video suggerito
video suggerito

Tumore al pancreas, pillola daraxonrasib raddoppia la sopravvivenza: “È una svolta, ho pianto quando ho visto i risultati”

Il farmaco daraxonrasib contro il cancro al pancreas ha dimostrato risultati rivoluzionari in un nuovo studio. La pillola, infatti, è stata in grado di raddoppiare la sopravvivenza dei pazienti. L’annuncio è stato accolto con entusiasmo e commozione dalla comunità scientifica, che parla di “svolta epocale” contro l’aggressivo tumore.
Immagine

Il farmaco orale daraxonrasib, una pillola da assumere ogni giorno, è in grado di raddoppiare la sopravvivenza nei pazienti con tumore al pancreas metastatico, un risultato straordinario che è stato accolto dalla comunità scientifica con genuino entusiasmo e persino commozione. La professoressa Rachna Shroff, primario presso la Divisione di Ematologia e Oncologia del Cancer Center dell'Università dell'Arizona intervenuta alla presentazione dei risultati, ha dichiarato di aver pianto dopo averli letti per la prima volta. “Avendo curato pazienti affetti da cancro al pancreas per 16 anni, mi sono commossa fino alle lacrime in ambulatorio”, ha affermato la scienziata. Il cancro al pancreas, del resto, è notoriamente la malattia oncologica più aggressiva e letale, tanto che, in base ai dati dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e dell'Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM), la sopravvivenza a un anno dalla diagnosi è di circa il 35 percento per uomini e donne. Oltre la metà dei pazienti muore entro 3 mesi dalla scoperta della malattia.

Non c'è dunque da stupirsi che alla presentazione dei nuovi risultati sulla pillola, avvenuta durante il congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO 2026) attualmente in corso a Chicago, negli Stati Uniti, la platea di specialisti si è alzata in piedi omaggiando i colleghi autori dello studio con una vera e propria standing ovation. La potete vedere poco più in basso nel post pubblicato su Facebook dal professor Roberto Burioni, anch'egli entusiasta per questi risultati straordinari. “Uscito poche ore fa un lavoro con risultati eccezionali mai visti prima. Finalmente un'edizione straordinaria per una buona notizia e non per un nuovo pericolo”, aveva scritto il medico in un post precedente. Burioni ha aggiunto che, grazie alla rapida approvazione della Food and Drug Administration (FDA), i pazienti americani avranno a disposizione il farmaco “già dalla prossima settimana”. Poiché siamo innanzi a un cosiddetto gamechanger, è verosimile immaginare che il daraxonrasib arriverà presto anche da noi dopo l'approvazione dell'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Ma torniamo ai risultati.

Lo studio clinico di Fase 3 RASolute 302, guidato da scienziati del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, ha coinvolto circa 500 pazienti provenienti da Nord America, Europa e Asia; avevano un'età media di 66 anni (50 percento uomini e 50 percento donne) e la capacità di svolgere la maggior parte delle attività quotidiane. Erano tutti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico (mPDAC), ovvero la forma di cancro al pancreas più comunemente diagnosticata, con oltre il 90 percento dei casi coinvolti. Tutti i partecipanti erano stati sottoposti a una precedente terapia, pertanto la pillola di daraxonrasib è considerata un trattamento di seconda linea. Dei pazienti, in 248 sono stati trattati con daraxonrasib da assumere quotidianamente, mentre gli altri 252 sono stati sottoposti a chemioterapia. Il follow-up mediano è stato di 8,5 mesi.

I ricercatori hanno valutato vari parametri, come sopravvivenza globale, sopravvivenza libera da progressione della malattia, tasso di risposta e qualità della vita. Ebbene, quelli trattati con daraxonrasib hanno avuto risultati sensibilmente migliori sotto tutti i punti di vista. Per quanto concerne la sopravvivenza globale mediana, la pillola ha praticamente raddoppiato quelli della chemioterapia standard, ovvero 13,2 mesi contro 6,7 mesi. Il daraxonrasib ha anche provocato meno effetti collaterali gravi rispetto alla chemioterapia, tenendo presente che le reazioni avverse di grado 3 o superiore si sono verificate nel 43,6 percento dei pazienti, contro il 57,5 percento dei partecipanti sottoposti a trattamento standard. Anche il tasso di abbandono è stato nettamente inferiore.

Ma perché daraxonrasib è così efficace? In parole semplici, si tratta di un inibitore multiselettivo di un gene chiamato RAS(ON) ed è in grado di inattivare il gene KRAS mutato, che è presente in oltre il 90 percento dei pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico. La proteina legata al gene mutato catalizza la crescita e la diffusione delle cellule tumorali, per questo è sempre stata considerata un bersaglio importante da colpire. Ora, grazie al nuovo farmaco orale, i ricercatori hanno dimostrato che è possibile e si possono ottenere risultati importantissimi contro la malattia.

Questo studio è una prova di principio che dimostra come il targeting della via di segnalazione RAS sia fondamentale nel trattamento del carcinoma pancreatico. Soddisfa letteralmente tutti i criteri quando pensiamo a risultati clinici rilevanti, importanti e significativi. Onestamente non abbiamo mai visto risultati come questi nel carcinoma pancreatico già trattato, con una riduzione del rischio di morte del 60% nei pazienti che erano già progrediti dopo la chemioterapia”, ha affermato la professoressa Shroff. “Daraxonrasib ha raggiunto tutti gli endpoint primari e secondari chiave, con miglioramenti statisticamente significativi e clinicamente rilevanti in OS, PFS, ORR e QOL nei pazienti con carcinoma pancreatico metastatico già trattati. Questi risultati supportano daraxonrasib come nuovo standard di cura in questo contesto”, le ha fatto eco il professor Brian M. Wolpin, autore principale dello studio in forze all'Hale Family Center for Pancreatic Cancer Research e al Gastrointestinal Cancer Center del Dana-Farber Cancer Institute.

Va sottolineato che non siamo innanzi a una cura, come specificato anche dal coautore dello studio Zev Wainberg dell'Università della California, ciò nonostante è “un enorme passo avanti”. "Trascorrere più tempo con le persone che amiamo di più non ha prezzo", ha affermato alla BBC la dottoressa Anna Jewell, direttrice dei servizi, della ricerca e dell'innovazione presso Pancreatic Cancer UK. Anche altri colleghi hanno sottolineato che siamo innanzi a una “svolta epocale” e a un cambio di paradigma nel trattamento di questa aggressiva malattia. La speranza, naturalmente, è che si possa arrivare a sconfiggerla. I ricercatori sottolineano che poiché il gene RAS è coinvolto anche in altri tumori, pillole simili al daraxonrasib potrebbero dare risultati simili contro altre patologie oncologiche; non a caso gli esperti dell'ASCO hanno dichiarato al Guardian che sono in sperimentazione formulazioni contro il cancro al colon-retto e ai polmoni. Recentemente è stato dimostrato che il vaccino a mRNA sperimentale cevumeran – sviluppato da BioNTech e Genentech – è in grado di proteggere efficacemente i pazienti, col 90 percento ancora in vita a 6 anni dalla somministrazione.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views