Influenza 2026-27 in anticipo nell’emisfero nord, epidemiologa Rivers: “C’è qualcosa che non quadra”
La stagione influenzale in genere ha inizio tra ottobre e novembre, raggiunge il picco nelle prime settimane dell'anno successivo (spesso a febbraio) e poi tende a scemare verso aprile. L'influenza 2026-27, sebbene non ancora ufficialmente iniziata in Italia, è tuttavia partita in anticipo e con grande velocità in alcuni Paesi dell'emisfero settentrionale o boreale. Tra quelli più colpiti figurano gli Stati Uniti e il Giappone, dove gli epidemiologi stanno osservando una situazione assai insolita. Non a caso la dottoressa Caitlin Rivers, epidemiologa presso il Center for Health Security della prestigiosa Università Johns Hopkins, nella sua newsletter “Force of Infection”, pubblicata alla fine di settembre, ha scritto che nei dati “c'è qualcosa che non quadra”.
Con questa espressione la ricercatrice si riferisce al rapido e insolito aumento di positività ai test per l'influenza registrato il mese scorso negli Stati USA affacciati sul Pacifico. Tale aumento viene definito “anomalo” rispetto a ciò che si osserva tradizionalmente in questo periodo dell'anno. Ad esempio, in Alaska i casi risultano in aumento da settimane e in linea con quelli rilevati lo scorso dicembre, con accessi al pronto soccorso all'1,8 percento a fine settembre, considerati “elevati”. In California, sempre alla fine del mese scorso, si registrava un tasso di positività all'influenza A dell'8,5 percento nella Bay Area, secondo i dati dei CDC, mentre alle Hawaii si è arrivati al 6,3 percento (con aumento degli accessi al pronto soccorso). Anche nello Stato di Washington è stato rilevato un tasso di positività dell'8,4 percento, superiore alle medie del periodo.
Un altro Paese in cui è stato registrato un incremento significativo di casi di influenza precoce è il Giappone, dove la stagione influenzale è iniziata ad agosto del 2026, considerato “il secondo inizio più precoce dal 1999”, come riportato dalla testata nippon.com. All'inizio di ottobre, in tutte le 47 prefetture del Giappone, il numero medio di pazienti ha raggiunto la soglia epidemica, che è stata già dichiarata a livello nazionale dal Ministero della Salute. Nella prefettura di Okinawa è stato registrato il tasso più alto, con 42,50 persone, dato che ha ampiamente superato la soglia di allerta pari a 30. Per far fronte all'elevato numero di contagi, in alcuni casi sono state chiuse le scuole e il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare ha fornito raccomandazioni sui luoghi pubblici, sull'igiene delle mani e altre indicazioni per limitare la trasmissione del virus.
Per quanto concerne i Paesi più vicini al nostro, un comunicato dell'Agenzia per la sicurezza sanitaria del Paese (UKHSA), pubblicato oggi, indica che i livelli di influenza in Inghilterra sono bassi, ma comunque superiori a quelli degli ultimi quattro anni. La positività è comunque in crescita, essendo arrivata a un tasso del 6,5 percento contro il 5 percento rilevato alla fine di settembre. Come indicato, ancora non sappiamo cosa aspettarci in Italia ma, alla luce dei contagi in anticipo in altri Paesi, l'epidemia influenzale potrebbe arrivare prima anche da noi, come accaduto lo scorso anno e forse in modo ancora più precoce.
Chiaramente un'influenza anticipata non significa che sia più contagiosa o virulenta. Al momento, secondo i dati dei CDC statunitensi, il sottotipo dominante dell'influenza A rilevato nei tamponi ororinofaringei dei pazienti è l'H1N1, al 96 percento, seguito dall'H3N2 al 4 percento. Lo scorso anno fu proprio quest'ultimo a trainare i contagi dell'epidemia influenzale. Nel sottotipo H1N1 i ricercatori hanno rilevato una mutazione peculiare chiamata G155E, che potrebbe rendere meno efficace il riconoscimento del virus da parte degli anticorpi, come indicato su Nature dal virologo Jesse Bloom del Fred Hutchinson Cancer Center, ma si tratta solo di test limitati che dovranno essere confermati da indagini più approfondite.
Al momento non c'è nulla di particolarmente preoccupante all'orizzonte, solo un anomalo aumento dei contagi in alcuni Paesi in una fase più precoce del solito. Alla luce di questa situazione, gli esperti raccomandano ai soggetti fragili e con comorbilità di non attendere l'autunno inoltrato per la vaccinazione antinfluenzale, ma di farla il prima possibile.