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La mantide di Parabiago

La Mantide di Parabiago condannata all’ergastolo per l’omicidio di Fabio Ravasio

La Corte ha inoltre condannato all’ergastolo Fabio Lavezzo e Marcello Trifone. Mentre ha condannato Igor Benedito a 23 anni, Massimo Ferretti a 24 anni, Mirko Piazza a 14 e 4 mesi, Mohamed Dahibi a 22 anni e Fabio Oliva a 14 anni.
Adilma Pereira Carneiro e Fabio Ravasio
Adilma Pereira Carneiro e Fabio Ravasio
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Adilma Pereira Carniero, 50enne brasiliana nota come"la Mantide di Parabiago", è stata condannata all'ergastolo per l'omicidio di Fabio Ravasio, 52 anni, ucciso il 9 agosto 2024 a Parabiago (Milano) da quello che inizialmente era sembrato un incidente causato da un pirata della strada.

La sentenza è arrivata nella tarda serata di ieri, lunedì 15 giugno, intorno alle 23.30, dopo una camera di consiglio durata 12 ore. Il processo si è tenuto davanti alla Corte d'Assise di Busto Arsizio (Varese) presieduta da Giuseppe Fazio e Marco Montanari a latere.

La Corte ha inoltre condannato all'ergastolo Fabio Lavezzo e Marcello Trifone. Mentre ha condannato Igor Benedito a 23 anni, Massimo Ferretti a 24 anni, Mirko Piazza a 14 e 4 mesi, Mohamed Dahibi a 22 anni, Fabio Oliva a 14 anni.

Accogliendo in parte le richieste formulate dal pubblico ministero Ciro Caramore che aveva chiesto 5 ergastoli. Ciascuno di loro ebbe un ruolo preciso nell'omicidio di Ravasio.

Benedito guidava l'auto con Trifone al fianco, Oliva riparò la macchina usata per l'omicidio, Ferretti pianificò con lei l'uccisione di Ravasio, Piazza faceva da ufficiale di collegamento, Lavezzo, compagno della figlia della Mantide, avvisò Benedito del passaggio della vittima affinché questo potesse investirlo, Dahibi finse un malore in strada per fermare il traffico.

A tutti, tranne che a Oliva, è contestata la premeditazione. Per Pereira, Dahibi e Lavezzo le difese avevano chiesto l'assoluzione. Per tutti gli altri i difensori si erano rimessi alla corte per la determinazione della pena.

Le dichiarazioni degli avvocati prima della sentenza

"Bisogna vedere se quelle dichiarazioni costituiscano davvero un mandato omicidiario oppure no", queste le parole dell'avvocato Mattia Fontanesi, legale di Adilma Pereira Carneiro, con cui ha chiesto nella mattinata di ieri alla Corte d'Assise di Busto Arsizio (Varese) l'assoluzione della sua assistita. 

Per il legale le chiamate in correità degli altri imputati non sono sovrapponibili e non costituiscono dunque prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, del coinvolgimento della 50enne di origine brasiliana nell'omicidio di Ravasio.

Secondo la Procura, che aveva chiesto invece per lei l'ergastolo, Pereira avrebbe orchestrato il delitto per motivi economici insieme ad altri sette imputati. La difesa ha invece contestato l'impianto accusatorio, sostenendo che le dichiarazioni dei coimputati sono prive dei necessari riscontri e caratterizzate da numerose contraddizioni.

Nel corso dell'udienza Pereira ha reso dichiarazioni spontanee. "Voglio che facciate luce su quello che è successo", ha affermato. "Non c'era alcun motivo economico. Non avevo bisogno di far fuori Fabio".

La donna ha inoltre sostenuto di essere stata vittima di stalking da parte di Massimo Ferretti, suo ex amante, e di aver scoperto che quest'ultimo cercava qualcuno per uccidere Ravasio dopo l'accaduto. "Ho rischiato anch'io", ha dichiarato, denunciando una presunta "manipolazione mediatica" della vicenda. Pereira ha inoltre lamentato la scomparsa di un telefono cellulare e il mancato recupero di elementi che, a suo dire, avrebbero potuto contribuire alla sua difesa.

"La verità è stata nascosta. Ho diritto a essere tutelata", ha detto rivolgendosi ai giudici. Al termine delle dichiarazioni dell'imputata, il presidente della Corte, Giuseppe Fazio, ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura affinché valuti la sussistenza del reato di calunnia in relazione ad alcune accuse formulate dalla donna durante il processo. Poi, conclusi gli interventi delle difese e le dichiarazioni spontanee dell'imputata, la Corte d'Assise si è ritirata in camera di consiglio per la sentenza.

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