La Campania dei Veleni di Alessio Viscardi

Decine di studi attestano i danni che lo sversamento illegale di rifiuti e la diossina dei roghi tossici provocano nelle popolazioni di Napoli e di Caserta. Dal primo lavoro pubblicato dal dott. Alfredo Mazza sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancent Oncology nel 2004, fino agli ultimi dati forniti dal dott. Maurizio Montella del Pascale di Napoli, il quadro che viene delineato è drammatico: aumento della mortalità per tumore che raggiunge picchi del 40% in alcuni comuni del napoletano-casertano. Continua il viaggio di fanpage.it nella Campania dei veleni dopo il primo appuntamento sulla terra dei fuochi e il secondo speciale sui Regi Lagni, passando per la denuncia di chi cura l'autismo nella villa del boss Casalese Sandokan.

L'avevano chiamato "triangolo della morte" facendo coincidere i suoi confini con le città di Acerra, Nola e Marigliano. Successivamente, la linea si è allargata e oggi abbraccia centinaia di comuni. In Campania, nonostante la popolazione sia la più giovane d'Italia, la prospettiva di vita è di due anni inferiore a quella di altre città. L'incremento delle patologie tumorali avviene in zone altamente de-industrializzate, in campagne e terre dove per trent'anni camorra e politica corrotta hanno scaricato i rifiuti provenienti dal nord Italia, permettendo a imprenditori senza scrupoli di abbattere i costi di produzione e poter concorrere sui mercati internazionali.

Alfredo Mazza pubblica nel 2004 il lavoro "Italian Triangle of death linked to waste crisis" su The Lancet Oncology. Le conclusioni dello studio sono allarmanti, con picchi di mortalità per una serie di tumori proprio nei comuni dove si registrano gli scarichi illeciti di rifiuti e il fenomeno dei roghi tossici. Il lavoro genera clamore, costringendo la Protezione Civile a finanziare una serie di studi dell'Istituto Superiore di Sanità (costola dell'Oms) definiti “Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana”. Dati allarmanti ma incerte conclusioni: non è possibile dimostrare in modo diretto il nesso causale tra discariche illegali e aumento della mortalità per tumore in Campania.

Nel 2010, il ricercatore Antonio Giordano -fondatore dello Sbarro Institute negli Stati Uniti- continua il lavoro cominciato da suo padre quarant'anni prima in Campania ed effettua studi che bypassano lo stallo della mancanza di un registro tumori in Regione. Utilizzando le schede di dimissione ospedaliera, il team messo in piedi da Giordano riesce a dimostrare l'incremento di tumori alla mammella in età pre-screening nonché un'altra serie di danni che portano il ricercatore a parlare di "dna colabrodo" per chi vive nelle province di Napoli e Caserta.

Nell'estate del 2012 arrivano i dati del dott. Montella, che gettano allarme nella popolazione e causano problemi professionali al ricercatore. "Incremento di mortalità del 40% in alcuni comuni di Napoli e Caserta" dimostrerebbero i dati, proprio in quelle terre dove maggiore è l'esposizione agli sversamenti abusivi.

Un costo per il sistema sanitario nazionale di 11 miliardi di euro all'anno, secondo le stime degli studi condotti dalla Dott.ssa Carla Guerriero. Basterebbe un serio programma di bonifiche ambientali per avere effetti positivi già dopo un paio di anni, diminuendo i costi per la cura dei tumori in queste province. Invece, le cifre stanziate per il ripristino del territorio sono sempre risibili e nessuna bonifica è mai stata completata in Campania.

La legge per l'istituzione di un registro tumori rischia di venire bloccata dalla spendig review del Governo Monti perché sforerebbe il budget assegnato. L'Isde, associazione dei Medici per l'Ambiente, con il dottor Antonio Marfella insorge e organizza una catena umana davanti all'istituto Pascale di Napoli. Il registro tumori è l'unico modo per dimostrare in maniera scientifica il collegamento tra discariche illegali e tumori. Un legame che le istituzioni non vogliono certificare perché aprirebbe la strada a denunce e ricorsi, esponendo penalmente sindaci, presidenti e governatori che non hanno posto in essere nessuna soluzione alla dramma ambientale della Campania negli ultimi trent'anni.