Giuseppe Siino, figlio 47enne del pentito Angelo, si è tolto la vita due sere fa a San Michele delle Abbadesse, in provincia di Padova, località protetta dove si era trasferito insieme alla famiglia dopo la decisione del padre di diventare un collaboratore di giustizia. Angelo Siino era considerato il "ministro del lavori pubblici" di Cosa nostra per il suo radicamento nel mondo degli appalti e per questo è ritenuto uno dei più importanti pentiti di mafia, data la sua conoscenza del mondo affaristico e imprenditoriale che ha consentito all'organizzazione criminale di avere un ruolo fondamentale anche nelle opere pubbliche.

In seguito al pentimento del padre, Giuseppe era entrato nel programma di protezione, ottenendo un "biglietto di sola andata" per una località sicura in cui costruirsi una nuova vita, al riparo dalle minacce di Cosa Nostra. La nuova vita, tuttavia, è culminata in tragedia e non per colpa della mafia. Siino infatti si è suicidato in casa dopo l'ennesima lite con la moglie. La donna, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, da anni subiva violenze da parte del marito e ieri avrebbe deciso di sporgere denuncia: ha preso con sé il figlioletto e ha bussato ai vicini di casa chiedendo loro di chiamare i carabinieri.

Quando il vicino è entrato a casa Siino per tentare di persuadere l'uomo a desistere dalle violenze, l'ha trovato a terra, senza vita. Impugnava la pistola, regolarmente detenuta dalla moglie, con la quale si era sparato alla testa. Nel corso di un'ispezione più approfondita dell'appartamento i carabinieri hanno però fatto una scoperta sconcertante: Siino deteneva regolarmente ben 104 armi da fuoco, tutte intestate a sua moglie. Secondo quanto è emerso, alla vigilia della tragedia l'uomo aveva scoperto che la donna aveva avuto una relazione extraconiugale.

La situazione era diventata così tesa che la donna aveva chiamato la suocera chiedendole di prendere un aereo e raggiungerli per passare la notte con lei e i bambini, temendo una reazione violenta del marito. Il giorno seguente, sabato 16 febbraio, l'uomo ha aspettato che la madre si distraesse con i bambini per picchiare selvaggiamente la moglie che si trovava nella doccia, fratturandole il naso contro il lavandino. Terrorizzata, la donna è riuscita a divincolarsi, ha preso il figlio più piccolo di 4 anni ed è scappata fuori chiedendo aiuto ai vicini e l'intervento dei Carabinieri. Pochi attimi dopo il marito ha preso una delle pistole custodite in casa e si è sparato.