Vive con un rene di maiale per 9 mesi, poi il trapianto di un organo umano: è record per la procedura “ponte”
Per 9 mesi, un rene di maiale geneticamente modificato ha tenuto in vita Tim Andrews, 66 anni, facendo da “ponte” in attesa di un trapianto di rene umano. L’organo, impiantato il 25 gennaio 2025 presso il Massachusetts General Hospital di Boston, è stato rimosso dopo 271 giorni, durante i quali l’uomo non ha avuto bisogno di dialisi, segnando la più lunga sopravvivenza mai raggiunta dopo uno xenotrapianto di rene di maiale. Andrews è anche la prima persona a sottoporsi a un successivo trapianto di rene umano.
L’obiettivo della procedura è offrire una soluzione temporanea ai pazienti in attesa di trapianto e mantenere al contempo una funzione renale adeguata. “La nostra visione è che lo xenotrapianto possa contribuire a colmare la carenza di organi disponibili” spiega il dottor Leonardo Riella del Mass General Transplant Center e membro dell’equipe che ha eseguito l’intervento. “Stiamo affrontando una delle più grandi crisi nel campo dei trapianti”.
Nel caso di Andrews, il rene proveniva da un maiale nano dello Yucatan geneticamente modificato da eGenesis, azienda di Cambridge, in Massachusetts, con la tecnologia CRISPR-Cas9. Per rendere l’organo compatibile, il genoma dell’animale ha subito 69 modifiche genetiche per rimuovere i geni responsabili della produzione di molecole che possono scatenare il rigetto, oltre l’aggiunta di alcuni geni umani per favorire l’accettazione dell’organo e la disattivazione di retrovirus endogeni suini per prevenire il rischio di infezioni nell’uomo. eGenesis aveva già fornito il rene di maiale utilizzato nel primo xenotrapianto al mondo, eseguito nel 2024 sempre al Massachusetts General Hospital su un paziente di 62 anni, sopravvissuto per 52 giorni prima di morire per cause cardiache non correlate al trapianto.
L’esperienza di Andrews, documentata in uno studio appena pubblicato su The Lancet, mostra per la prima volta il successo della procedura “ponte” prima del trapianto di un organo umano.
Perché Tim Andrews aveva ricevuto un rene di maiale
Tim Andrews era in dialisi a causa di un’insufficienza renale terminale e, oltre alle difficoltà quotidiane legate al trattamento, aveva dovuto affrontare gravi complicazioni, tra cui un infarto nel 2023. Il suo percorso verso un trapianto di rene era rallentato dal suo gruppo sanguigno 0, che rendeva difficile trovare un donatore compatibile.
Di fronte a tempi di attesa che potevano protrarsi per anni, per Andrews si è aperta una possibilità diversa. Il 25 gennaio 2025 è stato sottoposto al trapianto di un rene di maiale geneticamente modificato nell’ambito di una richiesta di accesso allargato a un trattamento sperimentale (Expanded Access Investigational New Drug), presentata alla Food and Drug Administration (FDA). “Il rene ha funzionato immediatamente” hanno precisato i medici. Dopo un episodio iniziale di rigetto, risolto con una terapia farmacologica, l’organo ha consentito ad Andrews di trascorrere 271 mesi senza dialisi.
Il “ponte” verso il trapianto di un rene umano
Dopo lo xenotrapianto, la funzionalità del rene di maiale è rimasta stabile per circa 6 mesi, fino a quando Andrews ha contratto un’infezione batterica che ha richiesto la sospensione della terapia immunosoppressiva. L’interruzione del trattamento ha portato allo sviluppo a carico del rene di un danno dei piccoli vasi sanguigni associato a un’infiammazione, compromettendone progressivamente la funzionalità.
L’organo è stato quindi rimosso e, 82 giorni dopo l’espianto, Andrews è stato sottoposto a un trapianto di rene umano, dopo che quello suino ha svolto con successo il ruolo di “ponte” in attesa di un donatore compatibile.
Per l’uomo, lo xenotrapianto ha significato poter mantenere una funzione renale adeguata senza dialisi per mesi e, al tempo stesso, ha fornito nuove informazioni sulla possibilità di utilizzare un rene suino come supporto renale prolungato.
“I pazienti sono i veri pionieri in questo campo” ha aggiunto il dottor Riella. “Facendosi avanti e mostrandosi disposti a partecipare a questi studi preliminari, stanno facendo progredire la scienza. Senza la loro fiducia e il loro coraggio, non saremmo in grado di fare ciò che facciamo”.