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25 Agosto 2026
10:47

Influenza aviaria, il virus si diffonde e l’Australia corre ai ripari: vaccinazione per migliaia di pinguini blu

In Australia è iniziata la vaccinazione dei pinguini minori blu contro l'influenza aviaria H5N1, mentre il virus continua a diffondersi tra gli uccelli e, per la prima volta, in un mammifero marino.

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A Philip Island, circa circa 1.000 pinguini minori blu (Eudyptula minor) hanno già ricevuto la prima dose del vaccino contro il virus H5N1

È una vera e propria corsa contro il tempo quella iniziata in Australia per proteggere una delle più importanti colonie di pinguino minore blu dall'influenza aviaria, individuata per la prima volta lo scorso giugno. A Phillip Island, nello Stato di Victoria, circa 1.000 pinguini hanno già ricevuto la prima dose del vaccino contro il virus H5N1, mentre il programma punta a raggiungere complessivamente 5.000 animali tra Phillip Island e la spiaggia di St Kilda.

La vaccinazione arriva contestualmente alla continua diffusione del virus tra gli uccelli selvatici australiani e dopo che, nei giorni scorsi, è stato confermato per la prima volta anche in un mammifero del continente: un'otaria orsina meridionale trovata morta a Beachport, nell'Australia Meridionale.

Una colonia composta da 40mila pinguini

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A Philip Island vive una delle più grandi e importanti colonie di pinguini minori blu, composta da circa 40mila individui

Con circa 40mila individui, Phillip Island ospita una delle più grandi concentrazioni di pinguini minori blu (Eudyptula minor), una specie presente solo in Australia e Nuova Zelanda. Ogni sera, gli uccelli tornano tutti sulla stesa spiaggia dopo aver trascorso la giornata in mare alla ricerca di cibo. Ed è proprio questa abitudine gregaria e coloniale a facilitare la diffusione del virus, ma anche a a rendere possibile un'operazione estremamente complessa.

I pinguini vengono infatti intercettati mentre risalgono dalla spiaggia, trattenuti temporaneamente in piccoli recinti e sottoposti alla vaccinazione. Gli uccelli devono poi essere catturati nuovamente dopo tre-quattro settimane per ricevere la seconda dose. In totale servono circa 10mila dosi.

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Gli uccelli vengono catturati temporaneamente e poi vaccinati quando la sera tornano sulla terraferma dopo aver trascorso la giornata in mare aperto

Il lavoro viene svolto ogni sera da squadre addestrate, che devono manipolare rapidamente gli animali riducendo al minimo stress e rischio di ferite. I pinguini, infatti, possono essere tutt'altro che semplici da gestire. Il vaccino stimola il sistema immunitario producendo anticorpi, anche se non è ancora certo che impedisca completamente l'infezione. Può però aumentare le possibilità che un animale riesca a superare la malattia e ridurne gli effetti più gravi.

Il programma è considerato uno dei più grandi tentativi di vaccinazione di una popolazione selvatica di pinguini mai realizzati. Anche la Nuova Zelanda si sta preparando da tempo per l'arrivo dell'aviaria e ha già avviato campagne di vaccinazione per le sue specie più rare e minacciate.

Il virus è già arrivato nella colonia di pinguini e non solo

La situazione è diventata ancora più urgente perché l'H5N1 è già entrato nella popolazione di Phillip Island. Il 15 agosto è stata infatti confermata la morte di un pinguino minore blu dell'isola a causa dell'influenza aviaria. Le autorità temono che, in caso di una grande epidemia, il numero degli uccelli morti possa essere molto alto. Le simulazioni peggiori indicano una possibile mortalità compresa tra 8mila e 16mila pinguini, una quota enorme per una colonia che rappresenta una delle principali roccaforti della specie.

E il problema non riguarda soltanto Victoria. Il virus si sta diffondendo in diverse aree dell'Australia e ha colpito soprattutto gli uccelli marini. In Australia Meridionale sono già state registrate morie di massa, con oltre mille sterne crestate (Thalasseus bergii) trovate morte tra le isole di Troubridge e Pages. Nel frattempo, il virus sta continuando a diffondersi: in Queensland è arrivata la conferma del secondo caso con una berta trovata morta sulla Sunshine Coast e risultata positiva.

Cresce la preoccupazione anche per i mammiferi marini

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Nei giorni scorsi è stato confermato anche il il primo caso in un'otaria orsina meridionale trovata morta

La novità più preoccupante riguarda però i mammiferi marini. Il 23 agosto le autorità australiane hanno confermato il primo caso in un'otaria orsina meridionale (Arctocephalus forsteri) trovata morta a Beachport. L'animale non presentava ferite e, secondo le autorità, potrebbe essere stato infettato entrando in contatto con uccelli malati o con ambienti contaminati. Il giorno successivo è stato individuato un secondo caso sospetto alle Pages Islands, al largo di Kangaroo Island.

La zona è particolarmente delicata perché ospita una delle più importanti colonie riproduttive del leone marino australiano (Neophoca cinerea), una specie già seriamente minacciata di estinzione. Il campione deve però ancora essere confermato in laboratorio. È proprio il possibile passaggio del virus ai mammiferi marini a preoccupare maggiormente gli esperti. In altre parti del mondo l'H5N1 ha già provocato morie molto estese tra foche e otarie. A Heard Island, territorio australiano nell'Oceano Meridionale, il virus ha già ucciso migliaia di cuccioli di elefante marino.

Per il leone marino australiano il rischio è particolarmente serio: la specie conta circa 12.000 individui in tutto e concentra una parte importante della propria popolazione proprio nelle aree dove il virus è già stato rilevato negli uccelli.

Una corsa contro il tempo che non riguarda solo i pinguini

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L'attenzione è particolarmente alta soprattutto per i leoni marini australiani (Neophoca cinerea), una specie già considerata in pericolo di estinzione

La vaccinazione dei pinguini di Phillip Island è quindi soltanto una parte della risposta a un'epidemia che sta progressivamente coinvolgendo nuovi territori e nuove specie. Il punto, però, è che l'influenza aviaria non è più soltanto una malattia degli uccelli.

Il ceppo H5N1 può infettare anche diversi mammiferi e la sua presenza negli ambienti costieri australiani crea nuove possibilità di esposizione per le tante specie che vivono a stretto contatto con gli uccelli marini. Per questo le prossime settimane saranno decisive. A Phillip Island si proverà a completare la prima fase della vaccinazione e poi a ritrovare gli stessi uccelli per la seconda dose. Nel frattempo, veterinari e ricercatori continueranno a monitorare spiagge, colonie e aree riproduttive.

La speranza è guadagnare tempo. Perché quando un virus capace di diffondersi rapidamente entra in una colonia dove migliaia di animali vivono e si riproducono a stretto contatto, fermarne la corsa diventa davvero molto più difficile.

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