UN PROGETTO DI
video suggerito
video suggerito
8 Luglio 2026
11:23

Influenza aviaria H5N1, la Nuova Zelanda corre ai ripari: vaccini per salvare i suoi uccelli più rari e a rischio estinzione

La Nuova Zelanda vuole vaccinare i suoi uccelli più rari contro l'influenza aviaria: il virus H5N1 è appena arrivato in Australia, minacciando specie già a rischio estinzione.

Immagine
Un kakī o cavaliere nero (Himantopus novaezelandiae) riceve la sua dose di vaccino contro l’influenza aviaria. Foto di Department of Conservation

La Nuova Zelanda si sta preparando a fare qualcosa di mai tentato prima nel mondo della conservazione: vaccinare alcune delle sue specie di uccelli più minacciate per proteggerle dall'influenza aviaria ad alta patogenicità, il virus H5N1 che negli ultimi anni si è diffuso in gran parte del mondo causando morie di massa tra uccelli selvatici, domestici e anche di diversi mammiferi.

L'allarme è diventato ancora più concreto lo scorso 19 giugno, quando il virus è arrivato per la prima volta in Australia, il vicino più prossimo della Nuova Zelanda. Il primo caso confermato è stato quello di uno stercorario antartico, un uccello marino migratore trovato morente su una spiaggia dell'Australia occidentale. Nelle settimane successive altri uccelli marini sono risultati positivi lungo migliaia di chilometri di costa meridionale. Per i biologi neozelandesi, a quel punto, la domanda non era più "se" il virus sarebbe arrivato nel Paese, ma "quando".

Perché la Nuova Zelanda teme così tanto il virus H5N1

Immagine
Le preoccupazioni riguardano le specie endemiche rare e con popolazioni molto piccole, come il takahē (Porphyrio hochstetteri)

La preoccupazione riguarda soprattutto le specie endemiche, cioè quelle che vivono solo in Nuova Zelanda, e che spesso sopravvivono con popolazioni minuscole. In alcuni casi si tratta di poche centinaia di individui. Se un virus molto contagioso e aggressivo entrasse in queste popolazioni già così fragili, potrebbe spingerle rapidamente verso l'estinzione.

Per questo il Dipartimento della Conservazione neozelandese ha deciso di vaccinare le popolazioni riproduttive di cinque specie minacciate, tutte con meno di 500 individui rimasti. Tra queste c'è il kākāpō (Strigops habroptilus), uno dei pappagalli più straordinari del pianeta: grande, tozzo, incapace di volare, notturno e con una storia conservazionistica diventata quasi simbolica. Negli anni Novanta era a un passo dalla scomparsa, ma grazie a decenni di tutela è stato lentamente riportato indietro dall’orlo dell'estinzione.

Insieme al kākāpō saranno vaccinati anche il takahē (Porphyrio hochstetteri), un rallide dal piumaggio blu-violaceo anch'esso incapace di volare, il kakī o cavaliere nero (Himantopus novaezelandiae), il kākāriki karaka (Cyanoramphus malherbi), noto anche come parrocchetto di Malherbe, e il tchūriwat'/tūturuatu o corriere riparia (Thinornis novaeseelandiae), una specie simile al nostro fratino ed estremamente rara.

L'obiettivo è creare "popolazioni assicurative" di uccelli rari

Immagine
Il kākāpō (Strigops habroptilus) è l’unico pappagallo vivente che non è in grado di volare

Il vaccino è già stato testato negli anni scorsi e in quattro specie su cinque gli anticorpi sono rimasti elevati per almeno sei mesi. Solo nel kakī la risposta è diminuita più rapidamente, già dopo tre mesi. Non è una garanzia assoluta di protezione, ma abbastanza per convincere i ricercatori che restare fermi sarebbe un rischio maggiore.

Il piano prevede ora di vaccinare circa 300 uccelli, costruendo quelle che gli esperti chiamano "popolazioni assicurative": gruppi abbastanza numerosi da permettere, nel peggiore dei casi, di salvare la specie e farla ripartire se l'H5N1 dovesse provocare una strage.

Per alcuni uccelli l'operazione è relativamente semplice, perché esistono già programmi di allevamento in cattività. Per il kākāpō, invece, la situazione è molto più complicata. Oggi ne esistono circa 235 adulti e una novantina di giovani, distribuiti su poche piccole isole libere da predatori invasivi come gatti, cani e mustelidi. Non possono essere allevati facilmente in cattività e la loro riproduzione non è regolare, ma legata a eventi naturali irregolari come la fruttificazione di massa di alcuni alberi, cosa che nn avviene tutti gli anni.

Vaccinarli significa quindi raggiungerli in elicottero, cercarli nelle foreste fitte grazie ai radiotrasmettitori che portano addosso e poi riuscire a catturarli. Non è scontato: il piumaggio verde li rende quasi invisibili nella vegetazione e, se disturbati, possono arrampicarsi anche su alberi altissimi.

Un piano ambizioso, ma sempre meno eccezionale

Immagine
Un corriere riparia (Thinornis novaeseelandiae)

A preoccupare gli esperti è soprattutto il modo in cui il virus potrebbe arrivare sulle isole dove vivono queste specie. L'H5N1 si diffonde infatti soprattutto attraverso gli uccelli migratori, e molte specie che si riproducono in Antartide o nelle regioni subantartiche si spostano verso nord fuori dalla stagione riproduttiva, arrivando spesso in massa anche sulle isole abitate dalle specie più rare. Se uno stercorario o un petrello infetto entrasse in contatto con un kākāpō, per esempio avvicinandosi a una tana o a un nido, il rischio di esposizione sarebbe concreto.

Vaccinare animali selvatici minacciati per evitare l'estinzione non è poi una pratica molto comune, soprattutto fuori dagli zoo. Tuttavia, negli ultimi anni sta diventando una possibilità sempre più concreta in situazioni di emergenza. Negli Stati Uniti, per esempio, alcuni condor della California sono stati vaccinati dopo che l'H5N1 aveva ucciso diversi individui. Alle Hawaii è in corso una sperimentazione anche sulle foche monache, mentre in Antartide sono stati condotti test sui pinguini reali.

La Nuova Zelanda sta quindi aprendo una strada che potrebbe diventare sempre più praticata man mano che i grandi focolai di malattie emergenti raggiungono ecosistemi isolati e specie già ridotte al minimo. Per ora nessuno sa con certezza quanto il vaccino proteggerà questi animali, né quanto siano sensibili al virus le singole specie. Ma per i conservazionisti neozelandesi il punto è proprio questo: quando una specie conta poche decine o poche centinaia di individui, aspettare di avere certezze assolute può voler dire arrivare troppo tardi.

Sfondo autopromo
Segui Kodami sui canali social
api url views