui nessuno si è sentito escluso e tutti hanno percepito che la sua buona riuscita avrebbe portato beneficio non a noi, non all'artista, ma al quartiere. Da parte dell'amministrazione comunale c'è stato comunque supporto da parte degli uffici e, in generale, anche dal sindaco. Ma devo dire che alcune persone a Palazzo Marino non hanno colto a pieno la portata di quello che stavamo realizzando.

In che modo si è concretizzata questa freddezza?

A Milano non c'è memoria di un evento come questo, in cui un grande artista si esibisce in uno spazio della città, e ancora di più della periferia, che di solito non è pensato per questa funzione. Questo è dovuto soprattutto a una regolamentazione che di fatto punta a impedire che si faccia rumore, che si faccia musica, che si faccia eccessiva aggregazione. Noi invece abbiamo dimostrato che l'approccio non deve assolutamente essere questo. Abbiamo fatto un evento sotto casa delle persone. Abbiamo portato l'arte nella periferia, senza chiedere alle persone di andare nei luoghi dell'arte. E lo abbiamo fatto con un linguaggio, un messaggio e un personaggio molto riconosciuto nel quartiere. Dopo la fine del concerto abbiamo ricevuto tantissimi attestati da parte di un po' tutta la politica e dalle istituzioni.

La mia ostinazione ora è quella di cambiare la percezione di questo tipo di attività. Dopo averla toccata con mano, quello che è successo è stato veramente un miracolo. C'erano tutti, indipendentemente dall'età e dall'estrazione sociale, anche i ragazzi che solitamente vengono additati come problematici. È stato pensato proprio perché fosse accessibile a tutti, con un biglietto a 25 euro quando un concerto medio cosa almeno tre volte tanto. Il mio obiettivo sarà quello di far sì che i regolamenti non siano più volti a rendere difficile questo tipo di iniziative, ma anzi a facilitarli sia dal punto di vista dei permessi sia dal punto di vista economico.

Ecco, l'aspetto economico. Il bilancio parla di 230mila euro raccolti con un singolo evento.

In realtà la cifra che abbiamo raccolto era ben al di sopra di 230mila euro. Questo è il netto che rimane per il territorio, dopo aver pagato la produzione, la polizia, i permessi e tutto il resto. È giusto che emerga anche l'enorme generosità di Marracash, il suo vero senso di appartenenza al proprio quartiere al punto di dedicare il suo tempo, la sua arte, la sua musica al territorio senza percepire alcun compenso.

Il punto è proprio questo. Nel momento in cui l'obiettivo è raccogliere fondi per il territorio, con un evento nel quale c'è un interesse pubblico così marcato, sarebbe importante che anche la città contribuisse. Per esempio, scontando il costo della polizia, o con agevolazioni come la gratuità di alcune spese o semplificazioni in tema di deroghe.

Come verranno impiegati questi nuovi fondi?

La destinazione dei fondi raccolti è stata già approvata con una delibera in Municipio. Innanzitutto il primo intervento riguarderà la riqualificazione dell'area sportiva della scuola di via De Nicola, quella frequentata da Marracash. Poi ci concentreremo sul progetto sulla salute mentale sul territorio, su un evento culturale dedicato ai giovani e altre riqualificazioni artistiche.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views