Karine Cogliati morta per overdose e abbandonata in un bosco a Carate, chiesti 4 anni e 8 mesi per il pizzaiolo

La Procura di Monza ha chiesto 4 anni e 8 mesi di reclusione per Giuseppe Bernardini, imputato per spaccio di droga, morte in conseguenza di altro reato e occultamente di cadavere. Stando a quanto ricostruito dalle indagini, sarebbe stato il 45enne a nascondere il corpo senza vita di Karine Cogliati in un bosco nei pressi del fiume Lambro, poi ritrovato il 16 febbraio 2025. La 26enne, infatti, era deceduta la notte precedente per overdose mentre si trovava nella stessa stanza con Bernardini in un motel. La sentenza potrebbe arrivare la prossima settimana.
A scoprire il corpo di Cogliati, avvolto in una felpa le cui maniche erano state legate per facilitare il trasporto, era stato un passante nella zona boschiva di Realdino a Carate Brianza. In poche ore, i carabinieri avevano identificato e denunciato per occultamento Bernardini, titolare di una pizzeria proprio di Carate. Tuttavia, dai vari accertamenti era emerso che la 26enne italo-brasiliana di Biassono era morta per overdose da cocaina e che a cederle la droga era stato proprio il 45enne.
Bernardini è accusato anche di aver gestito un giro di spaccio a un gruppo di tossicodipendenti, ai quali a volte offriva anche un impiego come fattorini. Cogliati sarebbe stata una di loro e i due avevano trascorso insieme la notte tra il 14 e il 15 febbraio 2025 in un motel a Lissone. In quella stanza, i due avrebbero consumato cocaina, ma la 26enne era andata in overdose. Invece di chiamare i soccorsi, il 45enne avrebbe trascorso il resto della notte in camera con il corpo senza vita della ragazza, che il giorno seguente avrebbe provato a nascondere.
Accusato quindi anche di morte in conseguenza di altro reato, per Bernardini si è aperto lo scorso gennaio il processo con rito abbreviato al Tribunale di Monza, davanti alla giudice Angela Colella. Come riportato da Il Giorno, la Procura ha chiesto la condanna a 4 anni e 8 mesi di reclusione per il pizzaiolo. Nel frattempo, attraverso i suoi avvocati il 45enne ha chiesto di poter accedere alla giustizia riparativa e i familiari di Cogliati non si sono opposti a eventuali incontri con lui.