Tricotillomania, studio svela cosa spinge a strapparsi i capelli: “Noia più rilevante delle emozioni negative”
Come spiegato dalla Mayo Clinic, una delle principali associazioni sanitarie degli Stati Uniti, la tricotillomania – o disturbo da strappamento dei capelli – è una condizione di salute mentale facente parte dei comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo (BFRB). In parole semplici, chi ne è affetto presenta un desiderio irrefrenabile di strapparsi capelli, ciglia, sopracciglia e peli da altre parti del corpo, un comportamento che può sfociare in un disagio psicologico significativo, soprattutto quando gli effetti diventano evidenti (come la comparsa di zone calve sulla testa). Nell'autorevole Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), la tricotillomania – che unisce i termini greci thrix (capello), tillo (strappare) e mania – è inclusa nei “Disturbi ossessivo-compulsivi e correlati” ma non è una tipica forma di disturbo ossessivo-compulsivo ne è considerata un vero e proprio atto di autolesionismo. Ha diversi punti di contatto con lo stimolo a mangiarsi le unghie.
La tricotillomania colpisce prevalentemente donne giovani (80 – 90 percento dei pazienti) e le cause scatenanti non sono pienamente note. Si pensa che siano coinvolti fattori genetici e ambientali – un recente studio statunitense, ad esempio, ha rilevato una possibile correlazione con mutazioni nel gene SLITKR1 – e possono giocare un ruolo età, stress e altre condizioni di salute. La Mayo Clinic spiega che l'umore può condizionare il desiderio di strapparsi i capelli, che può essere sia involontario – eseguito automaticamente – che intenzionale. Emozioni negative come stress, ansia, solitudine, stanchezza, noia e frustrazione possono catalizzare l'atto della tricotillomania, che una volta eseguito può portare soddisfazione e sollievo nei pazienti (quindi ripetere il comportamento si traduce nel perseguimento di queste sensazioni positive).
Molteplici studi hanno provato a determinare quale fosse il volano della tricotillomania, cioè la causa scatenante in grado di accendere il desiderio di strapparsi i capelli, tuttavia le emozioni negative spesso nel mirino hanno offerto risultati contrastanti. Un nuovo studio pubblicato su Comprehensive Psychiatry ha fatto emergere che la noia può essere un fattore predittivo ben più significativo di ansia, tristezza, rabbia, nervosismo e altre emozioni normalmente associate alla condizione mentale. Anche la stanchezza sembra giocare un ruolo rilevante, suggerendo che nella tricotillomania la mancanza di stimoli possa essere un input più forte della disregolazione emotiva.
A determinare che noia e stanchezza possono aumentare il desiderio di strapparsi i capelli è stato un team di ricerca tedesco guidato da scienziati dell'Istituto per la prevenzione psicosociale e la psicoterapia – Centro di ricerca sulla psicoterapia presso l'Ospedale universitario di Heidelberg, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Centro tedesco per la salute mentale (DZPG) e dell'Università di Heidelberg. I ricercatori, coordinati dalle professoresse Christina Gallinat e Stephanie Bauer, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato il comportamento di una sessantina di pazienti con tricotillomania diagnosticata.
In sostanza, gli autori dello studio hanno applicato una procedura chiamata Ecological Momentary Assessment (EMA) per valutare stati emotivi, intensità dell'impulso di strapparsi i capelli (urge) ed episodi di tricotillomania nell'arco di dieci giorni. I partecipanti dovevano riportare in un apposito questionario (sette volte al giorno) come si sentivano, quanto fosse forte il desiderio di strapparsi i capelli e quante volte se li strappavano effettivamente. Nel corso dello studio i ricercatori hanno raccolto oltre 2.500 punti dati per un totale di 702 episodi di tricotillomania. Incrociando tutte le informazioni è emersa una correlazione evidente con la noia e la stanchezza.
La professoressa Gallinat e colleghi hanno osservato che la noia era in grado di predire gli episodi di tricotillomania, mentre la stanchezza prediceva l'intensità del desiderio di strapparsi i capelli (ma non l'atto in sé). I ricercatori distinguono il cosiddetto urge da un episodio vero e proprio di tricotillomania, cioè lo stimolo fisico – che può essere prurito, fastidio cutaneo – o mentale che precede o accompagna l'atto di strapparsi i capelli. L'intensità di questo impulso era un forte predittore degli eventi di tricotillomania, ed episodi precedenti predicevano i successivi “indicando una certa stabilità temporale nel corso della giornata”, spiegano gli autori dello studio. Le emozioni negative e la ruminazione (l'atto di rimuginare su determinati pensieri) erano associati a impulsi più forti, ma non predicevano gli episodi futuri di tricotillomania, cosa che invece faceva la noia. Gli stati emotivi, nel complesso, risultavano meno predittivi dell'assenza di stimoli e scarsa eccitazione (bassa energia). Mettendo insieme tutti i tasselli, l’urge risulta essere il predittore più forte dell'atto, la stanchezza aumenta l'urge ma non gli episodi di tricotillomania, mentre la noia predice gli episodi successivi, a differenza delle emozioni negative. Ciò contrasta con i modelli classici basati sulla regolazione emotiva.
“I risultati mettono in discussione i modelli che si concentrano principalmente sulla disregolazione emotiva e richiedono una prospettiva più differenziata sull'impulso e sul comportamento”, spiegano gli scienziati tedeschi, aggiungendo che “i futuri modelli eziologici dovrebbero includere fattori contestuali, cognitivi e sensoriali più ampi per cogliere meglio i meccanismi alla base della tricotillomania”. Lo studio presenta alcuni limiti, come il basso numero di partecipanti e il metodo di raccolta dati, per questo i risultati dovranno essere confermati da indagini più approfondite. Recentemente la cantante Arisa ha confermato di soffrire da anni di tricotillomania. I dettagli della ricerca “Trichotillomania: The interplay between emotional states, urges and hair pulling episodes” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Comprehensive Psychiatry.