La storia di un minore straniero non accompagnato a Milano: “La comunità mi ha dato una seconda famiglia”

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A Milano apre Casa Cicerone, una comunità educativa che sarà dedicata all’accoglienza di 18 minori stranieri non accompagnati, inaugurata da Spazio Aperti Servizi. Uno dei ragazzi che Spazio Aperti Servizi ha accolto in questi anni, ha spiegato cosa significa vivere in comunità: “Qui ho trovato persone che mi hanno aiutato quando avevo bisogno. Quando stavo male. Quando non sapevo cosa fare”.

"Quando sono arrivato, non conoscevo quasi nessuno. Un Paese nuovo, una lingua diversa, tante cose da capire e la famiglia lontana. Non sapevo bene cosa mi aspettasse": esordisce così uno dei ragazzi che in questi anni è stato accolto da Spazio Aperti Servizi che oggi, martedì 27 ottobre, a Milano ha inaugurato Casa Cicerone, una comunità educativa che sarà dedicata all'accoglienza di 18 minori stranieri non accompagnati. La struttura è nata da un progetto che vede la collaborazione del Comune e di oltre quaranta organizzazioni del terzo settore.

Spazio Servizi gestisce sia strutture dedicate ai minori stranieri non accompagnati, che luoghi per i neomaggiorenni che sono inseriti in progetti di autonomia. Gestisce anche progetti di supporto abitativo per ragazzi che hanno concluso il percorso di accoglienza.

La cooperativa gestisce quindi sia la fase di prima accoglienza e di orientamento, che la presa in carico educativa di lungo periodo che ha poi l'obiettivo di rendere autonomi i ragazzi consentendogli di avere documenti regolari, di essere inseriti nel mondo scolastico o in quello di lavoro. E, soprattutto, di costruire reti sociali e accedere a servizi cittadini.

"Quando un ragazzo arriva in comunità, porta con sé una storia che spesso conosciamo solo in parte. Ci sono cose che racconta subito. Altre che richiedono tempo. E allora si comincia dalle cose più semplici: una stanza, un pasto insieme, qualcuno che ti chiede come stai", ha spiegato invece un operatore.

Quanto detto da lui, è stato confermato dallo stesso ragazzo che ha spiegato come, all'inizio, sono tante le cose da dover imparare: la lingua, gli orari e le regole: "A volte non capisci. A volte ti arrabbi. Poi, piano piano, cominci a sentirti a casa". L'accoglienza, soprattutto nel caso di ragazzi giovanissimi costretti a lasciare il proprio Paese d'origine, non è sempre facile. Non lo è per i minori, ma nemmeno per gli operatori che li assistono quotidianamente. Anche per loro è una sfida: "Impariamo ad ascoltare, ad aspettare, a capire quando esserci e quando lasciare spazio. Non sempre troviamo le parole giuste. Non sempre è facile capirsi. Ci sono giornate difficili, discussioni, porte che si chiudono. E poi ci sono quelle che si riaprono".

Nelle parole del ragazzo è evidente la gratitudine per chi lo ha aiutato. E, infatti, definisce la comunità come una casa, un luogo dove puoi immaginare il tuo futuro, dove "puoi essere te stesso e il luogo dove sai di poter tornare". Ancora una seconda famiglia considerato che la prima l'ha lasciata in Marocco: "Qui ho trovato persone che mi hanno aiutato quando avevo bisogno. Quando stavo male. Quando non sapevo cosa fare".  Grazie a quell'esperienza lì, ha imparato la lingua, le regole, a muoversi fuori dalle mura della comunità. E, adesso, infatti ha una casa sua: "L'ho comprata pochi giorni fa. E quando penso agli anni trascorsi in comunità, penso a un periodo importante della mia vita. Alle persone che ho incontrato. A quello che mi hanno insegnato. Non dimenticherò mai come sono stato trattato".

Casa Cicerone avrà uno spazio di 500 metri quadrati. Ci saranno sei camere da letto, sei servizi igienici, due aree relax, una cucina e un'area esterna.

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