L’epidemia di Ebola in Africa potrebbe raggiungere i livelli record del 2014: l’analisi dei CDC

La diffusione di Ebola in Africa centrale potrebbe raggiungere livelli paragonabili a quelli della più grande epidemia della storia se non verranno rapidamente implementati interventi di sanità pubblica su larga scala. È lo scenario delineato dalle simulazioni dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), secondo cui l’epidemia potrebbe superare i 20.000 casi e causare oltre 4.000 decessi in appena tre mesi se non saranno adottate misure efficaci per individuare e isolare i casi di infezione. La stima si basa sui dati dei decessi registrati al 24 maggio 2026, assumendo un basso livello di intervento sui casi sintomatici. L’analisi ha inoltre suggerito che l’evento di spillover, ovvero la trasmissione del virus dal suo serbatoio naturale all’uomo, potrebbe essersi verificato tra la metà e la fine di febbraio 2026, quasi tre mesi prima che l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) dichiarasse l’epidemia un’emergenza sanitaria internazionale.
“Con bassi livelli di isolamento (20% dei pazienti infetti) e senza altri interventi, la probabilità di un’epidemia che superi i 20.000 casi entro 3 mesi è del 65%” precisano i CDC. “Se, tuttavia, un’alta percentuale di pazienti dovesse entrare in isolamento (70%), si prevede solo una probabilità su 20 che si verifichi un'epidemia con più di 10.000 casi entro 3 mesi”.
Il confronto con la più grave emergenza mai provocata dall’Ebola, l’epidemia che tra il 2014 e il 2016 colpì l’Africa occidentale, causando oltre 28.000 casi e più di 11.000 decessi tra Guinea, Liberia e Sierra Leone, evidenzia la grave traiettoria assunta dall’attuale emergenza e il suo potenziale di crescita, se non si interverrà con maggiore decisione per fermare la diffusione del virus.
Le simulazioni dei CDC mostrano quanto può crescere l’epidemia
Per valutare l’impatto dei diversi livelli di intervento, i CDC hanno elaborato simulazioni basate su tre diversi dati di decessi cumulativi (50, 100 e 200), tenendo così conto dell’incertezza sul reale numero di vittime causate dall’attuale epidemia. In tutti i casi, i risultati mostrano che la capacità di individuare rapidamente le persone infette e limitare la trasmissione del virus può influenzare significativamente le dimensioni dell'epidemia. Nello specifico:
- Lo scenario da 50 decessi colloca il probabile evento di spillover intorno al 19 febbraio 2026. Con un livello di isolamento del 20%, l’85% delle simulazioni prevede oltre 10.000 casi e il 69% oltre 4.000 decessi. Anche aumentando la quota di persone isolate al 50%, una parte significativa delle simulazioni continua a prevedere epidemie di grandi dimensioni, mentre con un livello di isolamento del 70% diventano molto più probabili scenari con meno di 10.000 casi e meno di 2.000 decessi.
- Assumendo invece 100 decessi cumulativi, la data mediana dello spillover verrebbe anticipata all’8 febbraio 2026. In questo scenario, oltre tre simulazioni su quattro prevedono più di 20.000 casi se solo il 20% delle persone infette viene isolato, mentre l’87% stima almeno 4.000 decessi.
- Considerando invece 200 decessi, il modello colloca l’origine della diffusione alla fine di gennaio 2026, suggerendo che il virus abbia avuto più tempo per circolare prima dell'avvio degli interventi. Anche con il 70% delle persone infette isolate, il 42% delle simulazioni prevede oltre 10.000 casi entro il 22 agosto 2026.
Conflitti e casi non rilevati complicano la risposta sanitaria
Lo scenario peggiore mostra un quadro drammatico, in una situazione sul campo molto difficile. Le aree interessate dall’attuale epidemia, con epicentro nella provincia dell’Ituri, in Repubblica Democratica del Congo, e casi e decessi confermati anche in Uganda, si sta verificando in un’area in cui sono presenti conflitti armati, difficoltà di accesso all’assistenza sanitaria e frequenti sfollamenti.
Nel frattempo, il Centro africano per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) ha aggiornato al 5 giugno il bilancio dell’epidemia, che attualmente conta circa 400 casi confermati, tra cui 63 decessi. Gli esperti ritengono però che il numero reale possa essere più elevato a causa di infezioni non diagnosticate o non segnalate.
Queste preoccupazioni emergono anche da una seconda analisi pubblicata dai CDC. Nel documento si legge che “la portata dell’epidemia è probabilmente maggiore di quanto indicato dai dati disponibili e potrebbe rivelarsi difficile da contenere e controllare”. I CDC sottolineano inoltre che l’evoluzione dell’emergenza potrebbe cambiare rapidamente qualora il virus dovesse raggiungere centri urbani più popolosi o rafforzare la propria diffusione attraverso i collegamenti internazionali.
Nelle conclusioni dell’analisi, i ricercatori sottolineano la necessità di “un intervento di sanità pubblica rapido e su larga scala” per contenere la diffusione del virus ed evitare che l’attuale emergenza “si trasformi in una delle più grandi epidemie di Ebola della storia”.