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25 Giugno 2026
10:42

Cigno nero, pappagalli rari e mammiferi marini: l’arrivo dell’aviaria ora minaccia decine di specie in Australia

L'arrivo dell'influenza aviaria H5N1 in Australia mette seriamente a rischio oltre 150 specie uniche di uccelli e diversi mammiferi. Tra le più vulnerabili ci sono cigno nero, pappagalli a un passo dall’estinzione e leoni marini.

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Il primo caso confermato in uno stercorario antartico (Stercorarius antarcticus)

L'Australia era l'unico continente rimasto libero dal ceppo H5N1 dell'influenza aviaria ad alta patogenicità, il virus che negli ultimi anni ha provocato morie di massa tra uccelli selvatici e mammiferi in diverse parti del mondo. Ora però questa eccezione è finita: a metà giugno sono stati confermati i primi casi in alcuni uccelli marini trovati lungo la costa dell'Australia Occidentale, aprendo uno scenario che gli esperti temevano purtroppo da tempo.

Le ultime notizie non sono infatti rassicuranti. Dopo il primo caso confermato in uno stercorario antartico (Stercorarius antarcticus) e il successivo rilevamento del virus in un'ossifraga del sud (Macronectes giganteus), un altro caso ancora è stato confermato anche nell'Australia Meridionale. Le autorità continuano a monitorare la situazione e, al momento, non risultano focolai negli allevamenti avicoli né evidenze di una diffusione estesa nella fauna selvatica.

Il governo australiano stila la lista delle specie di uccelli più a rischio

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Son tante le specie endemiche e già minacciate che rischiano grosso, tra cui il rarissimo pappagallo panciarancio (Neophema chrysogaster). Foto da Wikimedia Commons

La vera preoccupazione riguarda però proprio gli animali selvatici. Secondo un'analisi del governo federale australiano, oltre 150 specie di uccelli endemici – cioè presenti soltanto in Australia – potrebbero subire forti declini o addirittura rischiare l'estinzione locale se il virus dovesse diffondersi in modo ampio tra le popolazioni naturali.

Tra le specie considerate più vulnerabili ci sono l'astore rosso (Erythrotriorchis radiatus), una delle più rare e minacciate specie di rapaci del continente; la sterna fatata (Sternula nereis), che nidifica sulle spiagge; il pedionomo errante (Pedionomus torquatus), un enigmatico uccello delle praterie ormai ridotto a poche popolazioni; l'albatros cauto (Thalassarche cauta); il corriere monaco (Thinornis cucullatus) e il celebre cigno nero (Cygnus atratus), uno dei simboli dell'Australia.

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Anche il celebre cigno nero (Cygnus atratus) è considerato particolarmente a rischio

Proprio il cigno nero sembra essere particolarmente esposto. Alcuni studi suggeriscono infatti che questa specie possieda meno varianti di determinati geni coinvolti nella risposta immunitaria rispetto ad altri uccelli acquatici, una caratteristica che potrebbe renderla meno capace di contrastare il virus.

Ci sono poi alcune specie che sono già a un passo dall'estinzione e che sono quindi sotto attenta osservazione. Il pappagallo panciarancio (Neophema chrysogaster), considerato in pericolo critico e che sopravvive in natura con poche decine di individue, e il parrocchetto di Latham (Lathamus discolor), altro pappagallo migratore australiano in forte declino, sono stati classificati tra quelli ad alto rischio. Per specie che contano ormai poche decine o centinaia di individui, un'epidemia potrebbe avere conseguenze devastanti.

Non solo uccelli, anche i mammiferi sono esposti al virus aviaria H5N1

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Anche i mammiferi marini come il leone marino australiano (Neophoca cinerea) sono particolarmente a rischio

Non sono minacciati però soltanto gli uccelli. Negli ultimi anni il virus H5N1 ha dimostrato di poter infettare numerosi mammiferi, dalle volpi a quelli marini. In Australia gli esperti temono soprattutto per leone marino australiano (Neophoca cinerea), già in pericolo di estinzione, per le otarie orsine subantartiche (Arctocephalus tropicalis) e per quelle australiane (A. pusillus). Anche il celebre diavolo della Tasmania (Sarcophilus harrisii) e il quoll orientale (Dasyurus viverrinus) figurano tra le specie che potrebbero essere vulnerabili.

Il rischio maggiore è che il virus raggiunga gli uccelli acquatici che vivono in grandi colonie o concentrazioni, come anatre e altri acquatici. In molte parti del mondo questi animali hanno funzionato da veri e propri serbatoi del virus, favorendone la diffusione su larga scala. Se ciò dovesse accadere anche in Australia, contenere l'epidemia nella fauna selvatica diventerebbe estremamente difficile.

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Tra le specie sotto osservazione, anche il diavolo della Tasmania (Sarcophilus harrisii)

Per questo motivo governi statali e federale si stavano preparando da anni all'arrivo dell'H5N1. Sono stati elaborati oltre cento piani di risposta dedicati a specie e habitat particolarmente sensibili, comprese importanti zone umide e aree protette frequentate dagli uccelli migratori. Per il buffo e minacciato kakapo (Strigops habroptilus), per esempio, da anni si sta studiando e testando un vaccino specifico per proteggerlo proprio dall'aviaria.

Gli esperti invitano comunque alla prudenza. Al momento i casi confermati restano pochi e isolati, ma l'esperienza di Europa, Nord e Sud America mostra quanto rapidamente questo virus possa cambiare gli equilibri degli ecosistemi. Per molte specie australiane, che non vivono in nessun'altra parte del mondo, la posta in gioco è particolarmente alta: se una popolazione dovesse scomparire, non esisterebbero altre popolazioni in grado di ricolonizzare il territorio.

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