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11 Maggio 2026
17:26

Hantavirus e birdwatching, perché si va anche nelle discariche a osservare gli uccelli

Le discariche in tutto il mondo sono veri e propri hot-spot per gli uccelli, anche per specie rare e minacciate. Sono quindi osservatori privilegiati per ornitologi e birdwatcher. Il focolaio di Hantavirus, ancora tutto a chiarire, non deve però criminalizzare l'osservazione degli uccelli.

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Urubù (Coragyps atratus) in una discarica in Brasile

Negli ultimi giorni si è molto discusso sulla possibile origine del focolaio di Hantavirus Andes a bordo della nave da crociera MV Hondius. Il motivo è legato in particolare al fatto che la coppia olandese da cui è partito il contagio è appassionata di birdwatching e pare avesse visitato una discarica nei pressi di Ushuaia, capoluogo delle provincia della Terra del Fuoco, per osservare alcuni uccelli.

Secondo quanto riportato da alcuni media locali, i due – in viaggio da circa cinque mesi in Sud America – sarebbero potuti entrare in contatto con escrementi di roditori infetti, considerati il principale veicolo di trasmissione dell'Hantavirus. Negli ultimi giorni, però, questa ipotesi sembra aver perso consistenza.

Contagio Hantavirus, l'ipotesi della discarica di Ushuaia diventa meno probabile

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Ushuaia, capoluogo della provincia argentina della Terra del Fuoco

Juan Facundo Petrina, direttore generale dell'epidemiologia e della salute ambientale della Terra del Fuoco, ha spiegato alla BBC che nella provincia non si registrano casi di Hantavirus dal 1996, anno in cui in Argentina è diventata obbligatoria la segnalazione di ogni infezione.

Secondo Petrina, inoltre, nella Terra del Fuoco non sarebbero presenti i roditori che ospitano il ceppo Andes – trasmissibile anche da uomo a uomo – responsabile dei casi registrati più a nord, nella Patagonia argentina. Inoltre, le condizioni climatiche della regione – temperature, umidità e isolamento geografico – non favorirebbero la presenza del virus. La Terra del Fuoco, infatti, è separata dal continente dallo Stretto di Magellano, una barriera naturale che rende più difficile la dispersione dei roditori portatori del patogeno.

Le discariche sono hot-spot per gli uccelli

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Un gruppo di cicogne bianche (Ciconia ciconia) in una discarica in Spagna

Al di là del caso specifico, che resta ancora da chiarire del tutto, la vicenda ha però sorpreso molte persone soprattutto per un altro motivo: perché mai birdwatcher e ornitologi dovrebbero andare a osservare uccelli in una discarica? La risposta è molto semplice: perché le discariche, per molte specie, sono ambienti estremamente ricchi di cibo.

Gli uccelli, naturalmente, non ragionano secondo le nostre categorie estetiche o igieniche. Un animale selvatico non evita una discarica perché "sporca" o sgradevole. Come accade per fiumi inquinati, depuratori, porti, allevamenti ittici o aree industriali, anche le discariche possono diventare veri e propri hot-spot, soprattutto per specie opportuniste, necrofaghe o abituate a vivere vicino alle attività umane.

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Le discariche possono essere fonti di cibo fondamentali anche per specie rare e minacciate, come il capovaccaio (Neophron percnopterus), qui fotografato in Turchia

Con il termine "opportuniste" ci si riferisce a quelle specie più generaliste e flessibili, capaci di sfruttare praticamente qualsiasi fonte di cibo disponibile, anche i rifiuti. Quelle "necrofaghe", invece, sono le specie che si nutrono anche o esclusivamente di animali già morti o loro resti. In questi luoghi si possono quindi concentrare centinai o migliaia di individui appartenenti a tanti gruppi differenti: gabbiani, ibis, cicogne, aironi, nibbi, corvidi, rapaciavvoltoi e molti altri.

Per chi studia gli uccelli o fa birdwatching, le discariche possono quindi diventare dei veri e propri osservatori privilegiati. In poche ore e in un solo posto è possibile vedere grandi concentrazioni di animali, leggere gli anelli identificativi applicati durante progetti scientifici di marcatura e talvolta individuare anche specie rare, come individui in migrazione provenienti da altri Paesi e che si fermano per mangiare e recuperare le forze.

Quali specie frequentano le discariche

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Il caracara golabianca (Phalcoboenus albogularis) è una delle specie più interessanti della Terra del Fuoco

Anche in Italia non è insolito che ornitologi e appassionati frequentino aree di questo tipo. Diverse specie di gabbiani, per esempio, passano buona parte della giornata tra discariche e centri di trattamento dei rifiuti. Alcuni rapaci, come il nibbio bruno e il nibbio reale, sfruttano regolarmente queste aree per alimentarsi. Lo stesso vale per cicogne e ibis, che negli ultimi decenni hanno imparato a convivere sempre più strettamente con ambienti modificati dalle attività umane.

Nella zona di Ushuaia, poi, una discarica può attirare numerose specie locali davvero particolari per un appassionato che arriva dall'estero. Una delle più iconiche è il caracara golabianca (Phalcoboenus albogularis), un rapace tipico della Patagonia e della Terra del Fuoco, un animale curioso e opportunista, che spesso viene osservato proprio vicino agli insediamenti umani.

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Nei pressi della città di Ushuaia c’è una grossa colonia di cormorani della Giorgia australe o imperiali (Leucocarbo atriceps)

Un'altra specie frequente è il suo parente caracara meridionale (Caracara plancus) un falconide dall'aspetto quasi "ibrido" tra un rapace e un corvo, molto intelligente e adattabile come quasi tutti i caracara. In queste aree possono essere osservate anche diverse specie di gabbiani, stercorari, ibis e molti altri uccelli marini o scavenger, cioè gli animali "spazzini" che si nutrono di resti organici trovati nell’ambiente.

Non criminalizziamo il birdwatching

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Associare automaticamente il birdwatching a comportamenti irresponsabili o pericolosi rischia solo di criminalizzare ingiustamente questa attività

Naturalmente, questo non significa che birdwatcher e ricercatori rovistino tra i rifiuti o ignorino le norme igieniche. Nella maggior parte dei casi le osservazioni vengono infatti effettuate a distanza, usando binocoli, teleobiettivi e cannocchiali, spesso restando a parecchia distanza dalle aree interessate. Come per qualsiasi attività sul campo, chi lavora con la fauna selvatica adotta normalmente precauzioni e protocolli di sicurezza.

Per questo motivo è importante evitare conclusioni troppo affrettate. Associare automaticamente il birdwatching e l'osservazione di uccelli a comportamenti irresponsabili o pericolosi rischia solo di criminalizzare ingiustamente un'attività che, nella maggior parte dei casi, contribuisce a studiare e proteggere gli animali selvatici e gli ecosistemi in cui vivono, ma anche a contribuire al monitoraggio ambientale con risvolti per la nostra stessa salute.

Le autorità sanitarie stanno ora cercando di ricostruire nel dettaglio gli spostamenti della coppia nei giorni precedenti all'imbarco, nel tentativo di capire dove possa essere avvenuto il contagio. Il ceppo Andes, a differenza di molti altri Hantavirus, può trasmettersi anche da uomo a uomo attraverso contatti stretti e prolungati, come già avvenuto in diversi focolai recenti registrati in Sud America. Proprio per questo, allo stato attuale, resta sempre più improbabile attribuire questo focolaio al semplice fatto di aver praticato birdwatching all'aperto nei pressi della discarica di Ushuaia.

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