Giovanni Amenta morto nell’incendio di casa a Lomazzo, il vicino arrestato: “Abbiamo litigato, ma non l’ho ucciso”

Christian Lepore è stato arrestato lo scorso giovedì 25 giugno con l'accusa di incendio doloso e omicidio volontario dai carabinieri del Comando provinciale di Como. Secondo gli investigatori, infatti, la notte precedente sarebbe stato lui ad appiccare l'incendio al portone di casa di Giovanni Amenta, il 73enne che viveva nel suo stesso palazzo Aler a Lomazzo (in provincia di Como) e deceduto a causa dell'intossicazione dai fumi rilasciati dal rogo. Davanti alla sostituta procuratrice Giulia Ometto, il 42enne ha ammesso di aver litigato con Amenta, ma ha respinto l'accusa di essere responsabile della sua morte. Domani, lunedì 29 giugno, sarà interrogato dal giudice per le indagini preliminari per la convalida dell'arresto.
L'allarme nella palazzina Aler di Lomazzo era scattato intorno alle 3 della notte tra mercoledì 24 e giovedì 25 giugno. Il fumo, sprigionato dall'appartamento al pian terreno, aveva invaso gran parte del condominio. Ad avere la peggio è stato Amenta, un pensionato con gravi problemi di deambulazione e di vista. Il 73enne viveva in quell'appartamento e, secondo i primi riscontri degli investigatori, qualcuno aveva intenzionalmente incendiato la sua porta d'ingresso.
In breve tempo, i carabinieri del Comando provinciale di Como, insieme ai militari della Compagnia di Cantù, hanno raccolto testimonianze e filmati che hanno portato all'arresto di Lepore. Il 42enne, che vive all'ultimo piano di quello stesso condominio, in passato avrebbe incendiato l'auto di un assistente sociale nella provincia di Napoli e minacciato un uomo con cui stava litigando che avrebbe fatto la stessa cosa. Inoltre, pare che tra Lepore e Amenta i rapporti fossero tesi da tempo, al punto che il 73enne il giorno prima di morire lo aveva denunciato accusandolo di avergli rubato la carta di credito e di averla utilizzata.
A incastrare Lepore, però, sarebbe un filmato registrato dalle telecamere di sorveglianza di una stazione di servizio di Fenegrò. Intorno alle 23 di mercoledì, il 42enne è stato immortalato mentre acquistava 10 euro di benzina e se ne andava con la tanica a bordo di un monopattino elettrico, unico mezzo di spostamento a sua disposizione. Davanti alla pm Ometto, difeso dall'avvocato Emanuele Rosapinta, Lepore ha ammesso di aver litigato con Amenta e confermato di aver acquistato la benzina, ma ha respinto l'accusa di averlo ucciso sostenendo che il combustile gli sarebbe servito per eseguire lavori di pulizia motori, di aver appoggiato la tanica in casa e di non averla più trovata il giorno dopo.