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15 Ottobre 2026
16:00

Migliaia di pinguini morti in Antartide: non è stato il virus H5N1, ma il colera aviare

Migliaia di pinguini di Adelia sono morti in Antartide a causa di un'epidemia di colera aviare, non di influenza aviaria. Lo rivela uno studio che accende i riflettori su una minaccia probabilmente sottovalutata.

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Un gruppo di pinguini di Adelia (Pygoscelis adeliae)

Migliaia di pinguini di Adelia sono morti in Antartide a causa di un'epidemia di colera aviare, una malattia batterica che può provocare gravi morie di massa tra gli uccelli selvatici. Inizialmente, i ricercatori sospettavano che dietro questa strage ci fosse l'influenza aviaria ad alta patogenicità H5N1, arrivata da poco anche nel continente antartico e che sta uccidendo tantissimi uccelli in tutto il modo. Le analisi hanno però individuato un altro responsabile: il batterio Pasteurella multocida, già presente nella regione da almeno vent'anni.

È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, che richiama l'attenzione su una minaccia ancora poco conosciuta per l'avifauna antartica. I pinguini e gli altri uccelli marini che vivono in queste regioni, infatti, non devono fare i conti solo con l'influenza aviaria e gli effetti dei cambiamenti climatici, ma anche con altre malattie infettive potenzialmente devastanti.

Migliaia di pinguini morti sulle isole Danger

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Le isole Danger si trovano al largo della Penisola Antartica. Immagine da Wikimedia Commons

La scoperta risale al marzo 2024, quando una spedizione internazionale ha raggiunto le remote isole Danger, un arcipelago al largo della Penisola Antartica che ospita oltre 1,2 milioni di coppie riproduttive di pinguini di Adelia (Pygoscelis adeliae). Si tratta di una delle più importanti colonie al mondo per questa specie, scoperta un po' a sorpresa solamente nel 2018 attraverso immagini satellitari.

Durante le ricognizioni, i ricercatori hanno trovato migliaia di pinguini morti su due isole, insieme ai corpi di molti altri uccelli marini. Il primo sospettato è stato inevitabilmente il virus H5N1, che proprio in quel periodo aveva raggiunto l'Antartide dopo aver già causato enormi morie di uccelli e mammiferi marini in diverse parti del mondo. Le analisi di laboratorio e gli esami condotti sugli uccelli morti hanno però raccontato una storia diversa.

Il batterio Pasteurella multocida, responsabile del colera aviare, è stato individuato in 46 dei 49 animali esaminati, mentre il virus dell'influenza aviaria è risultato presente soltanto in pochi campioni.

Che cos'è il colera aviare

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Il batterio responsabile del colera aviare ha ucciso migliaia di pinguini di Adelia nel 2024

Il colera aviare è una malattia infettiva che colpisce numerose specie di uccelli, sia domestici sia selvatici. Non ha nulla a che vedere con il colera umano, causato da un batterio differente, Vibrio cholerae. Negli uccelli può provocare infezioni molto rapide e gravi, che nei casi più acuti portano alla morte in poco tempo. Nelle grandi colonie riproduttive, dove migliaia di animali vivono a stretto contatto, la diffusione del patogeno può essere quindi molto rapida e avere conseguenze particolarmente pesanti.

È considerato una zoonosi e può infettare anche molte specie di mammiferi, sia domestiche che selvatiche. Può colpire anche gli esseri umani, sia per contatto diretto con uccelli morti e loro feci, ma più spesso per morsi e graffi di altri animali infetti come cani e gatti. L'infezione negli esseri umani è considerata comunque rara rispetto alla diffusione nelle altre specie e, se presa in tempo, generalmente può essere curata con trattamento a base di antibiotici.

"Siamo molto preoccupati per gli effetti dell'influenza aviaria sulla fauna antartica, perché i virus H5N1 sono già stati associati alla mortalità degli uccelli marini nella regione", ha spiegato Ralph Vanstreels, veterinario esperto di fauna selvatica dell'Università della California a Davis e tra gli autori dello studio. "Tuttavia, questo caso ci ricorda che anche altri patogeni continuano a circolare e a provocare morti in queste popolazioni".

Il batterio circola in Antartide da almeno vent'anni

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Secondo gli autori, il colera aviare è stato probabilmente sottovalutato e potrebbe essere molto più diffuso di quanto pensato fino a oggi

Un altro risultato importante emerso dallo studio riguarda l'origine del batterio. Attraverso le analisi genetiche, gli scienziati hanno scoperto che il ceppo responsabile dell'epidemia delle isole Danger è strettamente imparentato con uno già identificato negli uccelli marini antartici oltre vent'anni fa. Questo suggerisce che il colera aviare potrebbe circolare nella regione da molto tempo, anche se è rimasto relativamente nell'ombra fino a oggi.

I ricercatori hanno inoltre trovato somiglianze genetiche con ceppi individuati a oltre 8.000 chilometri di distanza, in altre zone dell'Oceano Meridionale. Non è ancora chiaro come il batterio si sposti tra colonie tanto lontane, ma i risultati suggeriscono una circolazione su scala geografica molto ampia, forse attraverso altri uccelli marini migratori.

Secondo gli autori, è quindi molto probabile che questa infezione sia molto più diffusa di quanto pensato fino a oggi ed à stata probabilmente sottovalutata anche dagli esperti. È perciò fondamentale rafforzare il monitoraggio sanitario negli uccelli selvatici, soprattutto in ecosistemi così remoti come quello antartico, dove un'epidemia può passare inosservata o essere scoperta soltanto quando ha già provocato la morte di migliaia di animali ed è ormai troppo tardi.

I pinguini antartici non se la passano benissimo

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Recentemente, la più grande colonia di pinguini al mondo ha perso oltre 600mila individui, in particolare i pigoscelidi antartici (Pygoscelis antarcticus)

L'epidemia di colera aviare si inserisce in un quadro già abbastanza difficile per i pinguini e gli altri uccelli marini dell'Antartide. Oltre alla diffusione di malattie infettive, molte popolazioni devono infatti affrontare anche gli effetti del riscaldamento globale, la progressiva trasformazione degli habitat e i cambiamenti nella disponibilità di cibo. Proprio nei giorni scorsi, un altro studio pubblicato su Current Biology ha documentato il drammatico declino di quella che fino a poco tempo fa, con circa un milione e mezzo di individui, era considerata la più grande colonia di pinguini al mondo.

Sull'isola vulcanica di Zavodovski, nelle Sandwich Australi, il numero di pigoscelidi antartici (Pygoscelis antarcticus), riconoscibili per la sottile striscia nera sotto il mento, è diminuito del 63% tra il 2011 e il 2025. In meno di quindici anni sono scomparsi oltre 680mila pinguini. Lacausa principale sarebbe la diminuzione della disponibilità di krill, piccoli crostacei alla base della dieta di molti animali antartici. Il riscaldamento delle acque sta modificando la distribuzione di questi organismi, rendendo sempre più difficile per i pinguini trovare cibo sufficiente.  Il declino è stato così rapido che Zavodovski ha perso il primato di colonia più grande del pianeta, passato a quella di pinguini di Adelia di Cape Adare, nel Mare di Ross, con circa un milione di pinguini.

Anche altre specie sono in difficoltà. I pinguini imperatore (Aptenodytes forsteri), per esempio, dipendono dalla stabilità del ghiaccio marino per riprodursi e allevare i pulcini. Quando il ghiaccio si rompe troppo presto, prima che i giovani abbiano sviluppato un piumaggio impermeabile, intere generazioni possono andare perdute. Le malattie infettive rappresentano quindi un'ulteriore pressione su popolazioni che stanno già affrontando profonde trasformazioni ambientali e che nei prossimi anni saranno sempre più in difficoltà.

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