Simonetta Ferrero, studentessa all'università milanese del Sacro Cuore, venne uccisa con 33 coltellate nei bagni dell'ateneo meneghino da mano sconosciuta. Oggi, a cinquant'anni esatti dal delitto della Cattolica, un criminologo ipotizza che quella mano possa essere la stessa che, tra gli anni Sessanta e Settanta, a Milano, ha strappato la vita di altre sei donne. Dietro gli omicidi di Adele, Valentina, Elisabetta, Salvina, Olimpia e Tiziana potrebbe esserci un serial killer. Stiliste, affittacamere, cassiere, studentesse, tutte giovani: queste le vittime dell'ipotetico assassino seriale la cui presenza, mezzo secolo dopo i fatti, potrebbe essere accertata con i moderni strumenti investigativi. A farsi strada in quella Milano fumosa e oscura, come riporta Corriere.it, è oggi Franco Posa, il criminologo che ha deciso di riesaminare il caso con un pool di esperti e uno strumento di alta precisione. Si tratta di un software americano in grado di creare una mappa dei luoghi in cui il killer avrebbe vissuto e operato. L'assassino è territoriale. Questa, infatti, la teoria che lega la nuova proposta investigativa che la Procura sarà chiamata a esaminare.

L'omicidio di Olimpia Drusin

Il killer si sarebbe mosso in una macchia di strade, negozi e uffici che comprendeva anche l'appartamentino a ridosso del parco Sempione della 45enne Olimpia Drusin, pugnalata a morte nel quartiere Greco nel 1963. È lei la prima vittima del ciclo di delitti senza colpevole che ha gettato un'ombra oscura su Milano.

L'omicidio di Elisabetta Casarotto

Del 1964, un anno dopo, è l'omicidio della 29enne Elisabetta Casarotto, originaria del quartiere di Villapizzone e uccisa a coltellate a Lacchiarella, a sud di Milano. Anche lei massacrata con un'arma da taglio, anche lei vittima di un assassino senza volto. Si scavò nella sua vita, ma non emersero moventi o sospettati che potessero condurre su una pista credibile. Il caso venne archiviato.

L'omicidio di Adele Margherita Dossena

Al civico 18 di via Copernico, tenuto a pensione dalla 45enne Adele Margherita Dossena, mamma di due figlie, è avvenuto il terzo delitto. Venne uccisa il 16 febbraio 1970 con diverse decine di coltellate su tutto il corpo. Con il nome d'arte di Agostina Belli, una delle due figlie di Adele, Mariuccia, sarebbe diventata la futura stella della commedia all’italiana. Tentò ogni strada per trovare il colpevole con degli investigatori privati, ma non vi riuscì.

L'omicidio di Salvina Rota

Seviziata con una lima e strangolata, Salvina Rota venne uccisa il 16 giugno 1971, al civico 4 di via Tonale, alla fine di una giornata di lavoro come cassiera in un supermercato di largo Alpini. Anche il fascicolo di Salvina Rota venne chiuso senza colpevole.

L'omicidio di Valentina Masneri

Coltellate anche per Valentina Masneri, stilista, sposata senza figli, assassinata nell'appartamento di via Settala il 18 marzo 1975. In ciabatte, la vittima aveva aperto la porta all’aggressore, per venire aggredita alle spalle, come lo era stata Adele. Il marito, un grafico, si batté per anni affinché le indagini non venissero chiuse, ma senza successo.

L'omicidio di Tiziana Moscadelli

Tiziana Moscadelli, 20 anni, condivideva un miniappartamento al 58 di via Tertulliano con Lola, un'amica trans che, come Tiziana, si prostituiva. Venne aggredita con decine di fendenti sferrati con un coltello e un cacciavite. Si credette che fosse stato un cliente, sebbene Tiziana conservasse l'abitudine di incontrare i clienti solo in strada, preservando l'appartamento.

L'omicidio di Simonetta Ferrero

Fendenti mortali, infine, anche nel bagno dell'Università Cattolica Del Sacro Cuore, dove una mattina di luglio fu trovato il corpo senza vita di Simonetta Ferrero, figlia di un dirigente della Montedison e nipote di un monsignore. C'era un testimone, un seminarista oggi diventato vescovo, colui che scoprì il corpo di Simonetta. Fu il primo vero caso di omicidio di cui si interessò la stampa. Nessuno, però, lo mise in relazione con gli altri sei omicidi.