Elezioni comunali Milano 2021
11 Settembre 2021
8:55

La candidata del M5s Layla Pavone: siamo per il progresso, ok alle Olimpiadi ma con i nostri valori

Layla Pavone è la candidata sindaco del Movimento Cinque Stelle nella città di Milano. È stata fortemente voluta dal leader Giuseppe Conte, ed ha “scalzato” il nome indicato dalla base, Elena Sironi, oggi capolista. La manager punta molto su innovazione, tecnologia e progresso in generale. Un punto che sembra dare un nuovo corso ai Cinque Stelle, nati anche con il concetto di “decrescita felice”. Per la sfidante di Sala e Bernardo alla poltrona più ambita a Palazzo Marino le Olimpiadi “sono una grande opportunità, ma devono essere gestite con i valori della sostenibilità e del verde”
A cura di Simona Buscaglia
Layla Pavone, candidata sindaco del M5s a Milano
Layla Pavone, candidata sindaco del M5s a Milano
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Elezioni comunali Milano 2021

Layla Pavone è la candidata sindaco del Movimento Cinque Stelle a Milano. Un nome fortemente voluto dal leader Giuseppe Conte che probabilmente proprio nel capoluogo lombardo vuole provare a testare "il nuovo corso", più moderato, del M5s. Per farlo ha attinto dal bacino della società civile, come è stato fatto ad esempio dal centrodestra con il pediatra Luca Bernardo, e la scelta per i pentastellati è caduta su una donna con un curriculum di tutto rispetto nel mondo della comunicazione e dell'innovazione. Pavone è laureata in Scienze politiche con un Master in Comunicazione d’Impresa e Nuove Tecnologie, e da lì le sue esperienze passano per Publikompass, per presiedere poi per sette anni Iab Italia, charter dell’Interactive Advertising Bureau, associazione internazionale per lo sviluppo e la promozione della pubblicità interattiva. Nel 2014 entra nel Consiglio d'amministrazione di Digital Magics, incubatore di startup nel campo dell'innovazione tecnologica e nel 2015 viene nominata amministratore delegato di Digital Magics per l’Industry Innovation. Fanpage.it ha intervistato Layla Pavone per capire quale potrebbe essere il suo contributo alla città di Milano.

Il Pd e il M5s sono al governo insieme. A Varese i Cinque Stelle sostengono il sindaco uscente Galimberti, esponente del Pd. A Milano invece avete deciso di correre da soli: perché?

Una forza politica deve presentare il proprio programma da sola. Non sono partita con il presupposto di fare una coalizione anche perché sono entrata da poco nel mondo della politica, ho una gran voglia di farmi conoscere e presentare il programma. Noi corriamo da soli perché abbiamo un bellissimo programma da presentare e vogliamo che tutta l’attenzione sia concentrata su questo aspetto.

Due consiglieri comunali su tre eletti nel 2016 hanno lasciato il Movimento. Ci sono ancora i Cinque stelle a Milano?

I cinque stelle a Milano ci sono e sono una forza. Li ho conosciuti e sono attivisti con una grandissima passione, con una vis politica interessante, mi ci sono trovata subito bene, sono persone con cui condivido il programma e sono molto determinati e appassionati.

Lei è stata indicata direttamente da Conte, sconfessando il voto della base che aveva scelto Elena Sironi, oggi capolista. Cosa può dire alla base?

Con la base ci conosciamo, io non sono stata imposta dall’alto. C'è stata una fase, circa un mese fa dove ho incontrato la base e gli attivisti, mi sono presentata e ho raccontato le mie competenze, il mio percorso e i miei progetti all'interno di un possibile ingresso nel movimento. Ci siamo piaciuti, il consenso è stato pressoché totale, mi sento fortemente parte del Movimento e fortemente rappresentata dalla base.

"No vax e "No green pass" vi hanno messo nel mirino. A Milano un gazebo è stato distrutto al suono di "Traditori". Al di là dell'episodio da condannare, lei cosa ne pensa del green pass? È poi a favore dell'obbligo vaccinale?

Sul green pass sono, e siamo, a favore, il governo Conte è quello che ha guidato un po' questa pandemia. Io ho fatto anche il Covid e sono testimone di quanto sia effettivamente pericoloso, quindi assolutamente: sì a vaccino e greenpass. Sull'obbligatorietà vediamo. Dobbiamo vedere l'evoluzione di questo virus, se si dovesse convergere su un obbligo ci ragioneremo con tutta la comunità scientifica. Questo è un virus molto serio e il fatto di avere il green pass vuol dire avere libertà di muoversi e dare la libertà a tutti di poter tornare a vivere una vita come quella di anni fa

Una delle stelle che dava il nome al vostro movimento riguardava la mobilità sostenibile, è ancora al centro del vostro programma?

La sostenibilità è al primo posto del nostro programma, con mobilità, ambiente e verde. A Milano manca, è una città con un numero di metri quadri di verde per abitante molto basso, la metà rispetto alla media italiana. La sostenibilità poi ha a che fare anche con la Smart city. Io vengo dall’innovazione, dal digitale quindi qualora venissi eletta c’è la volontà di creare un board con il mondo delle imprese tecnologiche e l’università. Milano deve tornare a essere "una prima donna", questo è il nome del nostro programma, a livello territoriale, cioè una città a nostra misura, ma soprattutto a livello internazionale perché Milano è una metropoli.

Uno dei temi molto dibattuti in questa campagna elettorale riguarda proprio la mobilità: come affronta la questione delle piste ciclabili?
Sono a favore delle piste ciclabili ma deve essere fatto un piano più strutturato. Quando uso la bicicletta e il monopattino non mi sento sicura. Non vorrei citare il solito esempio di Corso Buenos Aires, ma è un po' l'emblema di come è stata gestita la mobilità: è chiaro che non si può gestire con una striscia di vernice, ci vogliono delle protezioni e un piano continuativo. Non ciclabili che dopo un po' finiscono e altre che non si capisce nemmeno siano piste ciclabili. Ci vuole un progetto strutturato.

Uno dei nodi più spinosi lasciati ancora in sospeso dalla precedente giunta riguarda lo stadio a San Siro: lei è per la nuova costruzione o no?

San Siro è un tempio milanese, per milanisti e interisti è un grande punto di riferimento ma non si può continuare a buttare cemento sulla città. Si può pensare di ricostruire uno stadio senza andare a riempire di nuovo di tonnellate di cemento quella zona, che deve essere sicuramente rivista, bisogna riqualificare una parte di San Siro, e il verde sarà centrale. Noi non siamo mai per un no tout court ma bisogna fare un piano che tenga conto della sostenibilità. Io sono per il progresso, Milano deve diventare una Smart city perché oggi siamo al 74esimo posto delle classifiche internazionali mentre nel 2019 era al 22esimo posto, quindi c'è qualcosa che non funziona, la mia competenza la metterò sul tavolo appena ne avrò la possibilità.

Sulla movida e la sicurezza in previsione di un possibile aumento dei contagi come la pensa?

Bisogna vaccinarsi perché è l’unica arma che abbiamo contro questo virus, i dati lo dimostrano, stiamo vedendo che le terapie intensive non si riempiono come lo scorso autunno. Il virus muta quindi bisogna stare comunque attenti, continuare a indossare le mascherine. Ma non si può fermare la città di Milano: la movida, i negozi e i ristoranti devono andare avanti, non siamo più a due anni fa quando non si sapeva come gestire questo dramma. La movida deve muoversi e andare avanti, deve esserci una città effervescente e creativa come quella che abbiamo avuto fino a qualche anno fa

In campagna elettorale a Milano ci sono volti quasi solo maschili, escluso il suo e quello della candidata di Potere al Popolo, Bianca Tedone. Quale può essere la marcia in più di una donna alla guida di Palazzo Marino?

Penso che una prospettiva femminile possa essere interessante per Milano. Da donna ho vissuto un anno e mezzo di difficoltà, in una città che non ha brillato per i servizi alle donne e alle famiglie, tant’è vero che molte donne hanno dovuto rinunciare al lavoro per occuparsi della famiglia. Credo che l’esperienza di una donna manager e madre di famiglia che ha delle proposte possa interessare e piacere ai cittadini milanesi

Quali sono le cose che lei si sentirebbe di fare meglio di Sala come sindaco?

La competizione si gioca sui programmi. L'amministrazione uscente non ha brillato, lo dico da cittadina prima che da candidata. Ho visto una città punita dal Covid. C'è stata ad esempio una polemica recentissima con i commercianti e ristoratori di via Lecco, che hanno ricevuto una chiusura come risposta, invece si deve aprire un dialogo e trovare insieme una soluzione. Milano deve essere un sistema fatto dai cittadini, dalle imprese, dalle università, da tutti coloro che amano questa città e vogliono una città migliore. Poi c'è il tema delle periferie che sono state un po' snobbate. Milano non è solo il centro, alcuni quartieri centrali sono molto belli ma Milano è fatta anche da quartieri che non sono Porta Garibaldi e City Life. Siamo un milione e mezzo di cittadini e non tutti vivono in centro, molti vivono nelle periferie e in molte di queste c'è un grande livello di degrado. Lì vivono le fasce più deboli. Gli anziani e i disabili sono persone che sono state quasi dimenticate in questo anno e mezzo, che hanno sofferto anche la mancanza di una relazione diretta con i medici e il mondo dell'assistenza in generale, questo è un tema che mi sta molto a cuore.

Il sostegno a Sala potrebbe arrivare comunque al ballottaggio? Come sono i rapporti tra di voi?
Buoni, ci siamo sentiti, abbiamo avuto una telefonata di cortesia, ci siamo salutati. Siamo agli inizi di settembre e io ho un programma che voglio raccontare quanto più possibile e che vorrei conoscessero tutti i cittadini. La politica ha poi delle regole e se ci dovesse essere un ballottaggio ci sentiremo e potremmo parlarne ma è un pensiero che in questo momento non mi appassiona affatto

Come si dovrebbero gestire secondo lei le Olimpiadi, quali sono i punti su cui si dovrebbe puntare di più?

Le Olimpiadi sono una grandissima opportunità per Milano e anche qui, come gestirle? Sempre secondo i nostri valori, c'è un tema di sostenibilità che non può essere trascurato, le Olimpiadi devono tenere conto del fatto che Milano deve tornare a essere una città molto più verde. Noi non siamo per il "no" tout court ma secondo me non lo siamo mai stati perché quando ha detto "No" il movimento ha sempre cercato di argomentare.

Sulla possibilità che Milano possa ospitare il Tribunale europeo dei brevetti?

Milano ha avuto e ha delle opportunità anche in virtù della Brexit. Milano è una capitale del fintech e quindi come poter non essere d'accordo sul fatto che possa ospitare qualunque istituzione per cui la città ha molto da dare. Non dimentichiamoci della finanza etica e buona anche, che deve essere coinvolto nel programma dell'amministrazione di Milano. Nel mio settore spesso dobbiamo fare sistema e secondo me questo è un concetto che può essere traslato in un'amministrazione: il progresso vuol dire mettere fattor comune delle competenze, perché Milano se lo può permettere

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