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Elezioni regionali Lombardia 2023

Letizia Moratti a Fanpage.it: “Da Trenord forti inefficienze, mettiamo a gara il trasporto pubblico”

In un’intervista a Fanpage.it, Letizia Moratti, candidata alle regionali in Lombardia, si dichiara pronta a superare Trenord e fare una gara d’appalto per assegnare la gestione del trasporto pubblico locale. E sulla sanità promette un maggiore controllo della regione sulle strutture private convenzionate.
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Avendo fatto l'assessora al Welfare per oltre un anno, una buona parte del programma elettorale di Letizia Moratti come candidata alla presidenza di Regione Lombardia verte, ovviamente, sulla sanità, che è una delle principali competenze in capo alle regioni. E in un'intervista a Fanpage.it denuncia chiaramente che "il settore privato accreditato è stato lasciato un pochino troppo libero di decidere dove fare gli investimenti e quali prestazioni erogare", ma – se verrà eletta – ha intenzione di "indirizzarle là dove serve per il pubblico".

Dottoressa Moratti, lei è stata nell'ultima parte della legislatura vice presidente della Regione Lombardia. Che cosa, secondo lei, in questi anni è stato fatto di buono e che cosa manca da fare?

Io mi sono prevalentemente occupata di sanità: il primo periodo l’ho passato a rimettere a posto il piano vaccinale, che non decollava, e  la Lombardia era l’ultima delle regioni per vaccinazioni.

Ho proposto e approvato una legge per il potenziamento della sanità territoriale, grazie a 1 miliardo e 200 milioni di fondi del Pnrr e 800 milioni che ho fatto stanziare dalla Regione. Così abbiamo iniziato ad attivare le case e gli ospedali di comunità

Il terzo punto, che riguarda sempre  la sanità, è il tema delle liste d'attesa. Non esisteva in Regione una mappatura delle strutture, delle patologie e dei giorni di sforamento. Ho fatto fare questa mappatura e quindi ho firmato la prima delibera che penalizza le strutture private accreditate che sforano. Così sono riuscita a far alzare il tasso di rispetto dei tempi target dal 60 per cento all'80 per cento.

Ci sono, poi, altri ambiti che io ho potuto vedere dall'interno, anche se non erano così strettamente collegati a quello che era il mio impegno. Sicuramente il tema dei trasporti, soprattutto per i pendolari, è un problema gestito con forti inefficienze. Il mio obiettivo è quello di mettere a gara il trasporto pubblico, perché sono andata a vedere in Germania e in Francia, dove l'hanno fatto, e il servizio è migliorato.

Il tema di fondo è che Regione Lombardia non cresce da dieci anni a questa parte.

Le emergenze che abbiamo dovuto affrontare in questi anni hanno messo in discussione l'idea che la sanità lombarda sia un’eccellenza. Alla base di questa presunta eccellenza c’era il forte connubio tra pubblico e privato. Crede che sia ancora la ricetta giusta?

La sanità ospedaliera lombarda è sicuramente di ottimo livello. E non lo dico io, ma le classifiche internazionali. Mancava la sanità territoriale.

C'è, però, un altro tema ed è quello delle richieste che la Regione deve fare al settore privato accreditato, che è stato lasciato un pochino troppo libero di decidere dove fare gli investimenti e quali prestazioni erogare.

Regione Lombardia deve riprendere, e io ho iniziato a farlo ma è solo un inizio, in mano la gestione di questo settore e deve indirizzare le strutture private accreditate là dove serve per il pubblico.

A proposito della medicina territoriale, la sua riforma della sanità tenta di rispondere ai problemi che sono emersi con le case di comunità. È convinta che siano davvero la soluzione?

Sì, sono una soluzione giusta perché nelle case di comunità si integrano servizi prestati dai medici di base, dagli infermieri e dagli specialisti ambulatoriali collegati con gli ospedali. Inoltre rispondono anche a un altro obiettivo importante: curare la persona e non solo la malattia, attraverso una forte integrazione con i servizi socioassistenziali e quindi erogati dai comuni.

Manca la possibilità per le Regioni di poter utilizzare i medici di medicina generale, perché sono liberi professionisti e hanno un contratto collettivo nazionale che va rispettato. Io avevo personalmente lavorato col ministro Speranza per un testo, che è pronto e giace nel cassetto del ministero, per migliorare questa situazione.

Il testo prevede che i medici di medicina generale rimangono liberi professionisti però dalle attuali 15 ore lavorative passino a 20 ore e ne aggiungano altre 18 ore in regime di parasubordinazione per le Regioni. In questo modo le Regioni hanno la leva per poterli indirizzare là dove necessario.

Quindi il mio appello è all'attuale ministro della salute di tirar fuori questo testo e di portarlo in approvazione.

Uno degli aspetti più innovativi e sicuramente apprezzabili della riforma era l'istituzione dello psicologo di base, che peraltro è stata momentaneamente bloccata. Cosa l'ha spinta a volere questa nuova figura in Regione Lombardia?

Io credo molto nella necessità di avere lo psicologo di base, perché in questi anni di "post-Covid acuto", perché proprio passato non è ancora purtroppo, abbiamo visto tante situazioni di disagio, tante situazioni di difficoltà, tante fragilità in più.

L'introduzione di questa figura rientra nel concetto che dicevo prima: la cura della persona e non solo della malattia. Pensiamo, per esempio, alle persone che purtroppo hanno diagnosi di cancro, vanno sostenute, insieme alle loro famiglie.

In alcune aree della Lombardia, e Milano è una di queste, sta aumentando il disagio sociale, a causa della forbice economica e sociale che si è molto ampliata. Come aiutare realmente le fasce più deboli?

Condivido purtroppo questa analisi. Dobbiamo, a mio avviso, sviluppare politiche diverse a seconda delle diverse esigenze: per i giovani vanno create condizioni che li aiutino ad avere un progetto di vita; le donne devono essere messe in condizione di poter conciliare meglio il lavoro con la famiglia; i padri soli devono poter avere aiuti, perché ovviamente hanno più problemi economici.

Uno dei modi, a mio avviso, per affrontare questi problemi è non vederli come problemi isolati, ma in un'ottica “interassessorile” (lavorando con più assessorati, ndr) per cui, se si parla di anziani, non basta pensare alla fragilità e alle cure, ma bisogna pensare anche a come farli vivere meglio. In Lombardia abbiamo centomila anziani che vivono come fossero reclusi, perché sono in case che non hanno l'ascensore e magari abitano ai piani alti.

Cruciale in questo senso è, infatti, il tema dell'edilizia popolare. Come migliorare la situazione delle case popolari?

Credo che le case popolari dovrebbero avere un mix abitativo. Se in un palazzo popolare abita un infermiere, al quale si può dare la casa scontata come agevolazione, un poliziotto o uno studente, al quale si chiede un piccolo sacrificio in termini di volontariato e gli si riduce l'affitto, sicuramente diventa più vivibile.

Poi ci sono comunque alcuni edifici popolari che non sono degni e quindi va ricreato un ambiente diverso.

È stata lanciata l'ipotesi di creare la prima centrale nucleare d'Italia in Lombardia. L'attuale governatore si è dimostrato disponibile a valutarla, qualora dovesse essere lei la prossima presidente della Lombardia, come accoglierebbe questa richiesta?

La costruzione di una centrale nucleare, se decisa adesso, si completa nel 2040, quindi mi sembra al di fuori di quelli che sono i tempi di una legislatura.

Io credo che si debba continuare a investire nella ricerca, ma ritengo che sia molto più importante lavorare su tutto quello che riguarda l'efficientamento energetico e le rinnovabili, con soluzioni innovative che già esistono e che non vengono applicate.

Le faccio un esempio: in questo momento le comunità energetiche sono troppo piccole, vanno allargate.

Le faccio un altro esempio: le medie e piccole imprese sono costrette a vendere il surplus di energia che producono e lo vendono a prezzo di listino, quindi ci perdono. Se potessero avere la possibilità di creare, con quel surplus di energia, una propria comunità energetica con i propri dipendenti sarebbe un welfare aziendale energetico e sarebbe un modo semplice per poter creare risparmi per i propri dipendenti.

Questi sono solo due esempi, ma – mi creda – ce ne sono davvero tanti.

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