22 Aprile 2022
15:41

Ti tiri e strappi i capelli? Potresti avere la tricotillomania

Cos’è, chi colpisce e come si cura la tricotillomania, il disturbo psichiatrico che spinge a strapparsi peli e capelli dal corpo in modo compulsivo.
A cura di Andrea Centini

Tra le condizioni psichiatriche elencate nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) figura la tricotillomania, il comportamento compulsivo di strapparsi peli e capelli dal corpo. Il nome del disturbo, coniato alla fine del XIX secolo dal medico francese François Henri Hallopeau per descrivere il comportamento di un suo paziente, deriva dall'unione di tre termini greci, ovvero thrix (capello), tillo (strappare) e mania (mania). Come specificato dagli autorevoli Manuali MSD per operatori sanitari, i pazienti con tricotillomania tirano più comunemente “i capelli dal cuoio capelluto, le sopracciglia, e/o le palpebre”, ma possono agire su tutti i peli del corpo, inoltre le aree in cui vengono strappati possono cambiare nel corso del tempo. Ecco cosa sappiamo su questo disturbo.

Cos'è la tricotillomania

La tricotillomania fa parte dei disturbi comportamentali ripetitivi focalizzati sul corpo (BFRB) e nel manuale DMS-5 è inserita nel capitolo dedicato ai “Disturbi ossessivo-compulsivi e correlati”, pur non essendo considerata dagli esperti una vera e propria forma di disturbo ossessivo-compulsivo, tanto meno una forma di autolesionismo. È una condizione per certi versi paragonabile al mangiarsi le unghie, ma della quale c'è ancora molto da comprendere. Come specificato, il disturbo si caratterizza dallo strappo sistematico e cronico di peli e capelli dal corpo, un comportamento che può essere in parte automatico (senza la piena consapevolezza, specificano i manuali MSD) o pienamente consapevole. Lo strappo dei capelli può essere accompagnato da rituali e tecniche per favorire l'azione, che dona piacere e gratificazione al paziente che la esegue.

Chi colpisce la tricotillomania

Il disturbo può interessare tutte le fasce di età – dai bambini agli adulti – ma in genere esordisce “appena prima o dopo la pubertà”, spiegano gli esperti. Quando riguarda gli adulti, nell'80 – 90 percento dei casi si tratta di donne.

Le cause della tricotillomania

Ad oggi non è nota la causa scatenante della tricotillomania, ma gli esperti ritengono che possa essere coinvolta una combinazione di fattori genetici e ambientali. Lo studio “SLITRK1 mutations in Trichotillomani” pubblicato su Nature da scienziati della Duke University ha rilevato che una piccola percentuale di pazienti ha mutazioni nel gene SLITKR1, legato alle connessioni tra neuroni.

Le conseguenze della tricotillomania

Alcuni pazienti possono ingoiare i capelli strappati rischiando la formazione di tricobezoari, ovvero ammassi di peli/capelli nell'apparato digerente. Raramente tali formazioni possono avere gravi conseguenze e richiedere l'intervento chirurgico per la rimozione. L'impatto maggiore è a livello psicologico. Se da un lato i pazienti provano appagamento e alleviamento dello stress durante l'operazione – spesso lo strappo dei capelli è preceduto da ansia e tensione -, dall'altro sperimentano imbarazzo, sia per il gesto in sé (che non riescono a controllare) che per le sue conseguenze. La tricotillomania può infatti portare a una estesa perdita di capelli e peli che altera l'aspetto. Lo strappo dei capelli può provocare calvizie diffusa che genera ansia, vergogna e sintomi depressivi.

Paziente con tricotillomania. Credit: wikipedia
Paziente con tricotillomania. Credit: wikipedia

Come si cura la tricotillomania

I manuali MSD segnalano che tra i farmaci potenzialmente efficaci contro il disturbo vi sono gli Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina o clomipramina, l'N-Acetilcisteina e l'Olanzapina. Alcuni risultano più indicati quando il paziente soffre di ansia / disturbi depressivi. La terapia cognitivo-comportamentale è invece la psicoterapia d'elezione, con un approccio definito “allenamento per l'inversione delle abitudini”. In parole semplici, i pazienti vengono educati a monitorare il proprio comportamento compulsivo e a controllarlo, anche con gesti manuali di sostituzione.

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