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Femminicidio Pamela Genini

Cadavere di Pamela Genini decapitato, il legale del fratello: “Escludiamo la pista economica, nessuna minaccia”

Lungo interrogatorio per Francesco Dolci e i suoi genitori, l’avvocato del fratello di Pamela Genini a Fanpage.it: “Segnale importante, la Procura è al lavoro”.
A cura di Chiara Daffini
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Si è concluso intorno alle 2 di notte, dopo circa 12 ore di audizione, l'interrogatorio di Francesco Dolci e dei suoi genitori al Comando provinciale dei Carabinieri di Bergamo. L'imprenditore di Sant'Omobono è noto alle cronache come ex fidanzato e amico di Pamela Genini, la 29enne uccisa il 14 ottobre 2025 dal fidanzato Gianluca Soncin, che non accettava la fine della loro relazione. Circa cinque mesi dopo il femminicidio si è scoperto che il cadavere della donna è stato decapitato e la testa trafugata. "Un dolore nel dolore per i familiari", commenta a Fanapge.it l'avvocato Alessandro Turconi, che in quest'ultima vicenda rappresenta il fratello di Pamela, Nicola Genini.

Doppio filone di indagini

Se le indagini per il femminicidio sono condotte dalla Procura di Milano, su vilipendio e sottrazione di cadavere – questi i reati ravvisati, per ora senza indagati – è la Procura di Bergamo, con il pubblico ministero Giancarlo Mancusi, titolare dell’inchiesta. Nelle settimane trascorse dalla scoperta della salma vilipesa, venuta alla luce il 23 marzo durante lo spostamento di Pamela Genini da un loculo provvisorio alla tomba di famiglia, diverse ipotesi sono state avanzate circa il movente di un gesto che resta per tutti inspiegabile.

Francesco Dolci
Francesco Dolci

Il primo a mettere sul tavolo teorie, non appena diffusa la notizia, è proprio Francesco Dolci, che della vittima si è sempre dichiarato confidente, oltre che ex fidanzato: "Pamela – sostiene Dolci – si era trovata coinvolta, inconsapevolmente, in un giro di criminalità internazionale legata al riciclaggio del denaro, è stata usata come copertura in diversi viaggi nell'Est Europa. Quando si è accorta ha avuto paura e si è confidata con me, ma non voleva che denunciassi". Secondo la ricostruzione di Dolci, che nelle scorse settimane ha più volte denunciato violenze e minacce ai suoi danni, decapitare la salma della 29enne defunta e trafugarne la testa sarebbe: "Un gesto di intimidazione nei miei confronti, chi le ha tagliato la testa e l'ha fatta sparire vuole mettermi paura affinché non parli".

L'interrogatorio "fiume"

A chiedergli di parlare, dal primo pomeriggio di lunedì 13 aprile, sono stati invece gli inquirenti, che lo hanno convocato insieme ai genitori al Comando provinciale di Bergamo per la raccolta di sommarie informazioni testimoniali (Sit). Audizioni durate circa 12 ore, dal momento che Dolci e i genitori hanno lasciato la caserma intorno alle 2 di notte.

Eleonora Prandi, l'avvocata che rappresenta Francesco Dolci e il padre Livio, preferisce astenersi dal rilasciare dichiarazioni, ma conferma a Fanpage.it di non aver assistito agli interrogatori e che il suo assistito non è, per ora, indagato.

Intervistato nel pomeriggio del 14 aprile dal programma tv Ore 14,  Francesco Dolci ha voluto dare la sua versione: "Secondo me gli inquirenti mi credono e mi fanno collaborare, non mi sono mai sentito un sospettato, mi hanno sentito tante, tante volte, anche 9 ore, ormai sono abituato", ha dichiarato ai microfoni di Rai 2. "Fondamentalmente – ha spiegato – gli inquirenti sanno che sono l’ultima memoria vivente della vita di Pamela e sanno che tante persone non vogliono parlare di lei perché hanno paura e hanno chiesto il mio aiuto per chiarire tanti aspetti della vita di Pamela che serviranno per le indagini".

"Mi hanno chiesto della mia attività lavorativa di famiglia, un’impresa edile, ma senza soffermarsi troppo su questo – ha continuato Dolci in tv -. Abbiamo fatto copia forense alle foto che avevo fatto alla lapide di Pamela, foto che avevo mandato anche ad alcune amiche di lei perché mi dispiaceva che questa lapide fosse trascurata, c’erano anche piccoli oggetti lasciati non si sa da chi. Comunque avevo già mandato le foto anche a un alto inquirente che ha seguito la vicenda del femminicidio".

Dolci ha anche rivelato che nel pool che lo ha sentito in Caserma c’era anche un carabiniere psicologo. "Mi ha chiesto delle persone che gravitavano intorno a Pamela – ha aggiunto – e se riuscivo a dormire la notte. Il giorno che è morta Pamela ho fatto una scelta di campo – ha concluso – ovvero quella di assicurare alla giustizia chi le ha fatto del male perché non ci siano altri casi come quello".

I dubbi della famiglia di Pamela

La pista  economico-criminale sostenuta da Dolci è però sempre stata rigettata dalla famiglia di Pamela Genini. "Se c'è un'ipotesi investigativa che mi sento di escludere – dice a Fanpage.it l'avvocato Turconi -, è proprio quella economica: la famiglia di Pamela, secondo quanto mi ha sempre confermato chi rappresento, non ha mai ricevuto minacce in tal senso". Sulle sit di Dolci e dei genitori aggiunge: "Sicuramente un segnale importante, la Procura è al lavoro a 360 gradi, ma in questa fase sarebbe azzardato andare oltre".

Più esplicita la mamma della vittima, Una Smirnova, che attraverso una nota del suo legale, Nicodemo Gentile, subito dopo i fatti aveva dichiarato: "Non è escluso che dietro l'accaduto possa celarsi ‘una mente pericolosa' e che possa trattarsi di un atto riconducibile ‘a dinamiche di possesso deviate' e a un pensiero disturbato e ossessivo nei confronti di Pamela, della sua immagine e della sua identità". Più di recente, ai microfoni del programma tv Dentro la Notizia, la donna ha aggiunto: "Francesco Dolci era ossessionato da mia figlia. In un’occasione Pamela l'aveva trovato sotto casa sua a Milano".

La verità (forse) dall'autopsia

Finora si resta però sul terreno delle ipotesi e delle congetture, anche se la nuova autopsia, eseguita l'8 aprile all'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, potrà forse dipanare alcuni dubbi, essenziali per capire chi ha profanato la salma di Pamela e perché. Sono i carabinieri del Ris e il laboratorio Labanof (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano) incaricati di analizzare il materiale, estrarre il dna e verificare l’eventuale presenza di profili genetici estranei, nonché la datazione del fatto. Tra 90 giorni sono attese le loro conclusioni.

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