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Inchiesta escort-calciatori a Milano

I legali del calciatore dell’Arsenal Riccardo Calafiori sull’inchiesta escort: “È estraneo in tutto e per tutto”

Gli avvocati del calciatore Riccardo Calafiori, dello studio legale Conte, smentiscono ogni possibile coinvolgimento del loro assistito nel ‘caso escort’, scoppiato a Milano, e su cui sta indagando la Procura. Nel presunto giro di prostituzione avrebbero preso parte molti calciatori di Serie A.
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Riccardo Calafiori (foto LaPresse)
Riccardo Calafiori (foto LaPresse)
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"Con non poco sgomento", con queste parole, affidate ai suoi legali, Riccardo Calafiori – calciatore dell'Arsenal e della Nazionale – commenta la notizia, apparsa su diverse testate giornalistiche, secondo cui il suo nome sarebbe stato incluso nell'elenco di coloro, perlopiù calciatori di Serie A, che avrebbero fruito di servizi sessuali a pagamento, offerti in 26 locali della movida milanese dalla coppia Buttini-Ronchi, a capo di un'agenzia eventi che nei fatti gestiva un presunto giro di prostituzione. 

Sul ‘caso escort' la Procura di Milano ha aperto un'inchiesta che ha portato alcuni giorni fa all'esecuzione dell'ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari di quattro (dei dieci) indagati. In particolare, Ronchi e Buttini sono accusati di essere promotori di un'organizzazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione e altri reati come l'autoriciclaggio.

Secondo quanto si apprende, Calafiori si sarebbe rivolto allo studio legale Conte per tutelare il suo nome e la sua immagine. Lo studio Conte in particolare invita a sottolineare "che il nominativo del nostro cliente non compare in nessun atto dell'indagine attualmente in corso sui Signori Buttini-Ronchi e sulle di loro attività, rispetto alla quale deve essere dato opportuno risalto all'unica circostanza obiettiva allo stato nota e cioè che il signor Calafiori è estraneo ad essa in tutto e per tutto".

I legali del calciatore notano che "sebbene venga specificato che l'indicazione del Calafiori sia il risultato non di un riscontro documentale bensì di una ricerca per parole chiave condotta sul decreto di perquisizione – si legge nella richiesta di rettifica inviata ai media -, è davvero sconcertante che possa essere stato comunque pubblicato il riferimento nominativo del nostro assistito in spregio di qualsivoglia prudenza, diligenza professionale, nonché di obiettiva aderenza della notizia alla verità".

"Alla divulgazione della non-notizia difetta, peraltro, anche l'interesse pubblico, visto che l'indagine cui si riferiscono tutti gli editoriali da Voi incautamente diffusi non lambisce in alcun modo la persona del Sig. Calafiori, che ne è assolutamente estraneo", prosegue lo studio Conte.

Se Riccardo Calafiori ha scelto di parlare attraverso i suoi legali, Rafa Leao – attaccante del Milan – ha scelto invece la via dei social media. Sul suo profilo Instagram ha infatti pubblicato una story in cui, per primo, pubblicamente, rilascia una dichiarazione in cui smentisce ogni possibile coinvolgimento nella vicenda, oltre a sottolineare di non aver commesso alcun reato.

Sui suoi social si legge: "(…) Invito tutti a evitare di associare il mio nome a questa situazione in modo arbitrario o superficiale, senza attenzione per la verità e rispetto per la vita privata. Prima che calciatori, siamo persone con una famiglia e una reputazione (…)". 

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