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8 Maggio 2021
13:22

Brescia, da negazionisti a disperati: la parabola dei due no vax che hanno incendiato un hub vaccini

Da baldanzosi sostenitori delle teorie negazioniste, della fantomatica “dittatura sanitaria” ad agnellini pronti a chiedere scusa. È la parabola dei due no vax e negazionisti del virus che lo scorso 3 aprile hanno incendiato con due molotov un centro vaccinale a Brescia. Il primo maggio sono stati arrestati e accusati di terrorismo: davanti al giudice sono prima rimasti in silenzio, ma poi hanno rinnegato le loro farneticanti tesi chiedendo scusa alla cittadinanza. “Sono disperati, sanno di avere fatto una sciocchezza, intendono dimostrare di non essere terroristi”, hanno detto i loro avvocati.
A cura di Giulio Cavalli
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Il tendone bruciato dai due no vax a Brescia
Il tendone bruciato dai due no vax a Brescia

È un'ottima esperienza di antropologia osservare da vicino Paolo P. e Nicola Z., i due no vax (e ovviamente negazionisti) che hanno avuto la brillante idea di lanciare due molotov contro il centro vaccinale di via Morelli, a Brescia, alle 5,57 dello scorso 3 aprile. Una delle bottiglie ha squarciato un lato del tendone senza per fortuna distruggere migliaia di vaccini che erano conservati lì vicino. I due responsabili del gesto sono due perfetti tipi dei tanti che gridano all dittatura sanitaria, quelli che credono che la pandemia sia un gigantesco complotto e (ovviamente) che i vaccini facciano parte del disegno mondiale.

Paolo P. il 12 aprile (a attentato già avvenuto) se la prendeva con le mascherine usate "per chiudere la bocca ai cittadini" mentre i soldi servono “per chiudere la bocca ai giornalisti”. Accusava Alessandro Gassman di essere “uguale a quei vermi che chiamavano i nazisti”, rivendicava “la libertà di pagare in contanti”, immancabile la polemica sui “35 euro al giorno” da non dare ai migranti ma agli italiani in difficoltà, rivendicava il diritto di non vaccinarsi perché “non sono una cavia”, lamentava il razzismo degli antirazzisti (“con la scusa del razzismo ce la stanno mettendo nel culo”) e invocava la ghigliottina per farsi rispettare. Ovviamente additava il ministro Speranza come causa di tutti i mali: “psicopatico del cazzo fatte cura che per le tue fobie hai chiuso in casa 60 000 italiani ipocondriaco di merda”. Un valoroso combattente, insomma.

Sulla stessa linea anche il suo compagnuccio Nicola Z., fervido condivisore degli articoli di Primato Nazionale (giornale vicino a CasaPound) che vede tirannidi dappertutto: si parla di “grande reset”, si invita ad arrestare Speranza “per strage”, si ipotizza che i morti servano all’INPS per pagare “il reddito di clandestinità”, e si rilancia “un genocidio di Bergamo per influenza stagionale spacciata per pandemia”. “Il sistema ha inventato il termine negazionista. Al sistema non fa paura chi nega. Al sistema fa paura chi ragiona”. Ovviamente entrambi invitano alla lotta e così, armati di tutte le loro convinzioni, decidono di passare all’attacco.

L'attacco dello scorso 3 aprile

I due prodi guerrieri (“stiamo a guardare che succede. O si va per ribaltare tutto o inutile muoverci”, scrivono) hanno la brillante idea di preparare le molotov direttamente al distributore di benzina di via Crotte, vicino alla casa di uno dei due, riempiendo due bottiglie di birra. Evidentemente tra le loro capacità di smascherare il mondo si sono dimenticati della presenza di telecamere in ogni benzinaio. Si avvicinano al centro vaccinale in via Morelli: una bottiglia cade e si incendia sulla strada, l’altra va a segno. "Non si molla di un centimetro, oggi si avanza", scrivono sui social, con una bella emoticon del fuoco. Guerrieri. Paolo P. (intercettato) telefona a una sua amica: "Cretini che non abbiamo buttato via la bottiglietta usata per bagnare gli stracci…". Ma non è l’unica leggerezza: il 16 aprile, transitando di fronte al centro vaccinale, l'uomo manda un messaggio vocale: Signore e signori, è arrivato il circo, freschetto stasera bisogna proprio accendere una stufa… La pandemia è una fesseria, se non guardi la Tv il Covid non esiste più”.

Davanti alle accuse di terrorismo i due si sono ravveduti

L’operazione non va proprio benissimo se è vero che gli investigatori il 1 maggio arrestano i due accusandoli di terrorismo. Ci si aspetterebbe che i due prodi rivendicassero con forza la legittimità e la veridicità delle proprie idee, lo hanno scritto per mesi che bisogna avere il coraggio delle proprie idee, e invece come accade sempre i lupi diventano agnelli: “Chiediamo scusa alla cittadinanza, non volevamo fare male a nessuno” dicono durante l’interrogatorio di garanzia. Ma come? Ma non era l’inizio di una rivoluzione? No, no: “solo un gesto dimostrativo”, dicono i due. Volevano “soltanto manifestare contrarietà all’obbligo vaccinale”, dicono, ovviamente lanciando molotov perché nel magico mondo dei complottisti la “forza delle idee” sono due bottiglie scolate di birra e riempite di benzina.

Gli avvocati: Sono disperati, sanno di aver fatto una sciocchezza

Da qui in poi si entra nella fantascienza: nella galassia dei no vax cominciano a fioccare le accuse di complotto, ancora, perché “non è possibile rovinare persone, con accuse sproporzionate, invece, per dare un segnale di presenza dello Stato!”, i veri terroristi sarebbero i magistrati che “ingigantiscono l’accaduto”. Sui social si difendono i due perché se fossero terroristi non avrebbero “condiviso in pubblico le loro opinioni”. Capito? Che poi quelle opinioni le abbiano rinnegate in un nanosecondo davanti al giudice sembra essere solo un aspetto secondario. Anche dal punto di vista legale si cambia rotta: dopo essersi avvalsi della facoltà di non rispondere due giorni fa decidono di farsi sentire dal pubblico ministero: “Vogliono dire la verità e spiegare bene come stanno le cose", sottolinea l’avvocato Daniele Tropea, che li assiste con la collega Maria Francesca Tropea. "Sono disperati, sanno di avere fatto una sciocchezza, intendono dimostrare di non essere terroristi”.

La difesa di amici e parenti

Sui social degli accusati arrivano amici e parenti: la nipote di Nicola Z. se la prende con chi scrive sullo zio “senza conoscere la persona in sé” e ricordando che “il karma esiste”. Un’amica di Z. ci spiega: "chi ha detto che volevano rallentare i vaccini? O che volevano far male a qualcuno? Se voglio far male a persone non ci vado alle 5 o le 6 del mattino ma alle 10!”. Capito? Dobbiamo ringraziarli di essere andati al mattino così presto. “Io conosco entrambi. Sono due persone che non farebbero male a una mosca”, scrive un amico che, visto che c’è, ci ricorda che “negli stadi fanno di peggio. Quelli che scova Brumotti sono pericolosi”. Interviene un’altra parente: “QUESTA È LA DITTATURA DI MERDA CHE C'È ORA!!! PRIMA DI PARLARE bisogna passare situazioni difficili!!!!!”. Un’amica di Paolo P. (tra l’altro operatrice sanitaria e fiera di non vaccinarsi) il 3 aprile (giorno dell’attentato) sul suo profilo se la prendeva con la notizia dell’attentato scrivendo: “LA VERITA INVECE CHE IL FATTO E SUCCESSO ALL ALBA A STRUTTURE CHIUSE E HANNO DANNEGGIATO UN PO IL TENDONE MENSA…….VI RENDETE CONTO COME E GRAVE MENTIRE SU UN FATTO DEL GENERE? L ODIO CHE GENERA TRA LA GENTE …….”. E il dubbio è che la situazione sia molto più complessa e seria di un semplice processo a quei due.

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