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L’erboristeria storica Novetti, la bottega di Milano che resiste al tempo: “Nel Dna, i segreti del nonno”

Elena gestisce l’Erboristeria Novetti, che si trova nel cuore di Chinatown a Milano. La bottega storica è stata aperta dal nonno per poi passare al padre e, infine, proprio a Elena.
A cura di Paolo Giarrusso
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A Milano, in via Paolo Sarpi 63, in piena Chinatown, si trova l’erboristeria Novetti, nata nel 1952. Da 74 anni, passione e professionalità si sono tramandate per tre generazioni. Dietro al bancone, troviamo oggi Elena.

Un vostro slogan recita "Tisane cucite su misura". La preparazione di decotti e tisane si adatta quindi alle esigenze di ogni cliente?

Esatto, è proprio così. Si cerca di scegliere la composizione migliore in base alle esigenze del cliente. La persona entra in negozio, ci dice i fastidi, i disturbi che ha e, proprio sulla scorta di quello che ci dice, scegliamo le piante più
adatte.

Tre generazioni milanesi che fanno dell’Erboristeria Novetti, quella con la più lunga tradizione familiare a Milano. C’è di che essere fieri…

Assolutamente sì. L’ha aperta mio nonno. Mio padre Francesco ancora mi aiuta e ora ci sono io. Orgogliosa di tutto questo percorso fatto sinora e contenta e fiera di portarlo avanti.

Possiamo dire che la qualità, l’attenzione al cliente, la gentilezza, la fidelizzazione sono le vostre armi vincenti?

Questa è un po' la base che consente di sopravvivere, di andare avanti e continuare nel proprio settore. È vero che la gentilezza non è da tutti, però. Poi, aggiungiamoci la competenza.

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Suo nonno Italo aprì questo negozio nel 1952. Da lui si passò a suo padre Francesco fino ad arrivare a lei, Elena. Sono presenti, volutamente, gli arredi e il profumo di erbe che inebria piacevolmente il cliente o la cliente. Anche la situazione ambientale è importante per voi, bottega storica?

Sicuramente sì. Quando il cliente entra e vede l’arredamento e torna dopo anni e dice "è tutto come prima. C'è lo stesso profumo. Mi raccomando, non cambiate niente", beh!, ci riempie di soddisfazione. Come, nonostante tutti i
cambiamenti che riguardano questa via e tutto ciò che ci circonda, entrano in negozio e dicono: "Ah! Meno male, ci siete ancora. Mi raccomando, non chiudete!".

Oltre 500 varietà di piante disponibili. C’è una ricerca continua di abbinamenti vestiti su misura per il cliente. Come rimanete aggiornati?

Senz’altro attraverso lo studio. Continuamente vengono fatti studi su nuove piante o vecchie piante riscoprendo proprietà che magari hanno e che non erano ancora state studiate. Dobbiamo restare aggiornati ed essere al passo con i tempi. Oggi poi con internet vengono fuori sempre nuovi prodotti, anche miracolosi e noi dobbiamo dare indicazioni precise al cliente. Dobbiamo consentirgli di vedere ciò che è reale e ciò che non lo è.

I prodotti di cosmesi che spazio trovano?

Piccolissimo. Abbiamo solo un paio di linee di cosmesi e continuiamo esclusivamente con quelle.

Dal 2010, lei sceglie di condividere la passione e la professione di papà Francesco. Una scelta importante effettuata senza dubbi?

Sì e rispondo senza alcuna esitazione. Sin da piccola ho sempre detto che volevo fare questo. Ho fatto anche altre esperienze, ma poi sono tornata qua. Era nel mio Dna.

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Dopo la terza generazione, il futuro dell’Erboristeria Novetti, qual è?

Speriamo che continui. Ho due nipotine, magari una delle due continua… Per ora nessuna delle due ha espresso questa volontà, però non si sa mai. Col tempo, magari, si appassionano anche loro.

Si ricorda la più strana richiesta di qualche cliente?

Le richieste più strane riguardano gli animali per i quali chiedono di tutto. Serpenti no, ma mio papà ha trattato una volta una tartaruga. Era una tartaruga acquatica, che soffriva di calcoli renali. Le ha dato un'erbetta che ha brucato e tutto si è risolto. Le richieste sono le più varie e occorre essere preparati a 360°. Spesso arrivano da noi come ultima spiaggia, dopo avere provato di tutto. Dovrebbe essere, invece, il contrario. Cerchiamo comunque sempre di dare un aiuto, anche se i miracoli non si possono fare. Quando però si riesce nell’intento, è una gran bella soddisfazione.

Passaparola e social. Cos’è più importante? O vi avvalete di entrambi?

Ci avvaliamo di entrambi. Senz’altro il passaparola è l’elemento più importante anche perché c’è la testimonianza diretta di chi si è trovato bene e parla ad amici e conoscenti dicendo di avere trovato un rimedio al suo disturbo. Dei social devo ammettere che io non sono molto entusiasta, per cui non li movimento molto. Sono poco attivi. Non mi appassionano e di conseguenza non mi vedono in azione. Confesso la mia colpa. Certo che il passaparola fa venire in negozio la nipote perché qui si recava la nonna.

Il vostro maggiore rivale chi è attualmente?

Col genere di prodotti che abbiamo noi, non possiamo parlare proprio di rivali. Forse un pochino le farmacie. Per tisane e piante sciolte, a parte altre erboristerie, non abbiamo rivali. E parliamo di tisane e prodotti fatti su misura. Su prodotti già fatti e confezionati, allora sì: farmacie e un po’ la grande distribuzione. Ma la grande nostra differenziazione sta all’origine: nella specificità, come ripeto, di fare prodotti su misura. Sul prodotto standardizzato, vale a dire gocce, capsule, allora sì, un po’ di concorrenza c’è. Ma la personalizzazione è fondamentale. Abbiamo scelto poi anche aziende per prodotti confezionati, che non hanno la vendita online e comunque monitorano il discorso dell’online. Ci fanno firmare contratti per non poter vendere online.

Il futuro delle botteghe storiche, più in generale, come risulta?

Se non c’è una continuazione familiare, un po’ di rischio c’è, anche se la bottega storica può continuare pur non esistendo più la gestione con cui è partita. Quelle di questa zona (Paolo Sarpi, Canonica, etc. ndr) sono di tradizione assolutamente familiare.

La bottega storica – conclude papà Francesco – vive perché ha una sua identità e l'identità sarà quella che salverà queste botteghe. Aggiungiamo un'altra nostra caratteristica: l'umanizzazione del rapporto con i clienti. Spesso "perdiamo" tempo a parlare con le persone, ma soprattutto ad ascoltarle. Questo deve essere un aspetto da perpetuare, nelle botteghe storiche.

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