Ebola, medico missionario contagiato mentre curava i pazienti in RDC: positivo al virus Bundibugyo

Il medico missionario americano Peter Stafford è risultato positivo alla variante Bundibugyo del virus Ebola dopo aver assistito i pazienti dell’ospedale di Nyankunde, nella provincia dell’Ituri, epicentro dell’epidemia che ha già fatto registrare più di 390 casi sospetti e 100 decessi in Repubblica Democratica del Congo. Lo ha reso noto l’organizzazione internazionale Serge, spiegando che il dottor Stafford aveva manifestato sintomi compatibili con l’Ebola nei giorni scorsi. “Ha chiesto di essere sottoposto al test sotto la guida dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) in collaborazione con l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)” si legge nella nota diffusa dal gruppo missionario. La diagnosi è arrivata all’indomani della dichiarazione di emergenza sanitaria globale da parte dell’OMS.
Secondo quanto riferito dall’organizzazione, il medico statunitense prestava servizio nell’ospedale di Nyankunde dal 2023 ed era uno dei tre missionari sanitari di Serge impegnati nell’assistenza ai pazienti nella regione quando è scoppiata l’epidemia. Gli altri due medici del gruppo, la moglie Rebekah Stafford e il dottor Patrick LaRochelle, non hanno manifestato sintomi e stanno seguendo i protocolli di quarantena previsti dopo la potenziale esposizione al virus.
Nelle stesse ore, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno confermato che Stafford è stato trasferito in Germania per ricevere cure mediche specialistiche. Le autorità sanitarie statunitensi stanno inoltre lavorando al trasferimento di almeno altri sei cittadini americani potenzialmente esposti al virus.
Ebola tra Congo e Uganda, timore per la variante Bundibugyo
Il caso del medico missionario Peter Stafford si inserisce nel contesto della nuova epidemia di Ebola causata dalla variante Bundibugyo, uno dei ceppi responsabili della febbre emorragica virale negli esseri umani. Il virus si trasmette attraverso il contatto diretto con fluidi corporei infetti o tramite lesioni cutanee e può provocare emorragie gravi e insufficienza multiorgano. I sintomi iniziali comprendono febbre, dolori muscolari, affaticamento, mal di testa e mal di gola, seguiti nei casi più gravi da vomito, diarrea, eruzioni cutanee e sanguinamenti. Secondo l’OMS, il tasso medio di mortalità dell’infezione si aggira intorno al 50%.
La variante Bundibugyo del virus Ebola è stata identificata per la prima volta nel 2007 nell’omonimo distretto dell’Uganda occidentale, al confine con la Repubblica Democratica del Congo, durante un’epidemia che provocò 131 casi e 42 decessi. Più rara rispetto al ceppo Zaire, responsabile delle epidemie più estese e letali registrate negli ultimi decenni in Africa, questa variante ha causato un solo altro focolaio noto nel 2012 nella Repubblica Democratica del Congo, con almeno 57 casi e 29 morti. Ad oggi non esistono vaccini o terapie autorizzate specifiche per questa variante di virus Ebola.
L’OMS ha dichiarato l’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC) dopo l’aumento dei casi registrati nella provincia congolese dell’Ituri e la comparsa di infezioni confermate anche oltre confine. In Uganda sono stati confermati due casi, incluso un decesso registrato a Kampala, in persone provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e apparentemente non collegate tra loro.
Secondo il direttore generale dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie, Jean Kaseya, i decessi legati all’epidemia hanno ormai superato il centinaio, con la maggior parte dei casi concentrata nella provincia dell’Ituri. “Abbiamo già perso più di 100 persone e non abbiamo un vaccino, non abbiamo farmaci disponibili per fornire supporto” ha dichiarato Kaseya, spiegando che le autorità sanitarie stanno collaborando con i governi di Repubblica Democratica del Congo e Uganda per cercare di contenere la diffusione dell’epidemia.