Ebola: 220 morti sospette in RDC, OMS: “L’epidemia supera la risposta sanitaria”

Almeno 220 morti sospette e oltre 900 casi segnalati: l’epidemia di Ebola si sta aggravando rapidamente tra Repubblica Democratica del Congo (RDC) e Uganda, mettendo sotto forte pressione la capacità di risposta sanitaria nella regione. “Stiamo intensificando urgentemente le operazioni, ma al momento l’epidemia ci sta superando” ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante una riunione online dell’Unione Africana dedicata all’emergenza.
Adhanom Ghebreyesus ha spiegato che il ritardo nell’identificazione dei contagi sta costringendo gli operatori sanitari a “recuperare il tempo perduto”, in un contesto già complicato dall’insicurezza nelle province congolesi di Ituri e Nord Kivu e dalla mancanza di vaccini approvati contro il virus Ebola Bundibugyo.
Attacchi agli ospedali e pazienti in fuga nell’epicentro dell’epidemia
Secondo il direttore generale dell’OMS, i Paesi confinanti sono “ad alto rischio” di diffusione del virus, mentre gli attacchi dei residenti contro le strutture sanitarie nella provincia di Ituri, epicentro dell'epidemia in Repubblica Democratica del Congo, stanno ostacolando le operazioni di risposta.
Sabato e domenica, gruppi di residenti hanno attaccato l’ospedale generale di Mongbwalu, una delle aree più colpite dell’Ituri. Il dottor Richard Lokodu, direttore medico della struttura, ha dichiarato a Reuters che 18 pazienti affetti da Ebola sono fuggiti sabato dopo che “individui non identificati” hanno incendiato le tende allestite da Medici Senza Frontiere, dove i malati erano stati isolati.
Domenica l’ospedale è stato poi colpito da quattro ondate di attacchi che, secondo Lokodu, sarebbero state portate avanti da giovani mobilitati dai parenti di un leader religioso cristiano morto di Ebola. Altri sette pazienti sono riusciti a fuggire, mentre polizia ed esercito congolese sono dovuti intervenire per ristabilire l’ordine. Un paziente in condizioni critiche, ricoverato per una grave emorragia, è morto durante uno degli attacchi mentre tentava di lasciare il proprio letto. Lokodu ha aggiunto che gli aggressori chiedevano la restituzione dei corpi delle vittime di Ebola per procedere con la sepoltura.
Un episodio simile si era verificato pochi giorni prima anche a Rwampara, vicino a Bunia, dove una folla aveva incendiato un centro di cura dopo il rifiuto delle autorità di consegnare il corpo di una vittima ai familiari.
Le sepolture tradizionali e i nuovi casi in Uganda aumentano il rischio di diffusione
Le autorità sanitarie gestiscono direttamente le sepolture delle vittime di Ebola, perché il contatto con i corpi può trasmettere il virus anche dopo la morte. In diverse comunità, le famiglie continuano però a preferire le sepolture tradizionali, che prevedono il lavaggio e il contatto diretto con il corpo, una pratica che in precedenti epidemie si è dimostrata un fattore chiave nella diffusione della malattia.
Il 16 maggio 2026, l’epidemia in corso è stata dichiarata “un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale” dall’OMS, dopo la segnalazione di centinaia di casi sospetti e 80 decessi in RDC e dei primi casi confermati, di cui un decesso, nella vicina Uganda. Lunedì, il ministero della Salute ugandese ha annunciato altri due casi confermati di Ebola, portando a sette il numero dei casi confermati nel Paese. I nuovi casi riguardano due operatori sanitari di una struttura privata nella capitale Kampala.
L’epidemia è causata dal virus Ebola Bundibugyo, che sfugge ai test standard e per il quale al momento non esistono vaccini e trattamenti appropriati. Le aree più colpite sono Mongbwalu, Bunia, Nyankude e Rwampara, nella provincia nord-orientale dell’Ituri, una regione centrale per i commerci e gli spostamenti migratori, già segnata da anni di conflitti armati tra milizie locali. Proprio a Nyankude è stato confermato anche il caso di un medico missionario americano, poi trasferito in un’unità di isolamento ad alto livello a Berlino, in Germania, per le cure.
Decine di casi sono stati segnalati anche a Butembo e a Goma, nella provincia del Nord Kivu, e nella città di Bukavu aree interessate da una forte instabilità e dal controllo di gruppi ribelli che stanno complicando ulteriormente le operazioni sanitarie.