È morta Katia “la Nera” Adragna, la regina della droga della Barona: era ai domiciliari per “gravi patologie”

È morta all'età di 47 anni Katia Adragna, detta "la Nera". Arrestata lo scorso 30 ottobre, era accusata di aver creato e diretto una "specifica cellula" dell'organizzazione "malavitosa la Nuova Barona" per continuare a "distribuire cocaina" anche dopo l'arresto di Nazzareno e Luca Calajò. A fine marzo la giudice per le indagini preliminari Lorenza Pasquinelli, su richiesta dell'avvocato Amedeo Rizza, aveva disposto la scarcerazione di Adragna per "motivi di salute" e la misura cautelare dei domiciliari nella sua abitazione. Nelle scorse ore, però, la "regina della droga" è deceduta a causa di una grave malattia.
Nazzareno Calajò, il "ras della droga" della Barona, e suo nipote Luca per anni avevano controllato numerose piazze di spaccio tra Milano e l'hinterland, in particolare nei quartieri Gratosoglio, Quarto Oggiaro, Baggio e, appunto, Barona. I due, spesso in contrasto tra loro, erano stati arrestati nella primavera del 2023 a seguito di un'indagine della Direzione distrettuale antimafia che era partita dagli accertamenti su una presunta rete di spaccio all'interno del carcere milanese di Opera.
Una volta finiti in carcere i vertici della famiglia Calajò, stando a quanto ricostruito dai pm Francesco De Tommasi e Gianluca Prisco e dagli investigatori del Ros dei carabinieri e della polizia penitenziaria, il compito di continuare a "distribuire cocaina" nelle piazze controllate sarebbe passato a Katia Adragna. La 47enne, chiamata "la Nera", ma anche "la zia" o "mamacita", si sarebbe occupata di coordinare gli "spacciatori", che chiamava "glovo" perché agivano "camuffati" da rider.
Per Adragna, e altre 18 persone, l'arresto è scattato il 30 ottobre 2025. Cinque mesi più tardi, lo scorso marzo, il suo avvocato Rizza ha presentato richiesta di scarcerazione depositando una consulenza medica difensiva nella quale si indicava la sua presunta "incompatibilità" con il regime carcerario viste le sue condizioni di salute. La gip Pasquinelli, nel provvedimento in cui aveva dato il via libera alla nuova detenzione ai domiciliari, aveva sottolineato la "gravità delle patologie della signora Adragna" che, meno di due mesi dopo, ha portato al suo decesso.