
La stessa specie di pinguino, due popolazioni che vivono a poche centinaia di chilometri di distanza e due destini completamente diversi. Su un arcipelago il numero di coppie riproduttive è rimasto sostanzialmente stabile per almeno 25 anni, mentre sull'altro è diminuito di oltre il 40% in appena tre decenni. È quanto hanno scoperto i ricercatori dell'Università di Otago, in Nuova Zelanda, studiando il pinguino crestato maggiore, una delle specie di pinguini meno conosciute e più minacciate al mondo.
Lo studio, pubblicato sulla rivista PLOS One, descrive una situazione apparentemente contraddittoria, tanto che gli stessi ricercatori lo hanno ribattezzato il pinguino di Schrödinger, richiamando il celebre esperimento mentale del gatto nella scatola che è allo stesso tempo vivo e morto. La specie sembra infatti trovarsi contemporaneamente in due condizioni opposte: stabile in una parte del suo areale e in forte declino nell'altra.
Due arcipelaghi, due destini completamente diversi per lo stesso pinguino

Il pinguino crestato maggiore (Eudyptes sclateri) è riconoscibile per le caratteristiche piume gialle che si sollevano sopra gli occhi, formando due vistosi ciuffi. Si riproduce quasi esclusivamente in due remoti arcipelaghi subantartici della Nuova Zelanda, le isole Bounty e le isole Antipodi, situati circa 800 chilometri a sud-est dell'Isola del Sud.
Tra il 2022 e il 2024, il gruppo coordinato da Thomas Mattern del Tawaki Project, ha utilizzato droni per fotografare e censire i nidi delle colonie riproduttive. I ricercatori hanno così stimato circa 27.800 coppie sulle isole Bounty e 29.800 sulle Antipodi. Numeri simili, nonostante le prime occupino appena 50 ettari, mentre le seconde siano distribuite su un'area circa 40 volte più estesa.

La differenza più importante è emersa però confrontando questi numeri con i censimenti storici. Alle Bounty, dove nel 1997 erano state stimate 27.956 coppie, la popolazione è rimasta sostanzialmente invariata. Alle Antipodi, invece, si è passati dalle circa 52.000 coppie stimate nel 1995 alle attuali 29.800, con una riduzione di circa il 43%.
Gli autori precisano che i censimenti del passato erano stati effettuati con metodi differenti, rendendo quindi difficile un confronto esatto, ma la tendenza negativa registrata alle Antipodi appare comunque molto evidente.
Perché i pinguini delle Antipodi stanno scomparendo?

Una delle possibili spiegazioni riguarda la predazione da parte degli stercorari antartici (Stercorarius antarcticus), grossi uccelli marini che si nutrono anche delle uova e dei pulcini di altre specie. Alle Antipodi questi predatori nidificano regolarmente, mentre alle Bounty non esistono colonie riproduttive stabili.
Inoltre, quando i pinguini formano colonie numerose e compatte, riescono a proteggere meglio uova e piccoli. Se però la popolazione diminuisce, le colonie si frammentano in gruppi più piccoli e isolati, rendendo più facile ai predatori attaccare.
Si crea così un circolo vizioso: meno pinguini significa una minore capacità di difesa collettiva, che può provocare ulteriori perdite. In ecologia questo fenomeno viene chiamato effetto Allee.

La situazione potrebbe essere peggiorata anche dopo il drastico declino dei pinguini saltarocce orientali (Eudyptes filholi), un tempo molto abbondanti alle Antipodi e oggi ridotti a meno di mille coppie. Con la scomparsa di queste prede, gli stercorari potrebbero aver aumentato la pressione sulle uova e sui pulcini dei pinguini crestati maggiori.
Un'altra possibile spiegazione riguarda le condizioni del mare. I pinguini delle Antipodi compiono lunghi spostamenti verso l'Oceano Australe e potrebbero essere maggiormente esposti alle variazioni nella disponibilità di cibo e agli effetti delle ondate di calore marine. I ricercatori sottolineano però che serviranno ulteriori monitoraggi per verificare questa ipotesi che comunque sta già colpendo molte altre specie di pinguini in tutto il mondo, compreso il pinguino imperatore.
Una specie può essere in salute e in pericolo contemporaneamente?

La scoperta pone però anche un problema per la conservazione. Il pinguino crestato maggiore è attualmente classificato come "In pericolo (EN)" nella Lista Rossa della IUCN. Tuttavia, questa valutazione si basa in parte su vecchie stime che, secondo il nuovo studio, avrebbero sovrastimato le dimensioni delle popolazioni del passato.
Utilizzando i dati più attendibili disponibili dagli anni 90, i ricercatori suggeriscono che la specie potrebbe essere riclassificata come "Vulnerable (VU)", ovvero una categoria di rischio leggermente inferiore.
Un miglioramento della classificazione globale rischierebbe però di nascondere il declino della popolazione delle Antipodi, che continua nel frattempo a perdere individui. Anche quella delle Bounty, pur essendo stabile, rimane comunque vulnerabile perché concentrata in un territorio estremamente piccolo e in una regione interessata dalla pesca commerciale.
Il caso del pinguino crestato maggiore dimostra quindi perché il numero complessivo di individui non basta sempre per valutare lo stato di conservazione di una specie. Due popolazioni anche vicine possono rispondere in maniera completamente diversa alle pressioni ambientali e una specie apparentemente stabile, osservata nel suo insieme, può nascondere anche popolazioni che stanno rapidamente scomparendo.
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