Opinioni
16 Settembre 2020
16:26

Il problema dei monopattini elettrici è l’accesso selvaggio al servizio: chi li usa non sa guidarli

Milano c’è un problema di micro mobilità, è innegabile. L’approdo dei monopattini elettrici in città, messi a disposizione anche dal Comune per un totale di circa seimila unità, ha dato il via ad una rivoluzione del trasporto alla quale i cittadini stanno dimostrando di non essere (ed essere stati) preparati. E se non lo saranno mai, l’ambiziosa svolta bramata dall’Amministrazione resterà soltanto una bella intenzione e poco più.
A cura di Filippo M. Capra
Immagine di repertorio
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A Milano c'è un problema di micro mobilità, è innegabile. L'approdo dei monopattini elettrici in città, messi a disposizione anche dal Comune per un totale di circa seimila unità, ha dato il via ad una rivoluzione del trasporto alla quale i cittadini stanno dimostrando di non essere (ed essere stati) preparati. Le oltre 350 sanzioni comminate negli ultimi due mesi sono la riprova di ciò.

Inutili gli steward annunciati da Granelli, serve una formazione vera

Dal posteggio selvaggio alla totale non osservanza delle regole di circolazione stradale, con corse furibonde sui marciapiedi a 25 chilometri orari e incidenti di ogni tipo: il servizio offerto (anche a livello privato) non è mai stato sotto controllo. L'accesso indiscriminato al servizio a tutti coloro i quali rientrano in determinate categorie, comunque troppo ampie, non ha saputo dare regole precise, lasciando la città in balìa di uso selvaggio dei mezzi. Ma, forse, non è ancora troppo tardi. E non perché l'assessore alla Mobilità Granelli ha dichiarato che sette steward controlleranno le strade di Milano sino al 24 settembre educando gli utenti all'utilizzo del mezzo, annunciando dunque un'iniziativa pressoché inutile, bensì perché l'utilizzo dei mezzi di micro mobilità elettrica potrebbe divenire "riservato" a coloro i quali dimostrano di avere una cultura sull'uso dei monopattini prima di viaggiarci sopra. Come? Formandoli. I cittadini devono avere la consapevolezza di non essere su un giocattolo che sfreccia in mezzo al traffico come la nuvoletta speedy di Goku, esente da qualsiasi contravvenzione. Un patentino ad hoc, ad esempio, potrebbe essere una soluzione.

Una patente non concede più vie di fuga in caso di infrazioni

Ad hoc perché nessuna patente di altri mezzi di trasporto ti prepara alla guida di un nuovo veicolo, così lontano dagli altri. È un monopattino ma va più veloce di una bicicletta, giri una manopola ma non sei su un motorino. Insomma, assomiglia a tutto ma non è identico a nulla. Parallelamente, è lo stesso discorso che si potrebbe affrontare per l'uso dei motorini in sharing. Secondo la legge se si dispone di una patente B si possono guidare motocicli sino ai 125. Ma è sicuro affidare un motorino a chi non ne ha mai preso in mano uno? La patente per l'automobile certifica che l'individuo sappia portare un due ruote? La risposta è ovviamente no e il conseguente rischio di provocare un incidente subisce un'impennata statistica importante. Certo è che una licenza di guida non rende immuni dalla provocazione di sinistri, ma quantomeno ti forma affinché non si abbia più alcuna scusa plausibile per giustificare la propria condotta, nascondendosi anche dietro l'ignoranza in materia. Da lì in poi, l'utente non ha più alcuna via di fuga per non assumersi le proprie responsabilità. Una regolarizzazione dell'uso dei monopattini elettrici è doverosa in una città come Milano che guarda al futuro ma deve fare i conti con un presente che non può nascondersi a sua volta dietro gli slogan che annunciano una svolta. Perché di questo passo rimarrà soltanto una bella intenzione e poco più.

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