Giulia Pelucchi: “Ho congelato gli ovuli, ma è scandaloso che in Italia la salute delle donne sia un lusso”
Il tema del congelamento degli ovuli è scarsamente trattato e conosciuto. Non solo. Soprattutto è clamorosamente costoso. Tantissime donne ne sono escluse proprio per i costi che questo tipo di percorso prevede. Il congelamento di ovuli, l'acquisto di prodotti per l'igiene intima femminile o il trattamento di alcune malattie (per esempio la vulvodinia, l'endometriosi e non solo) sono un privilegio.
E ne è ben consapevole Giulia Pelucchi, presidente del municipio 8 a Milano, che attraverso un post su Instagram ha raccontato di aver congelato gli ovuli e di volerne parlare pubblicamente proprio per sensibilizzare sull’accessibilità di una pratica "che dovrebbe essere gratuita come in molti altri Stati".
Dopo la pubblicazione di quel contenuto, Fanpage.it l'ha contattata e intervistata. E proprio sul tema dei costi, si è espressa affermando che sia scandaloso che, in Italia, molte donne siano escluse da percorsi e cure proprio per questioni economiche: "Il problema, nel caso specifico del congelamento degli ovuli, è che non sai bene quanto spenderai veramente. Hai un'idea, però il dosaggio dei farmaci non è certo".
Cosa l'ha spinta a condividere la sua esperienza su Instagram?
A mio parere, quando vedi che le persone iniziano a interessarsi a un tema e vogliono saperne di più, devi sempre chiederti se anche tu puoi fare la tua parte. Pur venendo meno a una parte di riservatezza a cui tengo molto, ho deciso di raccontare la mia esperienza perché è un tema di cui in Italia si parla molto poco e non abbiamo molti esempi. Quindi mi sono detta che forse valeva la pena condividere la mia esperienza perché le persone che mi conoscono e mi seguono potrebbero dire: "Se lei lo ha fatto, possiamo capire come si fa" o "È un tema che può interessarmi".
Qual è l'iter da seguire quando si decide di congelare gli ovuli?
Nel 2024 ho scoperto di avere l'endometriosi. Sono più o meno asintomatica: ho sempre avuto qualche dolore il primo giorno di ciclo mestruale, ma non ho mai pensato di poter soffrire di qualcosa di simile. Nel 2024 ho rimosso una cisti ovarica. Dalla biopsia è emerso che era legata all'endometriosi. Chi ne soffre, fa più fatica ad avere figli. Nel mio caso specifico, per il mio orientamento sessuale, non si possono fare tentativi in coppia. Inoltre non so ancora se desidero o meno avere figli.
Ho chiesto al mio ginecologo, che lavora nella clinica Mangiagalli, cosa ne pensasse. Mi ha poi indirizzato verso una dottoressa che si occupa di Pma, che mi ha riferito che per le pazienti con endometriosi o altre patologie, non è prevista alcuna forma calmierata per il congelamento degli ovuli. Sono stata poi sottoposta a un test specifico sulla riserva ovarica e il valore emerso era abbastanza basso. Quindi mi è stato suggerito di congelarli.
Mi ha poi suggerito di recarmi alla clinica Madonnina proprio perché il sistema sanitario nazionale si occupa prevalentemente di Pma e prevede il congelamento di ovuli solo se si è pazienti oncologiche, che non è il mio caso.
Il percorso prevede costi fissi legati al pick up, quindi prelievo e presa in carico. Fin dall'inizio del percorso, sei molto seguito. C'è poi stato l'impatto con affrontare tutto questo in una clinica privata. Rispetto alla sanità pubblica, c'è sempre molta differenza.
In che senso?
La professionalità è la stessa. Quando entri in una struttura privata, però sembra quasi di essere in un hotel. Mi domando perché debba esistere una sanità privata o perché abbia accettato che si disinvestisse a tal punto nella sanità pubblica. Ad ogni modo, nel caso specifico del congelamento degli ovuli, ci sono costi che variano in base al dosaggio dei farmaci che devi acquistare. Le dosi possono variare durante il percorso: una settimana prima dell'inizio del ciclo mestruale, inizi ad applicare dei cerotti. Poi, dal secondo giorno di ciclo, inizi le iniezioni. Il dosaggio dipende da quanti ormoni il tuo corpo deve prendere per una buona riuscita del percorso.
Farmaci che ovviamente non sono esentati?
No. La cosa più sconvolgente è quando vai in farmacia dove spendi tra i 500 e i 700 euro per l'acquisto di questi farmaci. A quel punto, iniziano le iniezioni in pancia. L'assistenza, per qualsiasi cosa, è presente e disponibile. È una cosa che si svolge comunque nelle mura di casa tua. Un giorno sì e un giorno no ti rechi, invece, in una struttura per i prelievi del sangue, in modo da misurare i valori per comprendere se è necessario modificare il dosaggio degli ormoni.
Il percorso dura più o meno una quindicina di giorni. Una volta trascorsi questi, arriva il momento del pick up: in anestesia generale lieve, sostanzialmente una sedazione profonda, vengono prelevati gli ovuli. Più o meno, ti viene detto quanti ne hai: quanti follicoli si sono prodotti dentro di te grazie alla stimolazione. Non è nemmeno detto che tutti quelli prelevati siano buoni. Bisogna vedere se hanno l'uovo all'interno e, inoltre, è necessario che siano sufficientemente maturi perché vengono congelati solo gli ovuli maturi.
Per avere la certezza di una gravidanza devi essere tra gli otto e i dieci ovuli congelati. Io purtroppo ne ho congelati solo cinque. Nel mio caso, per la mia condizione di partenza era già buono. Ha influito molto anche l'aspetto psicologico: perché anche se non so se voglio avere figli o meno, quando inizi un percorso simile, comunque si generano aspettative.
Per me è stato l'aspetto più pesante. Se avessi saputo a 25 anni che avrei potuto fare questa cosa, l'avrei fatta e forse sarebbe andata diversamente. Nessuno ci ha mai spiegato o ancora oggi spiega nulla sul tema.
C'è una fascia d'età precisa in cui potrebbe essere ideale prelevare gli ovuli. A me hanno detto che se tra un paio di anni decidessi di provare ad avere figli, loro proverebbero con gli ovuli del momento a meno che la mia riserva ovarica non sia a zero. Sono comunque un cuscinetto che tu hai. Prima riesci a congelarli, meglio è. Ovviamente se hai la possibilità. Perché tra una cosa e l'altra, ho speso più o meno cinquemila euro.
Un altro tema evidenziato nel suo post su Instagram è quello dei costi. Questo è un tema che riguarda tutto ciò che concerne la sfera femminile soprattutto legata alla salute. Penso ai prodotti femminili, come gli assorbenti, o a tutto ciò che serve per alcune patologie come l'endometriosi, la vulvodinia o chi soffre di cistite in maniera continua. Molti farmaci o integratori non sono infatti esentati.
Esattamente. Questo è scandaloso. Il problema, nel caso specifico del congelamento degli ovuli, è che non sai bene quanto spenderai veramente. Hai un'idea, però il dosaggio dei farmaci non è certo. Inoltre compri confezioni che non sono quasi mai monouso. Per esempio, nel frigorifero ho un farmaco, per cui mi sono avanzate tre siringhe, che ho pagato circa 250 euro. Non c'è modo di riutilizzarlo. Ovviamente un ospedale non può riprenderselo perché non è a conoscenza delle modalità in cui tu lo hai conservato.
Se ci fosse però una rete di donne, con cui condividere l'esperienza si potrebbe affrontare il percorso insieme così da non dover nemmeno buttare soldi nell'acquisto di farmaci e sprecare i farmaci stessi.
C'è un po' di stigmatizzazione?
Penso di sì. Nel mio caso, raccontare la mia esperienza, significa comunque affrontare cose dolorose. Io non ho mai pensato che avrei potuto non poter avere figli ma magari qualcuno ci pensa. Conosco qualcuno che ha fatto il test del valore antimulleriano, che misura la riserva ovarica, che è basso ed è andato in panico perché ha pensato che non potrà avere figli. E, invece, non è sempre così: io a questa persona ho detto che avevo un livello più basso del suo e comunque ho potuto congelare gli ovuli. Si condividono esperienze tra amiche purché non ci sono molte informazioni.
E questo é un problema. Su alcune cose, poi, è come se magari si provasse vergogna o ci sono temi difficili da trattare. Non va dimenticato il tema lavoro. Oggi è tutto molto dilatato nel tempo: si riesce a diventare economicamente indipendenti molto tempo dopo. Quando ti rechi in una struttura per iniziare questo percorso, ti viene fornita una tabella che è incredibile: ti mostra come dopo i 35 anni, la curva che misura la possibilità di avere una gravidanza – in termini di percentuali – si abbassa notevolmente. E, quindi, quando la osservi pensi che il tuo tempo è finito, che avresti dovuto pensarci prima. Credo che su questo tema ci sia ancora poca condivisione e informazione rispetto a gravidanza e post partum su cui comunque l’Italia dimostra ancora troppo conservatorismo.